Ok dal Senato, no dalla Sicilia – La mobilitazione è in campo da tempo. Con la campagna “U mari nun si spirtusa”, Greenpeace, associazioni ambientaliste di varia natura e dimensione e il Movimento 5 Stelle hanno costruito barricate contro il decreto Sblocca Italia, che facilita e snellisce gli iter procedurali per la ricerca e il prelievo di petrolio e gas dal sottosuolo. Sia dai fondali marini sia sulla terraferma. E ora che lo Sblocca Italia ha ricevuto un ok sudato dal Senato, agli ambientalisti si è unito anche l’Anci Sicilia. Ma le pressioni maggiori non sono direttamente sul governo nazionale, perché l’obiettivo è mobilitare la Regione, ovvero il pesce più grosso possibile da sguinzagliare contro Palazzo Chigi. E il presidente Crocetta ha risposto così: «Non si può dare un’autorizzazione per una trivellazione senza verificarne gli impatti paesaggistici, archeologici e ambientali, ma rispetto alle liberalizzazioni previste dallo Sblocca Italia, noi in un protocollo abbiamo imposto dei paletti che ci consentono una gestione delle trivellazioni meno selvaggia rispetto a quello che si prefigura a livello nazionale».

Braccio di ferro tra Stato e Regione – Insomma, dice Crocetta, quella “deregolamentazione selvaggia” che gli ambientalisti contestano allo Sblocca Italia sarà mitigata e controllata dalla Regione Sicilia. Questo, però, di fatto apre un braccio di ferro tra il governo siciliano e quello nazionale, dal momento che nel decreto è previsto che sia lo Stato ad occuparsi di tutte le valutazioni d’impatto ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione di gas e petrolio. Sottraendo queste procedure alle regioni. E se da un lato Palazzo dei Normanni ha varato un provvedimento che obbliga Crocetta ad agire contro le trivellazioni, dall’altro restano da individuare i margini di manovra che i territori avranno nei confronti dello Stato. Proprio su questo aspetto la levata di scudi è stata generale e punta all’impugnazione da parte della Regione Sicilia dell’articolo 38 dello Sblocca Italia davanti alla Corte Costituzionale. Cosa che la Regione Campania ha già annunciato di essere intenzionata a fare.

Dall’articolo 18 all’articolo 38 – «La Costituzione, così come lo Statuto e l’autonomia della Regione siciliana – ha dichiarato Paolo Amenta, vicepresidente dell’Anci Sicilia – garantiscono la concertazione e il confronto con il territorio per stabilire quale deve essere il suo futuro». Perciò l’articolo 38 dello Sblocca Italia – ha concluso Amenta – «è incostituzionale, non avendo consultato il territorio sul futuro del proprio sviluppo». Per questo, intanto, l’Anci ha fatto ricorso al TAR contro il provvedimento del governo Renzi e ha chiesto a tutti i Comuni dell’isola di aderire alla proposta di abrogazione dell’articolo 38, che potrebbe dare vita a un referendum se sarà sposata anche da almeno altre quattro regioni italiane. E c’è un Comune, in particolare, che non ha perso tempo ed ha accolto l’invito dell’Anci. Lo scorso 8 novembre il consiglio comunale di Pantelleria ha approvato all’unanimità un documento rivolto direttamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, chiedendogli di rivedere «le norme del Decreto “Sblocca-Italia”, e in particolare l’articolo 38, che ha un impatto diretto sui territori e sul mare della nostra Regione, in quanto estromettono i territori interessati dai processi decisionali». E, contestualmente, Pantelleria chiede a Crocetta di impugnare l’articolo 38 presso la Corte Costituzionale.

Proteste e proposte – In questa battaglia c’è in campo anche l’Unesco, che ha nella Sicilia la regione col maggior numero di siti protetti a livello europeo. Greenpeace è scesa in piazza ieri a Licata, insieme al Movimento 5 Stelle e a molti tra comitati, associazioni e liberi cittadini. Erano circa 200 in quella che è stata una manifestazione nazionale contro le trivelle. Non solo protesta, per fortuna. Perché l’altro ieri, a Roma, alla Camera dei deputati, i 5 Stelle hanno incontrato un équipe di esperti che si occuperanno di studiare soluzioni alternative alle trivelle. Si tratta di Alessandro Giannì, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Giacomo Cortese, esperto di diritto ambientale, Domenico Macaluso, profondo conoscitore dei fondali marini e dello pseudo vulcanesimo sedimentario, oltre a un membro del comitato “Stoppa la piattaforma”, incaricato di illustrare gli effetti che l’Airgun, uno strumento utilizzato per la ricerca e la prospezione in grado di generare onde sismiche, ha su flora, fauna e habitat marino. Sicilia mobilitata contro le trivelle, dunque, a difesa dell’ambiente e del proprio patrimonio artistico e culturale. Che ogni tanto ci si ricorda di avere e anche che va protetto. Ma non solo quando esso è minacciato.

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[Foto Greenpeace/Gabriele Mastrilli]

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