Attorno  al 1817 la capitale del Regno delle due Sicilie fu spostata da Palermo a Napoli, e all’epoca non è improbabile che per chiunque ambisse a una preparazione e a uno studio di alto livello, il conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, noto ai tempi come “Real Collegio di musica di San Sebastiano”, rappresentasse una tappa fondamentale. In effetti lo era, perché nella storia della musica è sempre stato un punto di riferimento, tanto che si può dire che la musica classica  europea affondi le radici nella cosiddetta “scuola musicale napoletana”, che tanto deve a detto conservatorio e che  influenzò un elevato numero di compositori in giro per l’Europa, al punto che già nel 1739    lo scrittore e politico francese Charles de Brosses, si riferiva a Napoli definendola la capitale mondiale della musica.

E di sicuro lo sapeva la famiglia di Vincenzo Bellini, che lo fece studiare prima nella ridente Catania, la città natale, e poi grazie a una borsa di studio offerta dal comune del capoluogo etneo, lo fece trasferire nella capitale per perfezionare gli studi. In quegli anni venne a contatto con tanti altri piccoli pezzi della nostra storia, avendo come maestro Niccolò Antonio Zingarelli, e come compagni di studi Piero Maroncelli e Saverio Mercadante, oltre alla fraterna amicizia con Francesco Florimo, che in seguito diventerà bibliotecario del conservatorio e suo ottimo biografo. Si può solo fantasticare su quella che può essere stata la vita napoletana del giovane Bellini, una figura che aveva di sicuro i tratti del nobile romantico, con un viso regolare e allungato, come si deduce da alcuni suoi ritratti, che incorniciato da riccioli biondi di sicuro raccontava la poliedrica discendenza genetica del popolo siciliano. E chissà se in qualche serata d’autunno non si sia trovato a passeggiare vicino al porto di Torre del Greco, città natale del suo maestro Zingarelli, a parlare magari dell’Antigone, figura cui siamo assai legati, ma di cui qui non è il caso di parlare.

Per aiutare invece l’immaginazione, Catania, la sua città natale, ha avuto l’idea di promuovere una applicazione per i sistemi operativi Android, che è una guida a tutti i luoghi legati alla vita del grande compositore. Realizzata dall’“Image Processing Lab del dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università di Catania” l’app ha finalità didattiche e informative e si propone come strumento aggiunto per le scuole, per gli operatori turistici e per il singolo turista che magari trovi suggestivo addentrarsi in un percorso nella città di Catania attraverso i posti che presentano un legame identitario con la vita di Bellini e con la storia della musica. Il percorso partendo dalla casa natale, oggi sede del Museo Civico Belliniano, si snoda lungo le strade di Catania passando pe la Chiesa di San Francesco Borgia, in cui Bellini fu battezzato, e il complesso monumentale del Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena, il Palazzo dell’Università, e poi la Cattedrale, il Palazzo dei principi di Biscari, per arrivare alfine al Teatro Massimo Bellini, edificato dopo la morte del musicista e inaugurato con la messa in scena della Norma.

Famosissima di quest’opera, tra le più note del musicista siciliano, è la cosiddetta cavatina, cioè l’aria con cui si presenta sulla scena la protagonista, “Casta Diva”. Aria dalla superba sacralità, scelta da tanti soprani come canto di battaglia, e anche dalla grande Maria Callas, che ne è stata una delle interpreti indimenticabili, è una preghiera che la protagonista, sacerdotessa, eleva alla luna. «Casta Diva che inargenti Queste sacre antiche piante, a noi volgi il bel sembiante Senza nube e senza vel». Sembra quasi adatta a celebrare la nascita di questa piccola applicazione, che presto sarà disponibile anche per i dispositivi Apple, e di sicuro servirà a illuminare le vicende della vita storica e artistica di Vincenzo Bellini, ma anche le strade e le bellezze della tormentata Catania, fornendo al singolo turista, attraverso un semplice clic, la possibilità di seguire una mappa per ritrovare i luoghi legati all’artista, ma anche alcuni piccoli commenti sonori, che non solo raccontano dell’ampia gamma espressiva del compositore siciliano, i quali possono creare la magia di una passeggiata sotto la luna commentata da una preghiera alla diva del cielo.

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