Saro Visicaro è presidente del “Comitato La Nostra Città” ed esponente di lungo corso dei Radicali di Messina. Nella città dello Stretto rappresenta quello che potremmo definire “società civile”. Una delle battaglie principali del Comitato che presiede è legato al trasporto via mare e quindi, soprattutto dopo l’ennesima sabbia che ha invaso l’approdo di Tremestieri, questa tematica è tornata d’attualità. Un problema che la città di Messina si trascina da troppo tempo, mentre i cittadini continuano a pagare i limiti del porto della zona sud. Inoltre a Saro Visicaro abbiamo chiesto, in prospettiva futura, quali sono le battaglie dei Radicali nella città dello Stretto. 

Lei è presidente del “Comitato La Nostra Città”. Quali sono i vostri obiettivi?

«Il “Comitato La Nostra Città” è stato fondato il 25 aprile del 2000 a seguito di una petizione popolare sottoscritta da 7 mila cittadini, con la quale si chiedeva la chiusura definitiva dell’approdo nella Rada S. Francesco. L’obiettivo ancora oggi rimane lo stesso perché i problemi rimangono immutati».

Che rapporto avete con l’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Renato Accorinti?

«Con l’amministrazione Accorinti non esiste rapporto alcuno. Nonostante il Comitato fosse presente nelle liste del candidato a sindaco con tre rappresentati, non c’è mai stato l’auspicato confronto e la necessaria sinergia sulla questione del traghettamento nello Stretto. Già in campagna elettorale Renato Accorinti improvvisò una conferenza stampa nella quale propose di trasferire tutto il traffico gommato al molo Norimberga. Fummo sul punto di dichiarare le nostre dimissioni dalle liste (pur se inutili per legge), ma poi per responsabilità preferimmo non assumere la parte di coloro che creano problemi. Alla luce di quello che è accaduto, sbagliammo a non troncare subito il rapporto».

Cosa rimproverate al primo cittadino e alla sua amministrazione?

«All’amministrazione rimproveriamo l’assoluta mancanza di coerenza. Sia per quanto riguarda il traghettamento sia per tutto il resto. I fatti contraddicono le dichiarazioni d’intenti. I proclami e i programmi elettorali rimangono soltanto parole vuote. Abbiamo fatto una lunga serie di proposte mai considerate o discusse. Il sindaco è appiattito sulle posizioni dell’Autorità portuale, mentre dovrebbe portare avanti soluzioni diverse. Per esempio abbiamo proposto la creazione di un ufficio speciale per seguire tutte i passaggi dell’appalto del nuovo porto a sud. Suggerimmo anche di affidare tale ufficio all’ing. Sciacca. Silenzio assoluto da Palazzo Zanca. Poi c’è la vicenda scandalosa dell’ecopass, delle ordinanze sballate, della firma all’accordo che consegna le aree della zona falcata all’autorità portuale, l’utilizzo dell’area dell’ex Fiera. E molto altro».

A quanto pare siete molto attivi sul fronte dei trasporti e della viabilità. Cosa ne pensate dell’approdo di Tremestieri e dei suoi continui problemi?

«Dell’approdo di Tremestieri pensiamo tutto il male possibile. Il “Comitato La Nostra Città” è stato dall’inizio contrario a quel progetto. Vedemmo immediatamente alcune assurdità a cominciare dall’orientamento sbagliato della diga di protezione. Stranamente all’epoca, nel 2002, Accorinti assieme a Signorino e ad altri sposò quel progetto. Anzi lo andò pubblicizzando in numerose occasioni in giro per la città coinvolgendo i traghettatori privati. Insomma un assurdo e acritico appiattimento per un progetto sbagliato».

L’approdo di Tremestieri viene spesso riempito dalla sabbia, a causa di mareggiate più o meno forti. Chi paga questo perenne disagio? Perché vengono sprecati tutti questi soldi per mantenere un servizio del genere?

«I costi di Tremestieri ricadono sui cittadini. Costi legati alle difficoltà di collegamento. Poi ci sono i costi legati al rifacimento della diga distrutta dalle onde e realizzata con cemento depotenziato e i costi del continuo servizio di eliminazione della sabbia. Costi che vengono affrontati dall’Autorità Portuale, ma che sono soldi pubblici. Su tutta questa vicenda abbiamo consegnato nei mesi scorsi un circostanziato esposto al Procuratore Sebastiano Ardita e stiamo aspettando gli sviluppi».

Potrebbe esserci un’alternativa a Tremestieri? Se si, quale?

«Oggi l’alternativa al nuovo approdo a sud è molto difficile. Sarebbe complicato rimettere in discussione il bando di gara con il rischio di perdere i finanziamenti. E’ però indispensabile non permettere l’intromissione dell’Autorità Portuale. Il comune è stato indicato dal dipartimento di Protezione civile come stazione appaltante. Quindi l’amministrazione è libera di procedere. Per questo motivo abbiamo suggerito un ufficio straordinario che seguisse tutta l’opera. Il Comitato a suo tempo aveva suggerito due alternative: Villafranca Tirrena area ex Pirelli oppure l’area di Giammoro. Sarebbero state le soluzioni ideali per i collegamenti autostradali e per l’estensione delle superfici, oltre alla vicinanza con la Calabria e Gioia Tauro in particolare. C’era pure un progetto pagato negli anni ’70 dall’amministrazione comunale, che prevedeva la localizzazione a Mili. Tutte soluzioni migliori dell’attuale e perciò abbandonate. Per chi ha il potere in questa città tutto deve rimanere così com’è».

La politica messinese sembra più ingarbugliata che mai. Quale futuro devono aspettarsi i cittadini?

«Il futuro della politica a Messina? Potremmo dire in Sicilia etc. Il nodo principale è il Pd. Dopo i guai giudiziari di Genovese c’è una vera e propria rincorsa ad occupare posizioni. Sia dentro il Pd che fuori. I posti di deputato nazionale e regionale che andranno a quell’area politica sono molto allettanti e gli aspiranti sono in tanti. Tutto questo ovviamente non significa fare politica. E’ soltanto occupazione del potere. Oggi alcuni personaggi stanno occupando molti spazi vuoti e dopo la fine di Crocetta si vedrà cosa succederà nel Pd».

In una città come Messina è complicato rilanciare i principi dei Radicali? Avete iniziative in programma?

«Sono radicale dal 1974 e dal referendum sul divorzio. L’obiettivo dei radicali, oggi, è sempre lo stesso. La lotta per una giustizia che tuteli i cittadini e in particolare quelli più deboli. E’ l’unica prospettiva per avere uno Stato di diritto e dei diritti. Tutto parte da questo. Lo sforzo che cerchiamo di fare è quello di aggregare un’area laica, democratica, libertaria. Possono sembrare principi “antichi”, fuori moda. Ma una civiltà occidentale, un Paese moderno non può prescindere da tutto questo. Oggi i vecchi e nuovi partiti hanno distrutto la democrazia, la rappresentanza parlamentare. I cittadini sono confusi e disperati. Distratti dall’energia oratoria di Beppe Grillo, oppure da spiriti mai sopiti di reazione a tutto ciò che appare come portatore di diversità. A Messina abbiamo proposto (anche qui inutilmente) la costituzione del Garante dei detenuti. E su certe idee assurde di nuova localizzazione del carcere di Gazzi daremo battaglia. Tra qualche settimana organizzeremo un dibattito sul film che racconta la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. Riproporremo le mille firme già raccolte per l’istituzione del Registro per il testamento biologico. Stiamo avviando la battaglia per la trasparenza degli atti amministrativi e dell’istituzione dei referendum propositivi e abrogativi comunali».

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