La legge di Stabilità e il pozzo dei fondi europei – La legge di Stabilità parla chiaro. Per finanziare l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, il governo guidato da Matteo Renzi utilizzerà i soldi del Piano di Azione e Coesione, ovvero i fondi europei assegnati da Bruxelles alle regioni del sud Italia. A sancirlo è l’articolo 12 della legge di Stabilità 2015, ovvero quello che prevede l’abolizione dei contributi previdenziali per chi assumerà a tempo indeterminato. Al terzo comma dell’articolo si disciplina come il governo di Roma finanzierà quell’intervento prendendo i soldi proprio dal Piano di Azione e Coesione. Un’operazione che peserà in totale per tre miliardi e mezzo di euro: un miliardo l’anno verrà sottratto alle regioni del sud per il periodo compreso tra il 2015 e il 2017, mentre nel 2018 saranno deviati da Roma altri 500 milioni di euro. Un’operazione che era stata annunciata nelle scorse settimane dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che aveva “rimproverato” le regioni meridionali per questa loro “incapacità” amministrativa.

La cultura dei fondi europei – Una tirata d’orecchie che aveva riguardato soprattutto la Sicilia. Guarda caso, tra il 2007 e il 2014, l’isola del Mediterraneo è riuscita a spendere appena la metà dei quattro miliardi di fondi strutturali messi a disposizione da Bruxelles. Ancora più tragica la situazione del piano: sempre nel piano operativo settennale 2007/2014 alla regione siciliana sono stati assegnati due miliardi e 631 milioni di euro, ma soltanto duecentomila euro risultano essere stati impegnati fino ad ora. Come si può notare dagli anni menzionati, non si tratta di un limite dell’attuale governo di Rosario Crocetta, ma è una questione che affonda le radici nelle istituzioni sicule a prescindere dal colore politico. In realtà una parte del nostro Paese, ancora, non è riuscita ad entrare nell’ottica di spendere i preziosi fondi europei. Non si capisce che servono dei professionisti, gente onesta in grado di avere le capacità di comprendere i vari bandi e la centralità di queste miniere d’oro, in particolar modo in un’epoca come la nostra.

Corsa contro il tempo, ma negli ultimi due anni c’è stato un miglioramento – Proprio sulla questione fondi europei, in Sicilia, si gioca a scaricarsi le responsabilità. Il governatore, Rosario Crocetta, ha rimproverato comuni e università di essere i veri ritardatari nella certificazione della spesa europea: «I maggiori ritardi nella certificazione della spesa europea appartengono ai Comuni e alle Università. Bisogna invertire questa tendenza nonostante negli ultimi due anni la nostra capacità di spesa sia aumentata e siamo già al 46 per cento». E per quanto riguarda i fondi, il presidente ha polemizzato col sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «Lui continua a chiedere il commissariamento della regione, ma il primo da commissariare sarebbe lui che su 45 milioni di euro di fondi europei ne ha speso solo pochi». Al di là dei soliti battibecchi è rimasto poco tempo per spendere gli altri fondi europei. Entro il 31 dicembre si devono ancora spendere e certificare più di 500 milioni del Po Fesr. Impresa difficile, ma non impossibile. Soprattutto considerando l’accelerata dell’amministrazione Crocetta nella spesa di questo denaro: dal 31 ottobre 2012 alla stessa data del 2014, si è passati da 848 milioni di spesa certificata (in cinque anni) a 2 miliardi e 112 milioni, un incremento pari al 249 per cento e negli ultimi 17 mesi la spesa certificata è cresciuta di quasi un miliardo. Un buon punto di partenza, ma si deve fare di più per non dover restituire a Bruxelles una quantità cospicua di fondi.

© Riproduzione Riservata

Commenti