“Ma chi ci trasi ca nostra cucina?” – Togliere dal menù siciliano il pesto alla Genovese non è una grande novità. Anzi, per qualcuno è un sospiro di sollievo. “Ma chi ci trasi ca nostra cucina?”. Lo noteranno in pochi l’assenza del pesto, perché molti, per fortuna, sono legati ai piatti tipici della Trinacria: pasta ‘ncaciata, pasta con le sarde, braciole di pesce spada, cannola e se dovessi fare l’elenco di tutte le prelibatezze siciliane perderei troppo tempo. Sta di fatto che con questo ben di Dio, il pesto alla Genovese passa in secondo piano, anzi facciamo in terzo. Nonostante ciò, è una disgrazia per molti che stanno mandano “malanove” a chi ha deciso di “rinviare a giudizio” nell’ambito dell’inchiesta sulla formazione professionale “Corsi d’oro” il pesto alla Genovese. Sono verdi dalla rabbia. Ora come faranno senza i loro amati banchetti, in cui il pesto alla Genovese era il piatto principale? Quello che attirava gente e la “convinceva” ad andare alle cene di improbabili consiglieri di quartiere e non solo? Si, perché il pesto alla Genovese, nella zona di Messina, aveva un certo ascendente sui cittadini.

Un piatto che saziava – Era la portata principale, quella riempiva “la panza” e non solo. Del resto chi sarebbe mai andato alla festa di compleanno del consigliere di quartiere di quel villaggio messinese se nel menù non ci fosse stato il pesto alla Genovese? Non tutti i siciliani si accontentano di un po’ di focaccia e un paio di arancine. Da qualche mese, però, qualcosa è cambiato. Per la disperazione di una parte di Messina il pesto alla Genovese è scomparso dai menù di ristoranti e trattorie. Solo prodotti tipici siciliani, autoctoni. Esulteranno e saranno contenti i veri appassionati della Sicilia e in questo caso della città dello Stretto, che sono legati agli aspetti originari della loro terra. Rimarranno a bocca asciutta, invece, tutti coloro che in questi anni si sono rimpinzati di pesto alla Genovese. Lo hanno fatto fino a esplodere. Ingordi e insaziabili hanno mangiato fino alla sfinimento. Sembrava non sapessero fare altro e così hanno dimenticato l’originalità “culinaria” della Sicilia.

Novità sullo scandalo “Corsi d’oro” – Mettendo da parte i temi della cucina messinese e in generale siciliana e volendo parlare, adesso si, di politica, c’è da raccontare che nelle ultime ore, per quanto riguarda l’ormai celebre scandalo della formazione, sono stati rinviati a giudizio il deputato nazionale del Pd Francantonio Genovese e il deputato regionale Franco Rinaldi. Il gup di Messina, Monica Marino, ha deciso che il parlamentare dovrà presentarsi il 25 febbraio davanti alla prima sezione penale del Tribunale, insieme ad altri 21 indagati. Oltre ai due noti esponenti democratici sono stati rinviati a giudizio l’esponente del Pd dei Nebrodi, Salvatore Lamacchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio, l’ex consigliare del Pd Elio Sauta, Elena e Giovanna Schiro’, il commercialista Stefano Galletti, Giuseppina Pozzi, Liliana Imbesi, Concetta Cannavo’, Natale Lo Presti, Chiara Schiro’, Graziella Feliciotto, Carmelo Capone, Natale Capone, il costruttore Orazio De Gregorio, Paola Piraino, Francesco Buda, Salvatore Natoli, Antonino Di Lorenzo, Carmelo Favazzo. Mentre Genovese e Rinaldi sono stati prosciolti dall’accusa di peculato e truffa, tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al peculato e truffa aggravata, falso in bilancio e reati contro la pubblica amministrazione. Va beh, almeno a loro, se ne avranno ancora voglia, si potrebbe dare un po’ di pesto alla Genovese.

© Riproduzione Riservata

Commenti