In attesa di Baccei, ecco le idee di Crocetta – O si taglia o si muore, è questo l’imperativo categorico della nuova giunta regionale guidata da Rosario Crocetta. L’ordine arriva da Roma e l’esecutore, colui che in questi giorni si è messo al lavoro per stringere i tempi in vista delle riforme da presentare e approvare, è l’assessore all’Economia Alessandro Baccei. L’uomo di fiducia del governo di larghe intese, nell’ultimo periodo, renderà noti i documenti dell’operazione trasparenza sui conti. Nell’attesa, ha tenuto a sottolineare il governatore siciliano, c’è già un pacchetto di norme da inserire nella legge di stabilità: «Si tratta di riforme che hanno a che fare con risparmi nella spesa e quindi possono, anzi devono, stare nella Finanziaria che tra qualche giorno presenteremo in aula». L’ex sindaco di Gela ha in mente un piano articolato, in cui dovrebbero esserci dei prepensionamenti con regole antecedenti alla legge Fornero, la riduzione degli assegni di quiescenza dei regionali assunti prima del 1986, l’eliminazione di 700 poltrone da dirigente e il taglio per 850 dipendenti del Corpo forestale dell’indennità di polizia giudiziaria.

Crocetta ha fretta di “potare” – L’obiettivo è inserire queste norme nella prossima legge di Stabilità. Crocetta dice di essere determinato a “potare” l’albero siciliano, che a causa del suo fitto fogliame, ormai da diversi anni, non fa penetrare più il sole tra i propri rami: «Questa volta andiamo fino in fondo. Non accetterò il solito giochino di alcuni deputati che ogni volta fanno stralciare queste norme perché andrebbero approvate in un ddl a parte. Non c’è più tempo da perdere e visto che l’Ars fa solo mozioni e Finanziarie, nella prossima manovra di stabilità inserirò queste norme». Crocetta ha fretta, sa bene che deve recuperare il tempo perduto. Si sa, la natura non aspetta. Un albero come quello siciliano non può rimanere per troppo tempo senza cure. Il fogliame cresce. Anche se siamo in inverno e molti alberi si spogliano, questo rito non coinvolge il tronco della Sicilia. Anzi, più passa il tempo e maggiore è il peso delle foglie. Un qualcosa di insopportabile, che rischia di far collassare il tronco.

Un giardiniere per ogni ramo – Sarebbe un’eccezionalità in natura. Un evento particolare che attirerebbe l’attenzione del “National Geographic” o di “Superquark”, per non parlare di “Passaggio a Nord Ovest”. Tutti a fotografare l’antico albero della Trinacria che non riesce a trovare sollievo nella poca acqua che ogni tanto i suoi “curatori” istituzionali gli consegnano. A cosa serve? A niente, soprattutto se quei rami sono pieni zeppi di foglie appartenenti a varie specie. Foglie del clientelismo, della formazione, delle guardie forestali, dei portaborse, dei collaboratori esterni, dei politici con stipendi esosi. L’albero siciliano è soffocato da tutto ciò. Rischia di fare la fine delle palme che popolano, ormai, buona parte del nostro territorio mediterraneo. Mentre quelle piante, però, muoiono a causa del cosiddetto punteruolo rosso, il vecchio e imponente albero siciliano potrebbe concludere la propria vita a causa di un virus che non viene da lontano, ma è nato qui. Non servirà il Wwf, la Legambiente o altre associazioni per sensibilizzare la cittadinanza. Ciò che serve è una potatura profonda. In questo caso, volendo citare Cetto La Qualunque, servirebbe un giardiniere per ogni ramo.

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