Gli edifici religiosi fuori le mura – Le chiese di Taormina costruite fuori dal centro cittadino e fuori da quello che è il borgo sono diverse. Tra di loro le più antiche sono la chiesa di S. Pietro, l’ex chiesa di S. Francesco di Paola, l’ex chiesa di S. Antonio Abate, quella di S. Michele Arcangelo e l’ex chiesa di S. Sebastiano detta di S. Agostino. Questi edifici pur avendo avuto nel corso dei secoli varie ristrutturazioni e ammodernamenti, possono essere ricondotte a periodi di edificazione antecedenti a ciò che appare dalle loro attuali strutture architettoniche. La città, a partire dai secoli V e VI d. C., è interessata dal radicamento degli usi legati al cristianesimo e nonostante la dominazione araba nel X secolo, sotto i normanni, ritorna a essere cristiana. Le chiese extra moenia sorgono non sempre come luoghi di culto aperti a tutti i fedeli, ma come cappelle private di singole famiglie che le usano anche come luoghi di sepoltura.

La chiesa di S. Michele Arcangelo – L’edificio ha patito la medesima sorte di molti di quelli presenti nella zona dell’attuale porta Catania e oltre, poiché durante i bombardamenti del 9 luglio 1943 ad opera delle forze anglo-americane, la città ha subito gravi perdite umane e ingenti danni al patrimonio storico-architettonico. La chiesa di S. Michele Arcangelo è stata colpita pesantemente dai bombardamenti e l’opera di riedificazione è avvenuta a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta del Novecento. L’aspetto attuale, che la vede come edificio dai caratteri barocchi e dunque del XVII secolo, non corrisponde in toto a quello che doveva essere in origine e si nota a prima vista che il tempo e l’opera degli uomini ne hanno in parte modificato la struttura.

La posizione della chiesa rispetto a palazzo Duchi di S. Stefano – L’edificio è stato costruito a ridosso della prima cinta muraria meridionale interna, nei pressi di palazzo Duchi di S. Stefano, a poca distanza dall’ex convento di S. Domenico e fuori dall’abitato urbano di origine medievale. L’ubicazione è indicativa, perché la chiesa si trova nella zona territoriale del palazzo, quasi come se un tempo fosse compresa entro i confini dove è il palazzo. Anzi è probabile che facesse parte dei terreni limitrofi che dovevano essere proprietà di un unico signore, dato che l’attuale via Pietro Rizzo che la costeggia è stata costruita in seguito. La zona, in origine, in quanto extraurbana, era circondata da campi e zone atte al lavoro agricolo. Non esisteva la via Roma e l’ex convento di S. Domenico sorgeva nei pressi di quello che viene detto burrone di S. Domenico.

L’origine normanna si evince dal nome – La chiesa titolata a S. Michele Arcangelo tradisce nel nome la sua origine attribuibile al periodo normanno per la struttura dell’edificio e per la funzione che doveva avere. Quando nell’XI secolo i normanni giungono in Sicilia, loro premura è quella di riportare la Sicilia al cristianesimo. Il culto di S. Michele Arcangelo è molto sentito tra i re e i condottieri, che si pongono sotto la protezione del santo prima di intraprendere lunghi viaggi di conquista in previsione di dure e sanguinose battaglie. S. Michele Arcangelo, nell’iconografia orientale, è l’angelo guerriero che tiene in mano la spada e la lancia, mentre i suoi piedi calpestano il drago ucciso che rappresenta Satana, il male. Le spedizioni normanne si svolgono in molti territori d’Europa e il culto viene importato in Sicilia. Si pensi al monastero di Monte S. Michele, in Normandia, datato all’VIII secolo con a fianco il monastero dei Benedettini, che il re Luigi XI visita nel 1469 e dove decide di istituire l’Ordine cavalleresco di S. Michele.

La funzione della chiesa di S. Michele e gli interni – La posizione della chiesa nei pressi di un palazzo signorile e fuori le mura cittadine, indicano che doveva trattarsi di una cappella privata e riservata alle funzioni religiose e funebri dei proprietari di palazzo Duchi di S. Stefano. L’interno dell’edificio appare semplice con un’unica navata con dimensioni uguali a quelle della poco distante chiesa di S. Antonio Abate. Il soffitto a travi di legno a capriate è stato mantenuto come doveva essere in origine. La chiesa aveva due ingressi: quello principale, a cui si accede tramite una breve scalinata e un altro laterale, che oggi appare murato e si trova sulla parte esterna che dà sulla via Pietro Rizzo. Interessante è il fatto che la chiesa appaia in posizione ribassata rispetto al manto stradale, segno evidente delle successive modificazioni urbane. Infatti anche l’apertura laterale murata, più evidente all’esterno perché tagliata quasi a metà dalla linea stradale, mette in risalto la struttura antica. Adiacente alla chiesa è la sagrestia, a cui s’accede sia da un ingresso esterno, sia da uno interno in fondo alla navata nei pressi dell’altare. Che l’edificio aveva uso privato è confermato dalla presenza di una cripta, il cui accesso è chiuso da una grata sul pavimento e che fa vedere anche una scala in materiale grezzo che conduce al piano interrato. Inoltre la presenza sul pavimento di varie pietre lapidarie raffiguranti scheletri, inducono a corroborare l’ipotesi della chiesa come luogo di sepoltura. In fondo alla navata, la statua di S. Michele Arcangelo ricorda il culto normanno.

L’esterno dal gusto barocco – L’idea che la chiesa di S. Michele sia costruzione del XVII secolo, dunque espressione del Barocco siciliano, si è affermata per via dell’esterno dell’edificio, in particolare del portale principale che è stato anch’esso ricostruito dopo il 1943. I materiali sono in prevalenza il marmo rosa di Taormina, usato per gli stipiti e l’architrave, che vanno a formare il disegno di un frontone d’ispirazione classicheggiante greco-romana, molto utilizzato durante il 1600. Il campanile, di forma più austera, è posizionato sulla sommità del lato esterno sinistro e vi sono allocate due campane di piccole dimensioni. Anche lo spazio antistante, chiuso da un recinto di pietra con sedili in pietra di Taormina, fa pensare a un ambiente predisposto a uso familiare. Il retro dell’edifico vede invece un altro piccolo spiazzo pavimentato in cotto grezzo ed è possibile che in origine vi fosse un giardino. La chiesa di S. Michele dopo i restauri alla fine della Seconda guerra mondiale è sempre rimasta chiusa al culto fino al 2011, quando è stato deciso di riaprirla ai fedeli e ai tanti turisti che visitano la città.

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[Chiesa di S. Michele, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014]

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