Era il 2 ottobre 2014, quando Blogtaormina aveva incontrato e posto qualche domanda ad Angelo Lo Presti, in arte Superjab. È un ragazzo di Messina, che ha vissuto a Londra, Berlino e in Australia. Angelo adesso è pronto per una nuova avventura e dopo l’esperienza tedesca si è rimboccato le maniche per seguire i propri sogni. Così da gennaio 2015 partirà per un viaggio che inizierà dal Messico e si concluderà a Cape Horn in Argentina. Il viaggio durerà circa 8 mesi. Di questo percorso solo la prima e l’ultima tappa sono programmate. Tutte le tappe intermedie saranno decise da un gruppo di persone che voteranno le mete da visitare di volta in volta insieme ad Angelo. «L’idea di utilizzare un personaggio inventato, di nome Superjab, nasce dal fatto che molte persone pensano che per poter viaggiare bisogna essere diversi, avere delle abilità sovraumane. Ovviamente io non sono un supereroe e non ho abilità sovraumane e quindi ho deciso di inventare questo personaggio per dimostrare che non bisogna essere dei supereroi per poter viaggiare, ma solo essere se stessi. E quindi se io sono in grado di farlo, tutti possono esserne capaci. Prendersi gioco di se stessi e condividere questa avventura in modo ironico penso sia il metodo più simpatico ed efficace per dimostrare che ognuno di noi è in grado di viaggiare. Perché viaggiare – afferma Angelo, anzi Superjab – non è solo la capacità di visitare posti lontani, ma la capacità d’imparare a conoscere a accettare se stessi al 100 per cento. A mio parere, questo è il punto di partenza».

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa nuova avventura?

«La società nella quale viviamo non incoraggia a viaggiare come scelta del proprio stile di vita. La maggior parte delle persone pensa che questo modo di vivere sia folle, in un mondo dove devi “metterti la testa a posto”, cercarti un lavoro “sicuro”, stare con “i piedi per terra”, sei quello strano. Io credo l’opposto, viaggiare fa parte del mio essere. Ti dirò di più, sono convinto che sia parte della nostra indole umana. Siamo esploratori di natura. Pensa a tutti i grandi personaggi che leggiamo nei libri di storia, eroi come Cristoforo Colombo, Magellano, Vasco de Gama e tantissimi altri. La curiosità che è intrinseca nell’uomo ci ha spinto a conquistare nuove terre, ad espandere i nostri confini, non solo in termini geografici ma anche a superare gli orizzonti mentali e tutte quelle credenze che sono solo frutto della mancanza di conoscenza. Il desiderio di voler scoprire e superare i nostri limiti ci ha portato dalle terre calde dell’Africa, ai ghiacciai freddi delle terre del nord, da un polo ad un altro e perfino sulla Luna e su Marte. Viaggiare per me è una cosa naturale. Ho lasciato l’Italia all’età di 19 anni per vivere a Londra, e da quel momento non mi sono più fermato, 11 anni dopo aver vissuto tra l’Inghilterra, Australia, Stati Uniti, Canada e Germania sono ancora alla ricerca di nuove terre da esplorare. Qualche anno fa sono partito per un’avventura che mi ha cambiato la vita. Nove mesi e 45.000 km dopo sono riuscito a percorrere, con qualsiasi mezzo disponibile, l’Australia, la Thailandia, Il Laos, Il Vietnam, la Cina, la Mongolia, e la Russia. In quel viaggio, ho veramente scoperto cosa vuol dire vivere la libertà e contare solo sulle proprie forze. Al mio ritorno, ero una persona diversa, non solo perché avevo perso 17 Kg, ma perché la società che mi si presentava davanti e la realtà che le persone vivevano giornalmente, non mi appartenevano più. Negli anni successivi, ho continuato a viaggiare e ho visitato quasi tutta l’Europa, e adesso sono pronto a vivere questa nuova esperienza con lo stesso entusiasmo. Questa volta però voglio condividere il percorso con altre persone e vivere questa avventura insieme a loro».

Cosa ti aspetti da tutto ciò?

«Le persone che mi conoscono veramente sanno che uno dei miei motti preferiti è: aspettative zero. Ho vissuto sempre con l’idea di voler migliorare me stesso, giorno dopo giorno, e per me questo è l’unico motivo che mi porta a vivere la vita che ho scelto. Non ho mai cercato l’approvazione di nessuno, altrimenti mi sarei già dovuto fermare in partenza quando tutti erano pronti ad ostacolarmi invece che a lasciarmi andare. Quando decisi di inseguire i miei sogni all’estero, furono di più le critiche che altro. Ma per me era importante crederci e basta. Sono convinto che siamo responsabili delle scelte che facciamo, e quindi ho sempre preso atto delle opinioni altrui ma ho sempre cercato di scegliere con la mia testa. Mi aspetto di vivere questa nuova avventura con gioia e di crescere ancora di più. Non smetterò mai di pensare che il traguardo più importante nella mia vita non sarà quello che ho superato ieri, ma quello che sto cercando di superare oggi. Voglio guardarmi indietro e sapere di essere arrivato dove sono grazie ai miei successi e fallimenti. Non c’è niente di più triste che vivere una vita fatta di rimpianti, e quindi il mio obiettivo è quello di costruire emozioni e vivere nuove esperienze che arricchiranno la mia mente e il mio spirito. Spero che le lezioni che imparerò e condividerò con gli altri possano servire anche a loro per imparare a vivere una vita fatta di meno rimpianti».

Hai timore di fallire?

«Il fallimento è la scusa di colui che non ha mai provato o che si è fermato al primo ostacolo. Per me non è importante pensare a questa avventura come ad un successo o fallimento. Il percorso è più importante. Siamo convinti che il successo sia un evento, uno show. Siamo stati indottrinati a vedere il successo come qualcosa che si è ottenuto all’improvviso. Leggiamo nei giornali di calciatori di successo che guadagnano milioni di euro, guardiamo in tv attori e musicisti famosi, e “fortunati”, che vivono vite da star. Quello che non leggiamo sono le ore, settimane, mesi e anni di gavetta. Il duro lavoro, la determinazione e la pura dedizione. Non vediamo mai i sacrifici, i continui fallimenti, le critiche, i momenti di sconforto. Ma sono proprio questi i momenti che forgiano il carattere e il successo. La verità per me è che è più importante il processo del successo. Sono più cruciali i passi che facciamo ogni giorno, perchè è solo cosi che si può veramente vincere. Se pensi in questo modo, non potrai mai fallire. Mai. Gli esempi sono tanti, ma voglio usarne uno che mi affascina incredibilmente. Nel 2010 Dave Brailsford fu ingaggiato per compiere un progetto importante e alquanto arduo. Come manager generale e direttore delle performance il suo compito era quello di condurre il Team inglese Sky a vincere per la prima volta il Tour de France. Nessun ciclista inglese aveva mai vinto il Tour de France, quindi la sfida per Brailsford e per tutta la squadra ciclistica era enorme. Brailsford Invece di concentrarsi su come vincere il Tour de France (il successo) scelse un approccio diverso. Brailsford era convinto di un metodo che chiamò “l’aggregazione dei guadagni marginali”. Un sistema che si concentrava esclusivamente sul miglioramento continuo e costante dell’1 percento in tutto quello che il Team Sky faceva giornalmente. Lui credeva che se tutti gli aspetti del Team Sky fossero migliorati costantemente dell’1 percento il successo finale sarebbe arrivato da se. Tutto venne ottimizzato nei minimi dettagli, dalla dieta al tipo di allenamento, dall’ergonomia delle biciclette al peso delle ruote e cosi via. Furono analizzati e perfezionati dell’1 percento perfino i cuscini che gli atleti usavano per dormire, il gel utilizzato per i massaggi e addirittura fu migliorato il metodo per lavarsi le mani così da ridurre le possibilità di infezioni. Berdford credeva che questa cura maniacale di ogni dettaglio e questa continua ricerca della perfezione avrebbe potuto portare il Team Sky a vincere il Tour de France in cinque anni. Ma si sbagliava. Il Team Sky vinse il Tour de France in tre anni! Successivamente alle Olimpiadi del 2012, lo stesso team vinse il 70 percento delle medaglie d’oro. E l’anno dopo, nel 2013, il Team vinse il Tour de France di nuovo. Queste imprese sono state definite tra le corse di più successo nella storia del ciclismo negli ultimi 10 anni. La morale della storia è che non possiamo solo concentrarci sull’obiettivo finale, perché quel successo tanto desiderato non arriverà mai se non ci concentriamo sull’intero processo».

Perché qualcuno dovrebbe seguire questa sorta di viaggio virtuale?

«Seguire non è la parola giusta, preferisco usare la parola partecipare. Partecipare al viaggio in maniera attiva e non seguirlo in maniera passiva. La differenza è apparentemente minima, ma i risultati sono completamente diversi. Il metodo che utilizzerò è piuttosto raro e a mio parere innovativo. Generalmente, siamo abituati a vedere le imprese di esploratori e viaggiatori in modo passivo. Leggiamo le loro storie in libri o guardiamo documentari e film di Hollywood. Ma come possiamo alterare le imprese delle loro avventure nel momento in cui accadono? Di solito non possiamo. Ma nel caso di quest’avventura, per la prima volta, il pubblico avrà la possibilità di condurre il gioco, di scegliere le mete, le destinazioni e le attività durante il percorso. Con un semplice strumento di votazione, il pubblico deciderà che strada prendere o come proseguire il percorso, quindi l’avventura diventerà un’impresa collettiva e scolpita dalle scelte di tutte le persone. Questo sistema, darà la possibilità a tutti di poter vivere l’avventura e l’esperienza nella maniera più interattiva ed in tutta la sua totale evoluzione. Le decisioni prese insieme avranno un impatto incredibile sul viaggio e sul tipo di contenuto che il pubblico riceverà. Quindi questa avventura non ha solo lo scopo di intrattenere il pubblico ma anche di mostrare a livello pratico come poter affrontare un percorso simile. Tutte le informazioni e lezioni che impareremo insieme saranno utili a coloro che desiderano vivere un’esperienza simile. Mi auguro che ispireranno e daranno sicurezza a quelli che hanno voglia di viaggiare ma che non sono ancora pronti per farlo. In fondo, se nessuno di noi riesce a prevedere quello che potrà succedere domani, che senso ha illudersi di avere il controllo della propria vita? Viaggiare vuol dire imparare ad adattarsi, a modellarsi a territori e culture nuove, ed utilizzando questo sistema impareremo giorno per giorno come farlo insieme».

Pensi che questo possa essere un format televisivo?

«Sono convinto che questo potrebbe essere un interessante format televisivo, ma al momento voglio avere l’opportunità di costruirlo con le mie mani. Non sono una persona che ama fare compromessi, e inevitabilmente, quando la propria idea è nelle mani di persone che ne hanno il totale controllo, non è cosi facile mantenere una propria indipendenza riuscendo a portare avanti le proprie idee con coraggio e determinazione. Penso che questo sia un percorso di crescita per me che potenzialmente mi aprirà nuove strade, e quando queste opportunità si presenteranno valuterò attentamente il da farsi».

Quali sono i vantaggi per chi ti seguirà?

«Prima di parlare di vantaggi dobbiamo affrontare i problemi che si presentano oggi e capire con quali soluzioni affrontarli. Prima di tutto, a mio parere, manca una guida vera su come viaggiare. Ci sono moltissimi libri, guide e blog di viaggio, che si possono suddividere in tre categorie. Alla prima categoria appartengono le guide turistiche, che sono molto pratiche e dettagliate a livello informativo, ma che mancano di personalità e sono generiche perché costruite con l’intento di accontentare l’interesse del visitatore medio. Alla seconda categoria appartengono i libri di viaggio, le storie di persone che hanno compiuto imprese e avventure incredibili. Questi sono molto utili a livello motivazionale e possono essere utilizzati come fonte d’ispirazione ma mancano di praticità. Il loro intento e di condividere una storia, ma non il processo che ha portato a questa storia. Alla terza categoria appartengono i blog di viaggio. Molti di questi sono blog autocelebrativi che raccontano le esperienze di viaggio di persone comuni. Purtroppo il materiale presentato però non è organizzato in maniera cronologica o pratica da utilizzare, perché gli articoli possono essere dedicati a consigli utili a foto di paesaggi, a pensieri, opinioni o aforismi. Quindi creare un sistema e un approccio pratico per il lettore diventa molto complicato. Il problema principale, a mio parere, è che per chi ha intenzione d’intraprendere seriamente un percorso simile al mio, gli ostacoli sono tantissimi. Innanzitutto gli ostacoli personali, le insicurezze e le paure. Poi ci sono le pressioni sociali, il parere degli altri e la paura dell’ignoto. E poi ci sono i problemi pratici, organizzativi, logistici, e tutte le formalità importanti che sono fondamentali per la preparazione e per il “successo” di un’impresa di questo genere. Oltre a queste difficoltà ci sono tre fattori fondamentali che non vengono quasi mai discussi in nessuna delle tre categorie menzionate precedentemente. Queste sono la condizione fisica, mentale e psicologica che però hanno un impatto estremamente fondamentale in viaggi di questo genere. Mettere tutti questi pezzi insieme, richiede esperienza, tempo, dedizione e capacità che non tutti hanno. E non c’è un sistema che spieghi ed elabori tutti questi aspetti in una maniera facile da seguire. Quindi la maggior parte delle persone decide di non fare nemmeno il primo passo, perché la mole di lavoro è troppo grande e scoraggiante. Il metodo che sto utilizzando io invece ha come obiettivo di creare un sistema pratico e logico da seguire per chiunque sia desideroso di viaggiare. Condividendo tutti gli aspetti della realizzazione di quest’avventura, il pubblico avrà la possibilità di capire esattamente tutti i passi necessari per la realizzazione di un percorso simile, dall’inizio alla fine. L’avventura non sarà solo una fonte d’ispirazione, ma un sistema che guiderà il viaggiatore passo dopo passo alla scoperta dell’ avventura. Inoltre, avendo la possibilità di seguire gli eventi nel momento in cui accadono e di scegliere come comportarsi, le persone potranno capire in maniera più efficace come affrontare gli ostacoli che si presenteranno durante il percorso e come affrontarli da un punto di vista pratico, logico e psicologico. Il bagaglio di esperienza e la cronologità delle lezioni che impareremo giorno per giorno daranno la possibilità a qualsiasi persona di replicare questo sistema nelle proprie avventure di viaggio».

Biografia: Cresciuto in un piccolo paese siciliano, Angelo “Superjab” Lo Presti sognava di lavorare a Hollywood. Trent’anni dopo, ha visto gran parte dell’Europa, Australia, Sud Est Asiatico, Cina, Mongolia, Russia, gli Stati Uniti e il Canada. La prossima meta: Sud America! Hollywood può attendere. Superjab sta partendo per una nuova missione. Un viaggio dal Golfo del Messico alla “Tierra del Fuego” La missione inizia il 1 Gennaio 2015.  Segui l’avventura su superjab.com, facebook, twitter.

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