Il resto è “canigghia” – «Con questo accordo risolvo i problemi occupazionali non solo di Gela, ma anche di Palermo – dove si costruiranno le trivelle – e delle zone industriali di Milazzo e Priolo, dove sarà raffinato il greggio. Vale 500 milioni e 6.500 posti di lavoro. E non avrà alcun impatto sull’ambiente. Chi lo contrasta è un nemico della modernità». Così ha sentenziato il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta. Dichiarazioni indirizzate a quell’opposizione trasversale che si è venuta a creare contro le trivelle nel Canale di Sicilia. Eccola la nuova battaglia del governatore. Come al solito, però, l’ex sindaco di Gela usa la dialettica del bene-male, del noi e loro. Lui, senza ombra di dubbio, sta dalla parte del giusto e il resto è “canigghia”. Spazzatura da contrastare in ogni modo. Così continuano le polemiche sulle royalty e l’impegno del governatore a non aumentarle: «Sì, esiste quella clausola ma io devo governare e l’Ars può approvare o meno, è libera di fare quello che vuole. I termini sono chiari per tutti: se l’Assemblea aumenterà le royalty, le società petrolifere potranno andarsene. Ognuno si prende le proprie responsabilità. Ma avere il petrolio nel sottosuolo e non tentare di venderlo è pura follia».

Agronomi come dirigenti dei parchi culturali – «Crocetta cede ai ricatti delle lobby», dice Fabio Granata di Green Italia. Difficile dire se sia veramente così. Intanto, se proprio si vuole parlare di follia, si può menzionare l’immenso patrimonio artistico e culturale italiano. Un pozzo di soldi trattato con indifferenza, dal quale si prova a dissetarsi a giorni alterni e con metodi rozzi. Non si usa neanche un bicchiere, per rimanere nel contesto delle metafore. È follia, inoltre, lasciare a casa giovani che potrebbero contribuire alla ricchezza della propria terra. Una ricchezza che deriva, piaccia o meno, anche dalle bellezze naturali dell’isola del Mediterraneo. Al di là di tutto ciò, il governatore mette in luce la necessità di trovare soldi per rilanciare l’economia del Paese. Giusto, peccato che i quattrini (e ci sono) che girano in regione sono spesi male. È il caso della cultura, come ha mostrato un’inchiesta del quotidiano “La Repubblica”. Il museo di Aidone, per fare un esempio, non ha fondi per stampare brochure e guide, ma mantiene addirittura tre dirigenti che guadagnano dai 60 agli 80 mila euro l’anno. Di questi ben due sono agronomi. Si, avete capito bene. Un agronomo gestisce anche il parco di Selinunte. Al suo fianco ci sono un architetto e un ingegnere. Stesso discorso per il parco archeologico di Agrigento. Qui i dirigenti sono otto, ma soltanto uno è archeologo. Anche alla Villa romana del Casale di Piazza Armerina i dirigenti non mancano. Ce ne sono ben due.

La scusa delle trivelle – Dopo una guardia forestale per ogni albero, ecco un dirigente (meglio se agronomo) per ogni capitello. Del resto, si sa, gli agronomi possono “spremere” meglio i loro frutti. Poi, però, non ci sono soldi per niente. L’amministrazione si piange addosso e dimentica che i tagli da fare, ancora, sono molti. La servirebbero molti “giardinieri”. Gli unici, in questo momento storico per la Sicilia, che dovrebbero essere assunti in massa. Tagliate di qua e di là. Invece niente, tutto passa sotto silenzio. La notizia succulenta è rappresentata dalle trivelle, dalle proteste di partiti politici, associazioni e Anci regionale. Il clamore lo fanno le dichiarazioni pirotecniche del vulcano Crocetta, che con la sua teatralità riesce a distogliere lo sguardo dai problemi reali di questa terra. Lui, intanto, scava. È una trivella umana. Non si stanca mani. Spertusa la terra siciliana. La penetra nel profondo, nelle viscere. Le ruba la sua essenza, il suo significato. La svuota. Le trivellazioni sono iniziate da un po’ di tempo, forse qualcuno non si è accorto di nulla. Non c’è da biasimarlo, il silenzio è assordante.

© Riproduzione Riservata

Commenti