I costi del personale – Il fattore Hr (Human resources) è usato nell’economia aziendale per designare il personale che lavora in un’azienda. Con questa espressione si evidenzia l’aspetto di valore insito nel personale, nella sua professionalità e nelle sue capacità e competenze e, quindi, il fatto che le spese per lo sviluppo di tali risorse devono essere considerate investimenti. L’uso dell’espressione è inteso a sottolineare l’importanza delle risorse umane nell’ambito dell’azienda, il loro essere una fonte di vantaggio competitivo per l’azienda e l’intero sistema economico. Di fatto, spesso, è svalutata la dimensione umana del lavoratore per assimilarlo alle altre risorse aziendali. In periodi poi di crisi economica e politica spesso il lavoratore diventa un “problema”. Vale a dire che l’unico tema titolato a essere discusso sul tavolo nazionale tra le parti, sindacati da un lato imprenditori e ahimè politici dall’altro, è quello esclusivo dei costi del personale. E’ evidente che l’incidenza dei costi si annida nella mancata programmazione industriale, negli alti costi della politica, negli investimenti sbagliati o inesistenti, nella non valorizzazione partecipativa del fattore lavoro.

Riuscire a creare lavoro in tempi di recessione è possibile, lo dimostrano le duecento aziende che in questi ultimi terribili anni di crisi economica si sono distinte in Europa per dinamismo e capacità di promuovere nuove occupazioni. Aziende che hanno sviluppato tecniche di ristrutturazione dei processi aziendali che attuano una maggiore responsabilizzazione e coinvolgimento del personale. Tra queste le più adottate sono: l’empowerment e il business process re-engineering. L’empowerment è un processo di riorganizzazione aziendale che agevola la responsabilizzazione del personale e crea un meccanismo in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di cambiamento imposte dal mercato: tramite esso tutti i dipendenti a tutti i livelli dell’organizzazione sono responsabili delle proprie azioni ed hanno l’autorità di prendere le decisioni riguardanti i propri compiti. Il fattore fondamentale dell’empowerment è l’aspetto culturale, in quanto esso detta il comportamento delle risorse umane, e per il suo sviluppo c’è bisogno di tempo e dell’attitudine di tutti i partecipanti. Con il business process re-engineering (BPR) si attua la reingenerizzazione dei processi aziendali, richiedendo il coinvolgimento e la responsabilizzazione di tutto il personale di fronte ai cambiamenti previsti. Purtroppo secondo gli studi più recenti le aziende italiane sono meno del 20 per cento della potenzialità dei dipendenti. E questo è un punto dolente nell’efficienza e competitività aziendale. Non è più sostenibile che in una fase di straordinaria complessità come quella che stiamo vivendo non ci sia un’assunzione di responsabilità condivisa da parte di ogni gruppo dirigente. Responsabilità che prima ancora di un dovere morale è una necessità costitutiva che si basa sul diritto al lavoro (art.1 e art.35) e sull’equità sociale (art.53). A fronte di un’Italia dignitosa che si riconosce nella Costituzione e combatte quotidianamente, composta di apprendisti, esodati, disoccupati, cassa integrati, poveri pensionati, lavoratori in nero, mal pagati o non pagati, c’è un’Italia senza vergogna di pensioni d’oro, di doppi e tripli stipendi, di poteri forti, di lobby economica.

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