«Vattinni! Chista è terra maligna» – Quando si ascolta una persona anziana in Sicilia, la massima che potrebbe esprimere è quella che “cà non cancia mai nenti”. Un pensiero che spinge molti giovani, come detto in un articolo pubblicato in questi giorni su Blogtaormina, ad andare via, a cercare “fortuna” in altre regioni o addirittura nazioni. Trascorrono gli anni e questo pensiero è diventato frutto della tradizione siciliana. Non è un caso che un concetto del genere sia stato espresso anche dal regista Giuseppe Tornatore nel suo celebre film “Nuovo Cinema Paradiso”, dove Alfredo, interpretato da un magistrale Philippe Noiret, si rivolge a Salvatore e gli dice: «Vattinni! Chista è terra maligna. Finu a quando ci stai tutti i giorni ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti, un anno, due, e quannu torni è cambiato tutto. Non trovi quello che volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per ritrovare al ritorno la tua gente, la terra, unni si natu».  Il concetto fondamentale mostrato da Tornatore, quello che spinge il pubblico a riflettere, è di dover andare via, soprattutto per provare a realizzare i propri sogni o per vivere una vita dignitosa.

La legge della “conservazione della sicilianità” – Sul perché in Sicilia non si riesce a raggiungere simili obiettivi si sono spese troppe parole e infinite pagine di libri. Quello che interessa, giunti a questo punto, è mettere in luce il malcostume imperante della “terra maligna”. Bella e impossibile allo stesso tempo. Si può partire e tornare dopo due anni, come diceva Alfredo, ma al ritorno non è cambiato tutto. È soltanto un’impressione, una “babbiata” verso la quale siamo soggetti con grande facilità. “Non cancia nenti”. In Trinacria la fisica sembra avere delle leggi proprie, autonome (almeno lo siamo in qualcosa). Così potremmo dire che da queste parti “tutto si trasforma” per rimanere sempre uguale, immutabile nelle propria essenza. Si tratta della legge della “conservazione della sicilianità”. Guai a provare ad alterarla. Si finirebbe per fallire ed essere etichettati come degli sconfitti, ingenui, superficiali. Allora è meglio rispettare la legge per eccellenza. Magari in superficie si può provare a illudere gli spettatori paganti con una sorta di cambiamento, ma in profondità, nel nocciolo della questione, è meglio che non venga alterato alcunché.

I continui movimenti della politica nell’immobilismo totale – Così non come in politica “non cancia mai nenti”. Qualcuno è andato via nell’ultimo decennio e se tornasse oggi noterebbe poche differenze rispetto all’epoca del governatore Totò Cuffaro o quella di Raffaele Lombardo. Il trasformismo e quegli antipatici vizi italiani di fondare un giorno si e l’altro pure un partito politico, pur di tenere in vita una maggioranza precaria, non sono mai passati di moda. Anzi, sono vivi e vegeti. L’unica cosa che aumenta, nell’isola del Mediterraneo, sono i partiti. “Megghiu i nenti”. Così, come mostrato nell’edizione odierna dal quotidiano “La Repubblica”, sono tantissimi i politici dell’Ars che, in questa legislatura, hanno cambiato casacca passando da un partito e da una coalizione all’altra. E ancora c’è tempo per allungare la lista. Nell’elenco c’è Alongi che dal Pdl è passato all’Ncd; Anselmo dal listino Crocetta al Drs, all’Udc fino all’Articolo 4; Assenza dal Pdl a FI; Bandiera dall’Udc a FI; F. Cascio dal Pdl all’Ncd; S. Cascio dal Pid all’Articolo 4 fino al Psd; Cimino da Grande Sud al Pid; Clemente dal Pid al Misto fino al Pid-Gs; Coltraro dal Megafono all’Articolo 4 fino al Psd; Crocetta dal Megafono al Pd; Currenti dalla Lista Musumesi all’Articolo 4 fino al Psd; D’Agostino dall’Mpa all’Udc. L’elenco è ancora lungo e vale la pena menzionare Leanza dall’Udc all’Articolo 4 fino al Psd e Vullo dal Megafono al Territorio, al Drs fino al Pd. Così quando si torna in Sicilia dopo qualche mese o anno, può crescere soltanto la confusione nei semplici cittadini che assistono a un grande movimento fondato sull’immobilismo totale. Ecco il tratto tipico della “terra maligna”.

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