Mentre in Sicilia crescono le proteste contro le trivellazioni… – Buona parte dell’isola si mobilita per opporsi alle possibili trivellazioni nel Canale di Sicilia. Una battaglia trasversale che sembra unire sia il Partito Democratico regionale che il Movimento Cinque Stelle. Una lotta in cui in prima fila ci sono le associazioni ambientaliste come il Wwf e la Legambiente. Alle proteste si è unito anche l’Anci Sicilia e mercoledì prossimo il vice presidente dell’associazione dei comuni siciliani, Paolo Amenta, sarà ascoltato in commissione Ambiente per esporre la contrarietà degli amministratori siculi alle trivellazioni e chiederà al governatore, Rosario Crocetta, di impugnare davanti alla Corte costituzionale l’articolo 38 dello Sblocca Italia, ritenuto «incostituzionale, non avendo consultato il territorio sul futuro del proprio sviluppo». Una delle città più “movimentate” è Licata, mentre dal ministero dell’Ambiente ricordano come le ricerche e le estrazioni nel Canale di Sicilia si estenderanno in un area di quasi 13 mila kmq, per un totale di 10 milioni di barili estraibili. In questo contenzioso, in cui non si riesce a trovare un punto d’incontro tra progresso e rispetto della natura, si inserisce il film di Ficarra e Picone.

La Sicilia tramite il film di Ficarra e Picone – Si, “Andiamo a quel paese” è la pellicola che da giorno 6 novembre viene proiettata nelle sale cinematografiche italiane. A quanto pare gli incassi stanno andando molto bene e i due attori comici siciliani stanno sbaragliando, senza troppe difficoltà, la concorrenza. Ficarra e Picone sono due personaggi che riescono con bravura e umorismo a raccontare la Sicilia. L’hanno fatto in passato e sono tornati a farlo con “Andiamo a quel paese”. La loro forza sta nel parlare dell’isola del Mediterraneo senza volgarità, senza bisogno di ammazzatine e soprattutto senza citare solite mentalità e brutalità mafiose che siamo abituati a vedere in altri film. Che nervi quando la Sicilia viene dipinta in quel modo. Non perché non si vuole guardare in faccia la realtà dei fatti, ma perché sembrano (diciamo che sono) veri e propri “inni al mafioso e al delinquente” di turno. Film che guardano solo agli incassi. Invece Ficarra e Picone hanno il talento e l’intelligenza di coniugare la qualità alla quantità e così gli incassi sono assicurati.

La pensione, il vero petrolio della Sicilia – Detto ciò. Valentino e Salvo, in “Andiamo a quel paese”, lasciano Palermo a causa dell’assenza di lavoro e tornano al paese natio di Valentino, Monteforte. Qui, però, la situazione non è delle migliori. Se una volta il commercio delle arance e la loro esportazione all’estero aveva reso la località un luogo in cui si poteva vivere con serenità, oggi non è più così. Valentino e Salvo intorno vedono solo parenti e tutti, o quasi, sono vecchi. Ed è a questo punto che Salvo ha un’idea: ospitare a casa tutti i parenti (e nei paesi ognuno è parente dell’altro) per approfittare delle loro cospicue pensioni. Già, la pensione. Eccolo il vero petrolio di Monforte e di tutta la Sicilia. Le pensioni di nonni, vecchie zie e anziani genitori sono il pilastro (che barcolla a causa dell’età) tramite il quale la Sicilia dei nostri giorni si regge in piedi. Ficarra e Picone, in tempi di crisi economica, mostrano, in chiave ironica, l’importanza di una pensione. Al motto di “una pensione è per sempre”, i due cercano in tutti i modi, ma proprio tutti, di poter vivere con la delega pensionistica dei poveri sventurati. Eccola la ricchezza, l’oro nero della Sicilia. Il motivo che ancora non ha spinto migliaia di giovani a scendere in piazza per chiedere un lavoro. Però le pensioni, proprio come il petrolio, prima o poi finiranno e dopo non ci sarà più niente da ridere.

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