Nel mondo dei privilegi ci sono anche i patronati – Nell’Italia dei privilegi, nel Paese delle matrioske in cui in ogni bambolina si nasconde una casta con tanto di favori, non sorprende che anche i patronati, emanazione diretta dei sindacati, possano essere annoverati in questa lunga e deprimente lista. Il compito dei patronati, si sa, è quello di assistere lavoratori e pensionati nel rapporto con la pubblica amministrazione. Per un motivo del genere, come spiega Sergio Rizzo nel suo ultimo libro edito da Feltrinelli, “Da qui all’eternità. L’Italia dei privilegi a vita”, ricevono cospicui contributi pubblici. Non è una sorpresa. Però il sindacato ha troppi privilegi e nell’epoca contemporanea una simile prepotenza rischia di far colare a picco un’istituzione considerata intoccabile fino a qualche mese fa. Infatti chi osava criticarla o contestarla si beccava del “fascista” o “ultraliberista”. I sindacati in grado di portare in piazza milioni di cittadine e cittadini, oggi, farebbero fatica a condurne 500 mila con viaggio e pranzo pagati. Se proprio c’è l’esigenza di fare una gita fuori porta, forse sarebbe il caso di andare in qualche patronato e porre alcune domande.

Gli intrecci di “Famiglia italiana” – Si, i patronati. Strutture con finanziamenti pubblici ai quali lo Stato versa ogni anno 430 milioni di euro. Per ogni pratica compilata lo Stato invia un compenso e così si arriva alla cifra appena citata. Un’enormità che ha permesso ai patronati di nascere come funghi. Ad oggi, sottolinea il giornalista del “Corriere della Sera Sergio Rizzo, sono 30. L’ultimo è nato il 25 settembre 2012 con un decreto firmato dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero. Prende il nome di “Famiglia italiana”. Un patronato sponsorizzato dal sindacato della Conflavoratori, fondato nel 2003 dall’ex segretario generale della Cisal Giuseppe Carbone. Si tratta di un personaggio “particolare” e con molti interessi. Nel momento in cui il governo di Mario Monti firmò quel famoso decreto, Carbone aveva stretti rapporti con Ion Anghel, un cittadino rumeno con cui gestiva una società, guarda caso dal nome “Famiglia italiana”, che si occupava di tutto e di più. No finisce qua, perché a Carbone, come sottolinea il paragrafo del libro di Rizzo, “Evviva il patronato…su misura!”, facevano riferimento alcune società calabresi come la Agripower, Agrienergia, un centro di assistenza fiscale privato e un paio di agenzie turistiche.

Dalla “rivoluzione liberale” a quella ultrastatale – Al fianco di Carbone, inoltre, c’è la signora Domenica Bagalà, responsabile dei servizi del patronato, presidente del Caf Conflavoratori srl e soprattutto assistente parlamentare, per tre anni, del deputato del Pdl Mario Valducci. Si, proprio lui. Uno dei fondatori di Forza Italia. Se Silvio Berlusconi ha rinnegato quella “rivoluzione liberale” che aveva promesso nella sua “discesa in campo” ci sarà pure un motivo. E questo è uno dei tanti. «Carbone nel 2011 era stato coinvolto nel progetto Al servizio degli italiani. Un’associazione del Pdl, con Silvio Berlusconi presidente onorario, che puntava ad aprire migliaia di centri in Italia: una via di mezzo tra le sedi di partito e i patronati». Il tutto avveniva con l’attenta regia dell’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Tra questo esempio e tutti gli altri presenti sul territorio italiano, il sindacato vanta almeno 20 mila dipendenti e, considerando anche gli introiti dalle casse statali, non è proprio una “baracca” quella dei patronati.

I tagli del governo Renzi e la manifestazione di domani – Anzi, sono numeri da multinazionale che, a differenza di quelle conosciute, si comporta come se fosse un’azienda di terzo ordine. Per un simile motivo il governo di larghe intese guidato dal presidente Matteo Renzi, ha deciso di inserire nella legge di Stabilità 2015 un taglio corposo al fondo di sostegno per i patronati. I finanziamenti economici verranno ridotti di 150 milioni di euro su un totale di 430 milioni. Una sforbiciata che corrisponde a un taglio del 34,5 per cento. Intanto, per protestare contro questa decisione, il 15 novembre è prevista una mobilitazione nazionale dei dipendenti dei patronati di Cgil, Cisl, Uil e Acli. Non hanno aderito i lavoratori autonomi, ma stando ai numeri della giungla dei patronati, sono previste migliaia di persone.

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