La Cgil, lo sciopero e il rischio flop – Lo scontro politico tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il principale sindacato italiano, la Cgil, si fa sempre più duro. Due visioni contrapposte che sembrano non riuscire a trovare un accordo su nessun punto. Il Jobs act è l’ennesima occasione per litigare e per indire nuovi scioperi. Così in questi giorni Susanna Camusso ha deciso di proclamare otto ore di sciopero generale per il 5 dicembre, con manifestazioni a livello territoriale contro la legge di Stabilità e il Jobs act. La leader della Cgil prova a mettere in difficoltà l’esecutivo di larghe intese e la sua politica sociale, ma la Cisl non dovrebbe seguirla in questa battaglia. Anzi, leggendo le parole della segretaria generale Annamaria Furlan, si capisce come la Cisl non parteciperà allo sciopero indetto dalla Cgil: «La Cgil fa le sue scelte, farà il suo sciopero generale. Non è la prima volta che sciopera da sola, non mi sembra un modo per unire il mondo del lavoro. Storicamente la Cisl non ha mai aderito a scioperi indetti da altre organizzazioni».

La battaglia tra Camusso e Landini – La Cgil, dunque, scenderà in piazza da sola e quello che dovrebbe essere un grande momento per dichiarare la forza e l’unità del sindacato, rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua. Già, l’unità del sindacato. In un momento in cui la nuova classe politica mette a dura prova il sistema sindacale, le organizzazioni che rappresentano i diritti dei lavoratori sono divise tra loro. Non è una novità. Nessuna sorpresa, fa parte della storia del sindacato. Però questa volta c’è un aspetto diverso che occorre sottolineare. Si tratta dello scontro tra Susanna Camusso e Maurizio Landini. Si, la segretaria della Cgil e quello della Fiom si contendono una fetta importante della sinistra sindacale e non solo. Più volte ci si è soffermati sulla possibilità di fondare un partito alla sinistra del Pd. Un movimento che vada a rappresentare il mondo del lavoro, almeno così dicono. E l’esponente di spicco della Fiom è considerato il massimo rappresentante di questo progetto politico. Intorno a lui potrebbero riunirsi diversi esponenti della sinistra radicale, della galassia post comunista e alcuni personaggi della minoranza del Partito Democratico come Giuseppe Civati e Stefano Fassina.

Cresce la fronda pro-Landini – L’estrema sinistra è orfana di un oratore e della dialettica di Fausto Bertinotti, è rimasta delusa dalle promesse di Nichi Vendola e con Landini potrebbe tornare a giocare un ruolo importante sulla scena pubblica italiana. A sostenere la necessità di quest’operazione politica c’è anche il quotidiano comunista “Manifesto”, che ha auspicato la nascita del soggetto in poche settimane. Un processo che, con ogni probabilità, verrà accelerato in vista dell’approvazione della legge elettorale entro la fine dell’anno. In tutto questo anche nel sindacato c’è una lotta tra varie correnti. Quella della Camusso è sempre più debole. Alza la voce, invoca scioperi e soluzioni alternative, perché sa bene che la maggior parte degli iscritti, ormai, ha più fiducia in un uomo come Landini. Il leader della Fiom, nell’epoca della crisi dei sindacati, riesce ancora ad appassionare molti lavoratori. Un aspetto da non sottovalutare, qualcosa che anche nella Cgil hanno notato. Così, nel principale sindacato italiano, cresce la fronda pro-Landini. La Camusso, tra scandali e privilegi del sindacato, è in un angolo. È considerata l’esponente poco credibile di un’ampia linea di pensiero. Per un simile motivo lo scontro non è tra Renzi e la Cgil, il premier sta già vincendo ai punti contro il sindacato, bensì tra Camusso e Landini. Due idee diverse di sindacato e due visioni differenti di sinistra e lavoro.

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