Da una leggenda su una grotta, in cui un pastorello è il protagonista del ritrovamento di un’immagine sacra, nasce uno dei luoghi magici e ricchi di spiritualità della perla dello Ionio, il santuario della Madonna della Rocca. Sul monte che dall’alto domina la città di Taormina, è incastonato un vecchio monastero eretto nella prima metà del Seicento per opera di monaci basiliani. La Sicilia fu uno dei primi posti in assoluto, dove i monaci di rito greco e latino di origine bizantina, che s’ispiravano alla regola dettata da San Basilio Magno, cominciarono a insediarsi e il monte che sovrasta Taormina corrispondeva proprio alle caratteristiche che essi ricercavano in un luogo per edificare posti di grande tensione spirituale. Visitare quel santuario trasporta in una dimensione altra che racconta, al di là del panorama straordinario che si può ammirare su Taormina, Giardini Naxos e l’immancabile Etna, di una serenità che invade chiunque vi metta piede e di una consapevolezza di essere alla presenza del cosiddetto “Genius loci”, inteso chiaramente dal punto di vista architettonico moderno.

Parliamo, infatti, di un’espressione usata in architettura per definire le dinamiche fenomenologiche relative allo studio dell’ambiente. Ciò che si muove tra le relazioni dell’identità di un luogo e l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, linguistiche. Il modo di essere, che riassume le ricerche architettoniche nel vasto panorama dei costumi umani. Il carattere profondo di un luogo. E l’anima del carattere di questo luogo, non a caso, è la figura di un architetto che insegna all’Accademia di Belle Arti di Catania, Salvatore Tudisco, che nel suo piccolo sembra incarnare l’animo dell’ultimo monaco basiliano della Madonna della Rocca. Da alcuni anni, infatti, ha preso a cuore le sorti del monastero con l’intento di renderlo di nuovo centro di un progetto vivo sul territorio, con una  chiara ricaduta sul turismo e sulle possibilità di recupero e conservazione del patrimonio artistico e culturale.

Una delle cose singolari che traspare dalla chiacchierata che abbiamo avuto con lui è la sensazione che proprio alla gente di Taormina non siano ben note né la struttura né le potenzialità che racchiude. Le motivazioni forse risiedono nella particolarità del posto che non è di facile lettura. Molti non riescono, se non a stento, a distinguere le varie funzioni delle diverse parti, la chiesa, la sacrestia, il monastero. E tutto è rimasto collegato soltanto alla funzione religiosa del santuario della Madonna della Rocca. È nata così, dal desiderio di ricollegare la funzione del sacro all’identità del luogo, l’attività dell’Accademia del Sacro. E’ questo ciò che mette in evidenza l’architetto Tudisco: «Quando il monastero è stato abbandonato come sovente accade, tutto è precipitato in uno stato di incuria inevitabile. Pensavo alla creazione di una casa per l’architettura, ma mettendovi piede, grazie al “sì” della Curia di Messina, si è fatta avanti un’urgenza più pressante, quella di pensare alla creazione di un vero e proprio laboratorio per il recupero e il restauro di tutto il patrimonio di matrice ecclesiastica quasi dimenticato, tra cui le sculture sacre di cartapesta. Ne ho individuate almeno una ventina sul territorio di Taormina e già in questa struttura abbiamo operato un piccolo miracolo riportando in vita la statua della Madonna della Rocca, che era in condizioni pietose, ridotta ad abitazione per topi e che ora invece è stata restituita alla fruizione, e tutti possono ammirare».

Ancora più interessante è la creazione di “Blu”, un piccolo museo permanente di Arte Povera. A noi di Blogtaormina interessa capire se questa idea deriva da un’associazione con l’umiltà, che dovrebbe essere uno dei tratti caratteristici di un’arte cristiana. «Blu nasce fondamentalmente dalle suggestioni di un bambino – dichiara Tudisco – che venendo da una cultura semplice di famiglie di agricoltori e pescatori, ha trovato fin da subito affascinante il mondo del mare e la straordinaria capacità che esso ha di giocare con le nostre memorie e di restituircene a tratti dei frammenti che possono contribuire a ricostruire immagini e oggetti della nostra vita. È la dimora dei nostri ricordi, il palcoscenico dei nostri desideri e quando il mare si fa burrascoso ritorno sempre quel bambino desideroso di andare a scoprire cosa ci restituisce… quali straordinari ricordi accenderà».

La sacralità è una delle caratteristiche fondanti dello spirito del luogo, del Genius loci, in quanto essa significa insediamento, costruzione del proprio essere in un posto. Il carattere, la specificità, l’identità del luogo non può che essere determinata anche dall’azione umana. L’edificare una dimora, un tempio, azione che ha anche una valenza di elevazione spirituale, proprio per questo un’azione può essere definita “edificante”, cioè esempio che traduce e induce al bene e a un retto costume di vita, finisce per essere inevitabilmente la definizione precipua di un luogo. E la sua cura, la conservazione di un edificio che tanto trasporta di memoria e di cultura è una delle parti più nobili dell’umano, perché la cura e la restituzione di ricordi edificanti non può solo essere affidata alle suggestioni e alla forza del mare.

[Accademia del sacro – Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014]

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