Perché un simile atteggiamento? – “Sbirru i medda”. È questa una delle frasi più volgari che alcuni cittadini di Messina rivolgono, spesso e volentieri, alle forze dell’ordine. Polizia, carabinieri, guardia di finanza. Non c’è differenza per il “messinese medio”, che tende a considerare la donna e l’uomo in divisa come un nemico, un personaggio da tenere alla larga. Per alcuni, addirittura, è una “vergogna” parlare e confrontarsi con un membro delle forze dell’ordine. Probabilmente molti poliziotti, carabinieri, finanzieri si chiedono il perché di tutto questo odio. Qualcosa che cresce soprattutto nei quartieri più “agitati” della città dello Stretto. Così quando si vede passare una volante si sta subito “attenti”, si smette di parlare per alcuni secondi e si mandano “malanove” agli agenti di turno che vengono ricoperti da aggettivi poco rispettosi. Non è difficile, se si frequenta alcuni luoghi di Messina, scorgere qualche personaggio con vecchi problemi con la giustizia che urla in faccia a un carabiniere e lo apostrofa con diverse parolacce.

Atteggiamenti dovuti a un retaggio mafioso – “U sbirru fa a spia”. Eccola un’altra frase tipica, che da queste parti è un cavallo di battaglia non solo di delinquenti, ma anche di gente cosiddetta “comune”. Spesso si vuole insultare un amico o un conoscente etichettandolo come “sbirru” che fa la spia, che rivela un segreto ad altri. Il poliziotto è considerato come una sorta di “traditore” del territorio, di spia dello Stato. Già, lo Stato. È qui che si pone il nocciolo della questione. La storica contrapposizione tra istituzioni e criminalità organizzata. Si, perché queste affermazioni sul poliziotto o carabiniere di turno sono frutto di un retaggio mafioso. Il poliziotto, secondo questa visione, è qualcuno che “tradisce” la terra in cui vive. Non la “rispetta”, nel senso mafioso del termine, perché contribuisce a praticare la legalità e i principi costituzionali. Quindi il membro delle forze dell’ordine, secondo la visione di molti cittadini, dovrebbe stare zitto, girarsi dall’altro lato quando avviene qualcosa che dovrebbe essere punita ai termini di legge.

Viale Giostra, l’aggressione brutale a un poliziotto – In un contesto del genere non sorprende, purtroppo, l’aggressione a un poliziotto per le strade di Messina. La vicenda si è verificata due giorni fa, nei pressi del Viale Giostra. Come si apprende da un comunicato stampa diramato dalla Questura della città dello Stretto, «lo hanno tamponato violentemente ed intenzionalmente lungo via Manzoni. Lo hanno poi minacciato ed insultato pesantemente e, forti del numero – erano in quattro – lo hanno aggredito a calci e pugni al volto ed al costato riducendolo a terra. I protagonisti della vicenda sono quattro individui ed un poliziotto che ieri mattina stava raggiungendo la Questura per prendere servizio. Pochi istanti prima dell’aggressione, alle 07.00 circa, il poliziotto, a bordo della sua auto, aveva scansato per un pelo quella dei suoi aggressori che, ad altissima velocità, sfrecciavano lungo il viale Giostra. Infastiditi forse dall’agente che li invitava a rallentare e rispettare la segnaletica semaforica, lo hanno raggiunto e dato il via all’aggressione persistendo ulteriormente anche quando la vittima si è qualificata come poliziotto ed ha tentato di chiamare la Sala Operativa. Solo il sopraggiungere di alcuni cittadini li ha fatti desistere e scappare. La fuga è durata poco però perché, pochi minuti dopo, in via Garibaldi, i quattro malviventi hanno perso il controllo dell’auto che si è ribaltata. Abbandonato il mezzo, hanno cercato di far perdere le loro tracce. Uno dei quattro è stato velocemente individuato in via A.Martino mentre, claudicante per l’incidente appena occorso, si nascondeva maldestramente tra le auto in sosta. Dovrà rispondere di rapina impropria – insieme ai complici ha strappato via il telefonino all’agente che cercava di chiedere ausilio – minacce, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni».

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