La fata e la cometa – Si chiama Rosetta, ma non è una donna che distrae il presidente del consiglio Renzi dal suo lavoro, come nei pensieri (ironici o reali?) del twittatore Salvo La Fata.

La fata, già, ecco che cos’è Rosetta. Una fata che per dieci anni si è librata nello spazio con una missione: poggiare la sua bacchetta magica su una cometa per rivelare all’uomo le origini di Gaia, la Terra, il nostro pianeta. L’ha osservata per tanto tempo quella cometa, dal nome freddo quanto il suo nucleo di ghiaccio, 67P/Churyumov-Gerasimenko. Gli ha svolazzato attorno e si è travestita da reporter per fotografarla. Poi, ieri, ce l’ha fatta: ha lanciato la sua preziosa bacchetta magica e ha centrato la cometa. Philae, si chiama così la sua bacchetta magica, è atterrata leggera su quella palla di ghiaccio e terriccio che viaggia spenta verso il Sole, anche lei con una missione: andare dal grande capo del sistema solare per farsi mettere il vestito buono, quello che accenderà le serate di gala dell’universo. Un vestito luminoso con un lungo velo sberluccicante, come fosse una coda di brillanti.

Il papà della fata è un italiano – Philae il suo lavoro ha iniziato a farlo subito, non appena è atterrata, alle 16.35 ora italiana di ieri. Ci ha messo un po’ a farcelo sapere, perché è lontana 511 milioni di chilometri e la sua voce ha impiegato 28 minuti e 34 secondi per arrivare da noi. Poi, alle 17.03, ha fatto esplodere la gioia sulla Terra, in Europa, dove la osservavano tutte le donne e gli uomini che hanno mandato la fata Rosetta lassù. Tranne uno, il papà della fata, che le gesta della sua creatura ha preferito seguirle da casa, in Italia, a Cuneo, dove hanno collegato con lo spazio un cinema del centro per stringersi attorno all’apprensione di quel padre orgoglioso. «Nessuno ha mai provato ad atterrare su una cometa» – ha spiegato lui, Bruno Gardini, al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Lui ci ha provato e ci è riuscito. Ma come gli è venuto in mente di mandare una fata su una cometa? E’ che a volte capita di dedicare la propria vita alla scoperta, a cercare i perché e i per come per spiegarli a tutti. E lui si è messo a cercare il perché e il per come più grande, quello più misterioso e importante: com’è nata la vita sulla Terra?

La missione di Rosetta e della sua bacchetta Philae – Già, perché una soffiata loro, gli scienziati, ce l’hanno avuta un po’ di tempo fa, quando si pensò che le origini della vita sul nostro pianeta dipendessero dall’acqua e dagli amminoacidi portati dalle comete. Perciò la possibilità era solo una, dal momento che noi umani le ali non ce le abbiamo: chiedere a una fata di andare a vedere. Così nasce Rosetta, che porta il nome della sua antenata che aiutò a scoprire un altro mistero, quello dei geroglifici. Mistero che fu rivelato anche grazie a un’isoletta del Nilo, chiamata Philae, proprio come la bacchetta magica della fata Rosetta. Adesso Philae sta lassù, sul dorso di quella palla di ghiaccio che ha il compito di bucare. Un buchino piccolo, profondo una ventina di centimetri, che non farà del male alla cometa, ma servirà a prendere un po’ della sua pelle per capire se è vero che è fatta anche di amminoacidi. Perché, se così fosse, la soffiata che hanno avuto gli scienziati sarebbe verificata: la vita sulla Terra l’hanno portata le comete. Come quella che qualche anno più tardi, si racconta, indicò il cammino a tre uomini che avevano dei regali da portare a un’altra vita appena nata, quella di Gesù. Così adesso, grazie a Bruno Gardini e alla sua squadra, possiamo alzare il naso all’insù e immaginare una fata e una cometa che viaggiano insieme, tenendosi per mano, verso le origini della vita.

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