Giornalisti d’Azione. Azione per cambiare, azione per rivoluzionare, azione per un giornalismo e per dei giornalisti nuovi, diversi, azzeccati nei loro ruoli, freschi nelle idee, frizzanti nella gestione del loro lavoro, magari ribelli, pronti a denunciare e anche a……… non sgomitare anche per il rischio chiusura delle ottanta testate e degli oltre tremila giornalisti. Sogni???? Forse no.

Cosenza è il luogo da cui parte questa sfida che si prefigge di andar lontano e di essere “transfrontaliera” per usare un termine in voga. Battezzato il 27 settembre alla presenza di Carlo Freccero e Solen De Luca, questo progetto calabrese si è agitato prima sui social (8359 membri sul gruppo Facebook da cui distribuiscono anche informazioni e dritte importanti, ma non sempre come dire alla portata di tutti) e poi ha preso bella forma con la creazione di uno statuto che ne definisce principi e finalità.

Un progetto per i giornalisti fatto dai giornalisti. L’idea dal cuore di Mario Tursi Prato a quello di Francesco Montemurro e tanti altri, un virus buono del giornalismo che si aggira in Calabria e che vorrebbe contagiare molti, tutti, una nuova strada della informazione così come troviamo impresso in un post che scrive una giornalista nel gruppo dedicato: «Idee a confronto per una idea altra di informazione. Quella che non ha paura di mostrarsi con il volto pulito davanti alle logiche, per lo più invisibili, che spesso deformano il pensiero. Una idea d’azione sviluppata in pochi mesi che ha iniziato a camminare in fretta, forse troppo per chi ha paura e attacca, direttamente o subdolamente. Poco importa».

Ne è convinto Mario Tursi Prato che ha girato in lungo e in largo la sua terra e che proprio all’idea di un giornalismo rattrappito non si arrende. Comunicare significa vivere, è nel linguaggio la scienza che per definizione è laica, libera, senza padrone. Sì, sembrerebbe una battuta se ci guardiamo in giro. I giornali si definiscono con orgoglio “casini sociali organizzati”, la libertà di parola è, appunto, una parola, i free lance solo free e poco lance, i pezzi pagati sei euro se va bene, la schiavitù dei direttori e dei redattori e il mobbing diffuso, troppo diffuso insieme al saluto progressivo ma costante della carta stampata non è affatto una bella notizia ne da scrivere ne da pensare, ma tant’è bisogna adeguarsi ai tempi. Adeguarsi significa adesso più che mai tutela, massima tutela per chi questo mestiere lo ama fino in fondo e poco riesce ad “adattarsi”. Tutela della “persona” giornalista è tra gli obiettivi del nascente movimento, perché in fondo come diceva Rita Levi Montalcini «temere i momenti difficili? No. Tutto comincia da lì». In bocca al lupo.

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