Manca “u travagghiu” – Emigro, dunque sono. È questo il concetto chiave tra i giovani siciliani. Dopo aver completato i loro studi, liceali o universitari, la maggior parte di loro decide di emigrare. Non si tratta però di uno sfizio, di un capriccio. È la necessità, è il contesto che non offre niente di meglio che cercare fortuna in altri lidi nazionali o esteri. Manca “u travagghiu” e purtroppo non è una novità. Non c’è la possibilità di costruirsi un futuro, di guardare con fiducia oltre la linea dell’orizzonte. Dunque si ripropone il film vecchio e un po’ noioso del ragazzo o della ragazza che decide di partire. Non c’è alternativa e a causa della crisi economica scoppiata nel 2008, anche i quarantenni e i cinquantenni sono stati costretti a fare le valigie. È un fenomeno troppo evidente per non essere notato. Basta guardarsi intorno. Quanti vostri amici o conoscenti sono andati via? Magari lo si nota quando si esce il sabato sera e si beve qualcosa in uno dei locali delle città siciliane, oppure si pensa all’esodo quando si gioca a calcetto e le difficoltà non sono più legate al trovare un “mischinu” che giochi in porta.

La prima conseguenza dell’esodo è la mediocrità – I problemi riguardano anche gli attaccanti. Pure loro devono lavorare e quindi meglio partire verso Milano, Torino o qualche Paese europeo o addirittura americano. È quasi un esodo biblico. Sorelle, fratelli, cugini, migliori amici, ex compagni di scuola, conoscenti, vicini di casa. Le città siciliane si stanno svuotando del futuro. Stanno scomparendo le generazioni che dovrebbero gestire e amministrare questa terra. Si dice che l’Italia non è un Paese per giovani, ma se si esaminasse il caso Sicilia si potrebbe dire che l’isola del Mediterraneo è una terra di fantasmi. Si, di sogni infranti, di affetti separati dal mare. Si è costretti a partire per cercare lavoro, perché la Sicilia è indaffarata a fare altro. È distratta dalla criminalità organizzata, dal clientelismo e dal familismo, dall’incompetenza e dalla mediocrità. Si, la mediocrità è un fattore determinante da queste parti. Se vanno via tutti, spesso i migliori, è ovvio che si hanno grosse difficoltà a trovare qualcuno che svolga un lavoro con serietà ed efficienza. L’esodo, dunque, produce mediocrità in tutti i campi.

Come evitare l’esodo? Non facendo figli – Lo si nota nel proprio contesto lavorativo, a scuola e quando si parla del più e del meno con amici o conoscenti. Del resto non potrebbe essere altrimenti. Quando avviene un esodo, quello che viene lasciato alle spalle è la polvere, una stanza vuota, magari piena di ricordi, ma priva di vita. La Sicilia rischia di diventare una strada deserta, con un po’ di immondizia lungo i marciapiedi, qualche cane randagio che passeggia lungo il percorso e dei lampioni che funzionano ad intermittenza. Una tristezza infinita, una bruttura insopportabile in una delle terre più belle del mondo. È ovvio che senza opportunità i giovani sono costretti ad andare via e quindi non sorprendono i dati secondo i quali il numero dei morti in Sicilia è maggiore rispetto a quello delle nascite. Ci si sposa, ma si hanno dei dubbi a fare dei figli. Per caso li si vuole condannare all’esodo perpetuo? Così si scopre che il saldo tra nascite e morti dei siciliani è negativo (-5.147). Dati negativi che riguardano tutte le province siciliane. La classifica è guidata da Messina con -1.953 unità e dal 2012 sono nati 1.820 bambini in meno, il dato peggiore a Caltanissetta, -11 per cento. A quanto pare dall’esodo allo spopolamento il passo è breve.

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