Il senso di un museo  è quello di ricercare, acquisire, conservare ed esporre le testimonianze  materiali ed immateriali delle attività dell’uomo e del suo ambiente, e tutto nella speranza serva alla crescita continua del suo progetto di fondo, che poi è lo sviluppo pieno della persona umana. È l’uomo al centro di questo progetto, che nasce come progetto politico, nel senso più alto del termine, cioè come protezione e sviluppo della Polis e delle sue capacità, e chiaramente risente del momento di ripiego, di confusione e di smarrimento in cui versa tutta la società attuale. È bello quindi assistere all’inaugurazione di un museo in tutte le città, ancora più gradevole sapere che la città è Palermo. Una città con diversi musei, vista la storia multiforme dal punto di vista culturale, si arricchisce  di un del Museo delle Scienze intitolato a Margherita Hack, la grande astrofisica, presso l’istituto Damiani Almeida.

Nel corso dell’inaugurazione l’assessore Barbara Evola, con le deleghe alla Scuola e Realtà dell’infanzia  ha dichiarato: «Il museo delle Scienze rappresenta per noi un modello di buona scuola. È per questo che, insieme ai musei degli altri istituti che sono presenti a Palermo, vogliamo creare un circuito virtuoso da trasformare in un ulteriore polo di attrazione per il turismo scolastico nella nostra città». Ha espresso poi vivo apprezzamento per «l’incredibile lavoro, frutto esclusivamente di amore e passione, svolto dai docenti che hanno lavorato per anni per il recupero di tutto il materiale che oggi è custodito nelle teche e per il contributo dato dai ragazzi, sia per la loro attività di ricerca, sia perché sono delle ottime guide all’interno del museo».

«Ancora una volta,» – ha poi concluso l’assessore Evola – « la scuola si apre al quartiere e alla città e diventa un’occasione di crescita culturale per tutti». Ecco un altro punto nodale della funzione museale. Essere nel corpo e nell’anima della gente, essere il punto fermo dal quale si diramano le idee e gli spunti della conoscenza. IL museo non è effimero, non è un puro atto di custodia, e non dovrebbe essere fagocitato dalle mostre, che a diversi livelli ospita, ma fungere da elemento catalizzatore anche istituzionale ed espletare un forte compito didattico. Nel caso di un museo della scienza le cose si complicano. In particolar modo se deve servire alla formazione di giovanissime coscienze. Perché le piccole anime sono in evoluzione e la scienza allo stesso modo.

Uno degli esempi migliori dal punto di vista della crescita sia culturale che emotiva per i ragazzi è  il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, dove i lavori che mirano alla crescita culturale non tendono verso la semplice visione didattica o verso la produzione di semplici cose, ma tendono a sviluppare approcci educativi e metodi di indagine, che provano a sviluppare la conoscenza e la comprensione reale della scienza, della tecnologia e del mondo in generale. Non si può ridurre l’ attività scientifica, di un museo alla semplice cura e conservazione, né alla semplice attività didattica delle mostre.

Forse per questo sarebbe utile accogliere il sogno dei ragazzi di imparare attraverso il gioco, sfruttando una pedagogia antiautoritaria, improntata sulla pedagogia tolstojana, basata sul rispetto e sull’esempio, come suggeriscono menti illuminate. Si possono sfruttare le individualità dei  giovani, le loro abilità e competenze da acquisire attraverso esperimenti. I bambini e i giovani hanno fame di ascolto, di cura, di attenzione. Ma al tempo stesso di una guida che non rappresenti la figura di uno scienziato che sa tutto ma solo quella di una persona che conosce già il cammino. Il museo di Milano sviluppa questi percorsi attraverso la piattaforma della Tinkering Zone, un procedimento esperienziale di apprendimento sviluppato dall’Exploratorium di San Francisco a partire da esperienze e ricerche del MIT, con un forte potenziale per lo sviluppo di innovazione, creatività e motivazione.

Viene considerata oggi come una modalità molto efficace nel coinvolgere persone con diversi livelli di esperienza e interesse nell’esplorazione di concetti, pratiche e fenomeni legati alla scienza. E il nostro augurio e speranza è che il Museo della scienza di Palermo possa alimentare queste dinamiche, e far arrivare veramente al cuore della gente il contesto intellettuale del mondo scientifico, specialmente tra i ragazzi come auspicato da Barbara Evola.  Usiamo le parole di Margherita Hack «Il progresso della conoscenza avviene perché noi possiamo basarci sul lavoro dei grandi geni che ci hanno preceduto», e chiaramente passare ai giovani attraverso l’esperienza giocosa è uno delle maniere migliori di alimentare il progresso.

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