Questa mattina è stata notificata all’amministrazione comunale l’ordinanza del Tar che sospende la zona pedonale. Al comune toccherà mettere in pratica il provvedimento, ma la vicenda non si chiuderà dopo questa decisione. Anzi, il fronte favorevole e quello contrario all’isola pedonale sono pronti a darsi battaglia. Politici, commercianti e cittadini, che in questi mesi si sono scontrati in due fazioni diverse, però dovranno trovare un’intesa per risolvere una questione che si trascina da troppo tempo. Alessandro Russo, esponente “renziano” del Partito Democratico di Messina ed ex presidente del V Quartiere, pensa a qualche correzione del piano originario dell’amministrazione Accorinti e auspica che l’eterna campagna elettorale si concluda al più presto. Una contrapposizione di cui è responsabile, sottolinea Russo, anche il gruppo comunale del Pd locale. Intanto l’esponente democratico, per rilanciare l’isola pedonale, ipotizza un potenziamento del trasporto pubblico e «una politica di tariffe per la sosta che stimoli l’automobilista a lasciare la propria auto e prendere il mezzo pubblico».

Una città come Messina, con gravi problemi legati al traffico, può avere un’isola pedonale?

«La risposta che darò non riguarda solo Messina, ma in generale tutte le città italiane, che vivono più o meno analoghi problemi di congestionamento dovuto al traffico veicolare. Il punto è ipotizzare prospettive di futura migliore vivibilità complessiva per la città, e quindi, occorre investire energie verso politiche di pedonalizzazione dei centri commerciali e dei centri storici, che in genere coincidono e che a Messina, per ragioni legate alla ricostruzione post terremoto, sono distanti. La risposta ai centri congestionati non è lasciare le cose come stanno, assecondando senza porre rimedio i flussi di traffico, bensì quella di liberare le aree transitabili, di renderle fruibili ed accessibili comodamente coi mezzi pubblici. Pedonalizzare vuol dire restituire vivibilità ai centri urbani, costituisce una base di partenza per la rivitalizzazione degli spazi, significa – infine – restituire ai cittadini la possibilità di vivere appieno spazi preclusi. Certo, occorre introdurre le aree pedonali con intelligenza, sfavorendo il mezzo privato e premiando il mezzo pubblico, realizzando spazi di raggiungimento facile per tutti i cittadini. Ma siamo chiari: la tendenza, soprattutto a Messina, deve essere questa».

Non sarebbe il caso di ripensare, prima di tutto, all’urbanistica della città?

«Esattamente collegato a quanto dicevo prima. Per “aprire” il centro, occorre renderlo facilmente raggiungibile. Per fare questo, bisogna puntare sui servizi di trasporto e sul generale alleggerimento del carico urbanistico. Non si possono chiudere le strade centrali senza prima aver studiato la pianta della città e la dotazione dei propri servizi. Significa capire che occorre portare al centro oltre la metà di messinesi che vive in collina o lungo le coste. Ecco perché, un’occhiata alla cartina va data. Concentrandosi su quei servizi che rendono l’introduzione delle isole pedonali non penalizzante».

Perché a Messina non si riesce a trovare un’intesa neanche su un’isola pedonale?

«La politica messinese è da tempo arroccata sulle proprie bandierine. Non si ha a cuore le sorti della città, il suo generale risollevamento. Il Consiglio comunale non riesce a dare quell’indirizzo politico che pure gli spetterebbe, e la Giunta appare chiusa e sorda nel perseguire i propri obiettivi, spesso dando l’impressione di calarli sul tessuto cittadino. Ci sono ragioni e posizioni condivisibili su entrambi i fronti e la situazione politica, con la Giunta priva di maggioranza consiliare, dovrebbe stimolare la discussione e il dialogo. Ma temo che a Messina si sia caduti nell’errore della campagna elettorale permanente, per la quale conta più la posizione testimoniale, piuttosto che una sana e dura azione amministrativa che obbligherebbe Consiglio e Giunta a costante confronto. Aggiungo che la infinita vicenda del ricorso amministrativo del candidato Calabrò aggiunge ulteriore incertezza, e vede il PD messinese allo sbando politico, tra chi crede che si debba aspettare l’esito del ricorso, chi vuol procedere come se il ricorso non ci fosse, chi, infine, non vuol sentirne di dialogare con l’amministrazione. E così, il nostro gruppo, che avrebbe la responsabilità politica maggiore, continua a dare solo segnali di impalpabilità progettuale e ideale, non mette a frutto la propria forza politica. Ed è un danno grave per Messina».

L’idea originaria dell’amministrazione comunale ha qualche limite? Se si quale?

«Sì, ce l’ha. E io spero che risolvano questo aspetto. Alcune vie potrebbero essere escluse dal piano originario. Mentre altre potrebbero essere inserite, come sostiene qualcuno in Consiglio comunale, come ad esempio il Viale San Martino. Sicuramente occorre immaginare un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, che ad oggi è carente, per far raggiungere il centro da tutta la città, anche i suoi abitanti più periferici. E infine, una politica di tariffe per la sosta che stimoli l’automobilista a lasciare la propria auto e prendere il mezzo pubblico. Come vedete, sono tutte cose concrete, che richiedono paziente dialogo, ma nulla di impossibile… ».

Una città del sud come Bari riesce a gestire con successo un’isola pedonale, grazie ad iniziative come il park&ride, il park&train, il bikesharing e il biciplan comunale. E’ utopia tutto questo a Messina?

«A Bari, l’illuminata amministrazione del sindaco Emiliano ha puntato sin dall’inizio su un concetto-chiave: la città deve essere liberata dal traffico e deve diventare accessibile e vivibile a condizioni possibili per tutti. Si è giustamente pensato che una città che voglia tornare ad essere competitiva e viva deve investire sulle nuove tecnologie di trasporto e sulle nuove modalità di trasporto. Si è individuato l’obiettivo di restituire essenzialmente spazi pubblici alla città. Si è compreso che l’isola pedonale restituisce spazi alla vivibilità e alla comunità. E conseguentemente si è puntato su questo. Nonostante fossero mosse inizialmente indigeste alla maggioranza dei cittadini. Ma in maniera ostinata e un po’ capoccia, si è fatto questo. E’ stata una visione strategica, ma che sul lungo periodo ha pagato, trasformando Bari in un gioiello di vivibilità che dovrebbe costituire un esempio per Messina. Perché dimostra che un’idea forte di città (la città vivibile ed accessibile) è la base per tutte le vere trasformazioni. E si può fare ovunque, anche a sud».

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