Una partita storica – Derby attesissimo al “Provinciale” di Erice fra Trapani e Catania. L’unico derby siciliano possibile quest’anno nei campionati professionistici. Il primo in Serie B nella storia delle due squadre. E infatti lo stadio è pieno in ogni ordine di posti, compresi i 404 riservati agli ospiti. Atmosfera festosa e priva di tensione sugli spalti, dal momento che il passato non ha fornito motivi di rivalità tra le due città e le due tifoserie si dicono “amiche”. Diversi anche gli obiettivi di questa partita, che a inizio anno forse si sarebbero immaginati diversi, col più blasonato Catania magari a contendersi i primi posti della classifica. E invece è il contrario, col Trapani in piena zona playoff e gli etnei a combattere per non finire nelle sabbie mobili della zona playout, minacciosa a soli tre punti più in basso. Di sei lunghezze, invece, la distanza che separa in classifica le due siciliane.

Squadre sintonizzate su due diverse frequenze – Autentica rivelazione nella scorsa stagione, la prima in Serie B, il Trapani sta correndo decisamente più forte in questa, con 7 punti in più che le consentono di sognare in grande e tengono alto il morale della squadra di Roberto Boscaglia. L’obiettivo playoff sembra alla portata, ma i granata hanno bisogno di costanza, la grande assente nello scorso campionato, dove hanno pagato l’inesperienza. Catania invece che si è risvegliato male dall’incubo della retrocessione dalla Serie A, nella quale aveva ormai piantato i picchetti dalla stagione 2006/2007. Sembrava la classica parabola della squadra del sud che lasciava la Serie A e sprofondava in Serie B tornando nell’inferno della Lega Pro nel giro di soli due anni. Invece il Catania sta provando a tenere duro e a risalire la china, esattamente come ha fatto proprio nella partita contro il Trapani.

Un primo tempo tutto granata – Già, perché i primi 45 minuti al “Provinciale” sono stati un incubo per i catanesi, passati in svantaggio dopo appena dieci minuti dal fischio d’inizio: Basso lancia Abate, che s’invola solo soletto nella metà campo avversaria, fino a trafiggere il portiere etneo Frison in uscita. Il Trapani tiene alto il ritmo, facendo girare la testa agli ospiti, e nove minuti più tardi trova anche il raddoppio. Stavolta è Basso che spoglia i panni dell’uomo assist e la mette in fondo al sacco dopo aver ricevuto da Mancosu, bravo a raccogliere un cross in area di Rizzato. Sotto di due gol dopo venti minuti, Sannino vede erigersi davanti ai suoi una salita ripida quanto le creste dell’Etna. Ma il Catania prova a reagire e si rende pericoloso per la prima volta al 33°, grazie a un tiro dell’ex Toro Rosina, respinto da Gomis.

La rimonta catanese – Il classicissimo thè caldo negli spogliatoi rigenera i rossoazzurri, che non ci mettono molto a dimostrare le loro intenzioni di rimonta: due minuti e l’attaccante argentino Leto scaglia una potente conclusione dal limite accorciando le distanze servito dal compagno di reparto albanese Edgar Junior Cani. Il Catania prende coraggio e guadagna metri sul campo rendendosi spesso pericoloso, contro un Trapani che non riesce ad arginare le avanzate avversarie. Nemmeno al 27°, quando Ciaramitaro finisce anzitempo negli spogliatoi per gioco falloso. I granata non hanno neanche il tempo di riorganizzarsi che la premiata ditta Cani-Leto li colpisce di nuovo, al 30°: scambio tra i due e palla ad Escalante, che la butta in mezzo trovando Leto pronto alla girata da distanza ravvicinata. Nel finale succede di tutto, col Catania che potrebbe addirittura passare in vantaggio con Rosina, cui Gomis dice ancora di no, e il Trapani che reclama un rigore per fallo di mano in area, nei minuti di recupero. Niente penalty e derby che finisce sul 2-2, con un pareggio che serve più ai padroni di casa che agli ospiti, assetati di punti. I trapanesi restano a 6 lunghezze dalla vetta, ancora in zona playoff grazie al punto in più rispetto al Perugia. E possono proseguire a scrivere la propria favola.

© Riproduzione Riservata

Commenti