Una notizia nota da tempo – Niente di nuovo sotto il sole. L’addio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era noto da tempo. Lo si sapeva nel momento in cui era stato rieletto dai limiti dell’attuale classe politica. Lo aveva ribadito e lasciato trapelare in diverse occasioni. Prima l’approvazione della legge elettorale e dopo un passo indietro. Il capo dello Stato, in questo secondo mandato, è stato una sorta di traghettatore. Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, continuano a confrontarsi sul Patto del Nazareno ed entro stasera dovrebbero raggiungere l’intesa definitiva per accelerare sulle riforme costituzionali, Giorgio Napolitano dovrebbe lasciare entro fine anno. Ecco il motivo del premier di sbrigarsi e non farsi rallentare dalla palude parlamentare. Il presidente della Repubblica, infatti, vorrebbe lasciare con la convinzione e la certezza di dare al Paese una governabilità fondamentale per rilanciarsi in ambito economico e lavorativo. Napolitano vuole stare tranquillo con la propria coscienza e quando farà il passo indietro, saprà di averlo fatto dopo aver svolto nel migliore dei modi il proprio lavoro.

Il traghettatore dalla Seconda alla Terza Repubblica? – Napolitano il traghettatore, si perché se venisse approvata la legge elettorale in tempi brevi, il capo dello Stato sarebbe quel presidente che trasporterebbe l’Italia dalla Seconda Repubblica alla tanto agognata Terza Repubblica. Un compito non facile, soprattutto in questi tempi difficili dal punto di vista sociale e politico. Negli anni della fine del berlusconismo, della crisi economica scoppiata nel 2008 e dell’emergere dei populismi, Giorgio Napolitano è stato il punto di riferimento per l’Italia. L’ancora di salvezza quando la nazione aveva perso ogni credibilità internazionale. Il presidente Napolitano ha dovuto fare argine all’emergere dei “sentimenti del complotto”, a tesi, come quelle delle trattative tra Stato e mafia, che lo hanno ferito. Si, la testimonianza lucida al processo di Palermo è stato uno dei suoi ultimi atti. Forse il più importante. Adesso le condizioni fisiche e di salute impongono riposo. Il Capo dello Stato lascerà nelle prossime settimane e già si è scatenato il toto nomine.

L’importanza del rispetto – Neanche fossimo in pieno calciomercato. Si sa, fa parte del gioco. E allora Emma Bonino, Walter Veltroni e Graziano Delrio rimangono in pole per sostituire l’attuale presidente della Repubblica. Staremo a vedere. Nel frattempo i piani di Matteo Renzi sono cambiati. Il premier deve stringere i tempi sulle riforme costituzionali, almeno su quella elettorale. Non sarà facile, perché Forza Italia al suo interno è divisa, come hanno mostrato le ennesime esternazioni di Raffaele Fitto. La situazione è in rapida evoluzione, ma sarebbe necessaria una buona dose di rispetto. È la parola chiave che dovrebbe animare la classe politica nelle prossime settimane. Rispetto per il capo dello Stato, per le sue condizioni di salute, per il ruolo che ricopre e per ciò che rappresenta. Rispetto e non ingiurie, come è accaduto nell’ultimo periodo. Sarà la storia a giudicare Giorgio Napolitano e non qualche politico in perenne campagna elettorale che ha l’obiettivo di racimolare un voto in più. Rispetto per un uomo che ha servito l’Italia, anche quando gli è stato chiesto di proseguire nel suo compito. Rispetto per chi ha accettato di essere “lo sfogo” di una parte arrabbiata del Paese. Nelle settimane dell’abdicazione di re Giorgio serve rispetto se si vuole davvero bene all’Italia e si pensa in maniera costruttiva al futuro del Paese.

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