Biblioteca e archivio storico, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014
Biblioteca e archivio storico, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Un luogo in cui far respirare lo spirito – I luoghi di Taormina da lungo tempo ispirano artisti, scrittori, registi. Goethe, nel XVIII secolo, iniziò a comporre il dramma Nausicaa, seduto tra le immaginifiche rovine del Teatro Antico. Il giornalista, Antonello Carbone, nei tempi odierni, ha eletto Taormina a luogo centrale per mettere narrativamente in scena, il testo A Taormina, d’inverno, un noir che ha come protagonista un altro giornalista, Giacomo Cassisi, il quale per ritrovare una dimensione riflessiva, sceglie non a caso, lo scrigno dove è custodita “la memoria della città”, l’ex convento agostiniano, in Piazza IX Aprile, sede della biblioteca civica e dell’archivio storico. «Cassisi assapora il piacere della lettura: la ricerca di testi rari conservati nella biblioteca allocata al piano superiore, che conduce nella chiesa ora sconsacrata, è una passione cui solo raramente può dedicarsi. Dalla finestra si apprezza il panorama incantevole. Dall’alto dell’abbazia lo sguardo volge all’Etna che sembra scivolare verso il mare».

La chiesa di San Sebastiano e i Padri Agostiniani – L’edificio chiesastico, noto con il nome di ex chiesa di S. Agostino, si trova in Piazza IX Aprile, un tempo conosciuta come Piano S. Agostino, nel centro storico di Taormina. La fondazione della chiesa, reca come data quella del 1486, e la titolazione in origine, era a San Sebastiano. I taorminesi, infatti, avevano indirizzato le loro preghiere al santo, affinché liberasse la città dalla pestilenza che in quel periodo, stava funestando la zona. A San Sebastiano che ha compiuto il miracolo per la comunità, viene dunque dedicata la chiesa. Successivamente, nel 1530, la chiesa viene concessa ai Padri Eremiti di S. Agostino, e pertanto viene titolata a S. Agostino, il 16 settembre del 1530. I frati, che appartenevano agli ordini religiosi dei mendicanti, erano interessati a fissare una dimora nella città che già a partire dal XIV secolo, vede giungere diversi ordini monastici, tra i quali domenicani, francescani e cappuccini. Naturalmente, gli agostiniani decidono anche di costruire un convento.

Lo stile architettonico e le opere d’arte ritrovate all’interno dell’edificio – Lo stile dell’ex edificio religioso, appartiene al tardo-gotico siciliano, sebbene la porta maggiore e la torre campanaria siano riferibili all’architettura del tardo Trecento. Un intervento di restauro e di ampliamento, ha interessato il campanile e la chiesa nel 1700, e uno dei portali in stile gotico, è stato sostituito da un portale con l’architrave in marmo di Taormina, preservando il campanile dalla forma di torre merlata, il portale maggiore e il rosone. Le opere d’arte ritrovate nell’edificio, appartengono alla scuola rinascimentale messinese, come la tavola a tempera raffigurante San Sebastiano, o il Polittico di Antonello de Saliba, del 1504; tutte della scuola di Antonello da Messina. Il polittico è un’opera su legno, a più pannelli, con la Vergine Maria e Gesù nel pannello centrale fra San Girolamo e San Sebastiano. In alto, al centro, la Deposizione di Cristo e ai lati, Sant’Agata e Santa Lucia, venerate nella parte orientale dell’isola. Nella cornice in basso, l’Ultima Cena. Il Polittico, ora, si trova esposto nel Duomo di Taormina.

Dopo l’unità d’Italia, il cambio di destinazione d’uso – Le medesime conseguenze, dovute alla soppressione degli ordini religiosi del 1866, interessano anche il convento agostiniano, che viene espropriato, per entrare a far parte del pubblico demanio. All’inizio, per l’ex chiesa e la parte superiore del convento, era prevista la creazione di una pinacoteca, tale da raccogliere in un’unica sede al fine di tutelarle, le opere d’arte di pregio, rinvenute nei diversi edifici religiosi, divenuti beni pubblici. Alla fine del XIX secolo, tuttavia, vi è già un’idea diversa ovvero, quella di trasformare l’edificio in Civica Biblioteca ed ospitare i fondi librari, provenienti dai conventi soppressi quali il S. Domenico, quello dei Cappuccini e degli altri ordini monastici presenti in città. Oggi, la sala che un tempo doveva fungere da sala refettorio, è la sala lettura della biblioteca di Taormina, con il tetto in legno, uno splendido cornicione dipinto e le finestre che s’affacciano sulla bellezza del paesaggio circostante. Mentre l’annessa ex chiesa di S. Agostino, che un tempo era l’iniziale sala di consultazione, denominata sala “Giovanni Di Giovanni”, oggi è usata per esposizioni d’arte ed eventi culturali. Nella sala di consultazione, vi è un interessante patrimonio librario sulla storia e sull’arte della città, oltre che la presenza di numerosi testi di letteratura contemporanea. E di gran pregio, sono i testi che insieme al fondo antico, fanno parte del lascito delle biblioteche monacensi. Inoltre, vi sono testi che vanno dal Cinquecento all’Ottocento; e persino una collezione di testi in lingua, provenienti dal vicino ex Circolo del Forestiero.

Il resto del convento, custodisce la memoria storica cittadina – L’ex convento di S. Agostino, era un complesso che si sviluppava su due piani. Il piano superiore, con l’annessa chiesa che dà su Piazza IX Aprile, ed un piano inferiore, visibile in parte dalla stessa piazza, da cui si vedono un ampio terrazzo e gli esterni dell’edificio. La parte inferiore, collegata da una scala interna e raggiungibile anche dall’ingresso principale, in Vico Teofane Cerameo, per molto tempo, è stata sede delle scuole elementari cittadine, inaugurate qui agli inizi del XX secolo e attive fino agli anni cinquanta del secolo scorso. Dal gennaio del 2011, invece, è diventata la sede ufficiale dell’archivio storico comunale, dopo un lungo intervento di recupero che ha riportato in luce le originarie strutture del XVI secolo. Nel corridoio di accesso alle diverse sale, dove sono conservati gli antichi documenti d’archivio, si può ammirare il soffitto in pietra; lo stesso dicasi, per la sala conferenze che conserva la bellezza delle architetture originarie. Le varie sale – di cui una più grande, con l’affaccio sul terrazzo panoramico, adibita a sala studio e consultazione – sono state recuperate per offrire un ambiente di studio e meditazione. Interessante, è stata anche la scoperta di una lunga galleria che metteva in collegamento la parte sottostante del convento con l’attuale hotel Metropole, e che ricade nella proprietà alberghiera.

Gestazione e genesi di un archivio – L’apertura dell’archivio storico cittadino, è stata dettata da esigenze di ordine legislativo e pratico. Gli archivi storici, siano essi comunali, o di Stato come quelli provinciali e regionali, sono un obbligo di legge, vista la mole crescente di documentazione che ha riportato in superficie, intere pagine di storia locale e isolana, ridimensionando anche talune interpretazioni storiografiche, che s’erano imposte nel corso del tempo. La necessità del recupero e del riordino degli atti, ha permesso altresì di liberare scantinati e stanze comunali dove spesso la documentazione era tenuta in cattivo stato di conservazione. L’istituzione formale dell’archivio storico di Taormina, nasce negli anni novanta del Novecento, ma il percorso di attuazione è stato più lungo del previsto, sino a che nel 2011, un team di esperti dell’Archivio di Stato di Messina e del Comune di Taormina, ha portato a termine una prima sistemazione del ricco patrimonio archivistico, per porre sotto tutela, la memoria e l’identità della comunità.

L’unicità e la ricchezza dei documenti dell’archivio taorminese – Gli atti più antichi presenti tra la documentazione, risalgono alla seconda metà del XV secolo e durante la loro sistemazione, hanno dato modo di “toccare con mano” la storia della città, delle terre che le appartenevano e delle zone, che con essa, erano in stretto contatto, economico, sociale e politico. Taormina era un luogo importante e centrale nell’isola, un “ponte nel ponte”, data la posizione peculiare della Sicilia nel Mediterraneo. I documenti raccolti, danno l’idea della sua storia attraverso i secoli, sino al Novecento. Qui, vi sono atti che oltre a quelli dei giurati, mostrano ad esempio, come si svolgesse la vita durante il periodo borbonico, oppure i cambiamenti a seguito dell’Unità d’Italia; l’istituzione delle scuole e la creazione dell’anagrafe civile con varia documentazione. Gli interventi in caso di problemi d’igiene o di ordine pubblico, le soluzioni per fronteggiare epidemie e molti atti del consiglio comunale e della giunta, che giungono sin dopo la seconda guerra mondiale. Il lavoro di archiviazione e catalogazione non si è ancora concluso, e la parte più antica della documentazione deve essere posta a restauro; tuttavia questo patrimonio, è nettare prezioso per gli studiosi e i ricercatori. La sede dell’archivio, inoltre, è stata pensata per dare l’opportunità di ospitare eventi culturali, conferenze o convegni, data la sua favorevole ubicazione al centro della città.

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