«Senza un governo del territorio si costruiscono le città sui letti dei torrenti» – «Se un sindaco valuta che un’opera è davvero urgente per tutelare la sicurezza dei suoi cittadini, quel sindaco deve poter sforare il patto di stabilità e fare la spesa urgente». Con queste parole rilasciate in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte e presidente della Conferenza delle regioni, lancia l’idea, destinata a far discutere, di escludere gli interventi urgenti dal patto di stabilità e semplificare le procedure per mettere in sicurezza il territorio. L’ex sindaco di Torino, alla luce delle critica situazione nel nord Italia delle ultime ore, ha ribadito la necessità di prendere delle decisioni immediate per il territorio: «Non ci sto alla facile accusa alla politica di guardare da un’altra parte. Avremmo i problemi del dissesto idrogeologico anche se non si discutesse di legge elettorale. E se posso dirla tutta, senza un sistema politico in grado di governare e decidere, i problemi di questi giorni ce li porteremo dietro ancora per altri decenni. Senza un governo del territorio si costruiscono le città sui letti dei torrenti, senza un sistema politico che funziona gli abusi e le irregolarità aumentano, non diminuiscono. Non mi scandalizza che la politica discuta contemporaneamente di emergenza alluvione e di riforma elettorale. Vorrei anzi che si arrivasse presto a decidere su ambedue».

Investire in opere pubbliche – Difficile dare torto a Sergio Chiamparino, che, senza troppi giri di parole, si rivolge alle scelte del governo di larghe intese e a quelle di Bruxelles. Forse, per uscire da una situazione del genere, sarebbe necessario investire in opere pubbliche. È l’unico modo per mettere in sicurezza una parte del territorio italiano. Quello che chiede Chiamparino è una sorta di deroga sul patto di stabilità ai sindaci. Del resto quest’Italia cementificata, dei condoni, del dissesto idrogeologico è la conseguenza delle scelte e delle azioni di una classe politica che per oltre cinquant’anni ha governato il Paese. Quindi è giusto che siano loro, anche con scelte forti che potrebbero non piacere all’Europa, a fare uscire l’Italia da una situazione difficile che provoca morti e danni milionari ad ogni pioggia. Chiamparino non ci sta a vedere il suo nord in ginocchio, a parlare con i sindaci che dicono di avere i soldi per costruire alcune opere, ma non li possono usare a causa dei vincoli del patto di stabilità.

La prima crepa nel mondo renziano – Parole che non piaceranno al premier Matteo Renzi, ma il rapporto politico tra Chiamparino e il presidente del Consiglio sembra si sia incrinato da qualche settimana. Dalla vicenda degli sprechi delle regioni in poi, infatti, l’ex sindaco di Torino non è più tra i fedeli consiglieri del segretario del Partito Democratico. Chiamparino è stato uno degli uomini che, prima di tutti, ha creduto in Renzi e l’ha affiancato quando tutta la nomenklatura del partito, che oggi lo sostiene e in cambio ha ottenuto ministeri e posti di prestigio in Europa, lo ostacolava e lo banalizzava. All’inizio di questa Legislatura, dopo il caos dovuto alle scelte di Pier Luigi Bersani sul nome da proporre alla presidenza della Repubblica, i renziani in Parlamento avevano avanzato l’ipotesi Sergio Chiamparino al Quirinale. Quel nome fu scritto in diverse schede, ma non se ne fece nulla. Una vicenda che serve a sottolineare la stima dell’ala renziana per Chiamparino e per un simile motivo la nuova diatriba getta le prima perplessità nell’universo intorno a Matteo Renzi.

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