L’Italia e la piaga del femminicidio – L’Eures nel secondo rapporto sul femminicidio in Italia, ha mostrato dei dati allarmanti, inquietanti. Nel 2013 ci sono state 179 donne uccise, in sostanza una ogni due giorni. Aumentano gli assassini in ambito familiare. Si tratta, senza ombra di dubbio, di numeri preoccupanti. Se per 10 anni questo triste primato l’ha conservato il nord, nelle ultime statistiche il sud Italia ha conquistato il primo posto diventando l’area a più alto rischio con 75 vittime e una crescita del 27,1 per cento rispetto all’anno precedente. Il più alto numero di femminicidi a livello regionale lo si riscontra in Lazio e Campania, con ben 20 donne uccise. A seguire la Lombardia, con 19 vittime, e la Puglia con 15. Per quanto concerne i dati relativi alle singole città, invece, il podio è formato da Roma, con 11 femminicidi nel 2013, Torino con 9 vittime e Bari con 8. E’ in un contesto del genere così cupo che si avvicina la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Assessore Caruso: “E’ un evento che ho voluto a tutti i costi” – Una ricorrenza che risale al 1999, quando con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva designato il 25 novembre come data internazionale per celebrare l’impegno nel contrastare le violenze sulle donne. Anche nel comune di Taormina, a tal proposito, l’attuale amministrazione ha deciso di sensibilizzare la cittadinanza con la prima edizione “Basta violenza”, in programma il 22 e 23 novembre. Cadrà nell’imminente fine settimana e non martedì 25, perché si proverà a coinvolgere un pubblico più ampio possibile. Sull’iniziativa, come detto dall’assessore alla Cultura, con delega anche alle Pari opportunità, Alessandra Caruso, la giunta di Taormina si è voluta spendere in prima persona: «E’ un evento che ho voluto a tutti i costi e a cui tengo molto, perché c’è una preoccupante degenerazione sulla questione che ha assunto dei veri e propri contorni allarmanti. Per un simile motivo la politica deve prendersi le proprie responsabilità e deve attivarsi per contrastare e prevenire questo triste fenomeno. Sarà un’occasione importante e in seguito – ha sottolineato l’assessore Caruso – ci saranno altre iniziative sul tema che vedranno coinvolte in primis le scuole».

Rompere quel muro di silenzio dei sistemi sociali tradizionali – L’evento di sabato sarà presentato dall’associazione Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni e affari), composta in Italia  da 11.500 socie. La presidente locale, Hanne Simonsen Salsa, ha ricordato che alle ore 16.30, presso il cinema San Giorgio dei Salesiani, «andrà in scena uno spettacolo teatrale, con la regia di Vincenzo Tripodo, “Nessun’altra mai”, tratto dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini. Durerà circa un’ora. Più che altro si tratterà di un monologo. Sarà l’occasione – ha aggiunto Hanne Simonsen Salsa – per riflettere su un tema molto delicato e denunciare una pratica troppo diffusa nella nostra società». Nella giornata di domenica, invece, presso il Palazzo Duchi di Santo Stefano, l’associazione “L’altra metà” ha organizzato un convegno, che inizierà alle ore 10, “L’amore è un’altra cosa”. Il filo conduttore della due giorni sarà mettere in evidenza una pratica diffusa e spesso nascosta. Proprio come sottolinea Carmen Consoli in una delle sue canzoni. Si tratta del brano “Mio zio”, estrapolato dall’album Elettra. Quelle della cantautrice catanese sono parole molto sentite. Si parla del funerale dello zio della protagonista, che nella tomba ha portato con se un terribile segreto: lo stupro della nipote bambina. Gli anni sono trascorsi, ma quella bambina, ormai diventata adulta, si guarda intorno e al funerale vede i volti di quei parenti e conoscenti che sapevano delle violenze e si erano sempre girati dall’altro lato. Un «aguzzino», così lo definisce Carmen Consoli e in questo modo dovrebbero essere etichettati tutti coloro che approfittano in diversi modi di una donna. Vanno denunciati, è necessario rompere quel muro di silenzio dei sistemi sociali tradizionali, che in nome dell’onore e dell’orgoglio della famiglia sacrificano la vita degli altri.

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