25 anni fa il Muro abbattuto dal popolo – Sono passati 25 anni da quelle settimane tumultuose che portarono alla caduta del Muro di Berlino. Settimane di proteste, settimane di esasperazione per quella barriera che da 28 anni limitava la libertà, separava affetti e persone prima che zone di influenza opposte. Uno scempio nella storia dell’umanità che fu abbattuto dall’entusiasmo che nacque per contro a quell’esasperazione, come il rinculo felice di un colpo di cannone sparato in segno di resa dal governo della Germania Est. La resa al desiderio di unità e di libertà. Berlino Est cedette ed emanò l’annuncio che iniziò a cambiare la storia: le visite a Berlino Ovest, e in Germania Ovest, erano finalmente permesse. Si poteva attraversare il muro senza timore di essere uccisi o incarcerati. Fu come aprire il Vaso di Pandora dei desideri berlinesi, e non solo dei loro: la gente scese in strada e decise che quel muro non serviva più. Non si accontentò di attraversarlo, era ora di abbatterlo.

L’ombra della luceVenticinque anni dopo, tutto è cambiato. La Germania, l’Europa, il mondo. Anche se spesso, come in questi mesi, gli echi di quegli anni di Guerra Fredda, delle fondamenta di quel muro, ancora si fanno percepire. Le smanie e le manie di Putin, il suo desiderio della Nuova Russia, hanno riportato in campo le tensioni di un tempo e hanno risvegliato il revanscismo, in verità mai sopito, di chi insieme al muro ha visto crollare l’impero sovietico. E ora vorrebbe ricostruirlo. Ma il mondo è cambiato, appunto, e non c’è spazio per nostalgici sogni di gloria che fomentino odio e ricreino le divisioni di un tempo. Per questo, oggi, intorno a quella che fu una barriera invalicabile ci saranno tre giorni di festa. Tre giorni in cui si guarderà al 1989 con gli occhi del 2014, per rafforzare la convinzione che nel 2014 il 1989 non è più possibile. E per stare sempre in guardia, allo stesso tempo, perché le ombre aleggiano ancora.

Un confine di luci – Ottomila palloncini accesi da ottomila led, in fila uno dietro l’altro per 15 kilometri. Quindici di quei 155 che un tempo furono di cemento e ora sono densi di memoria. Ognuno di quei palloncini può essere di chiunque da ogni parte del mondo, perché chiunque, da ogni parte del mondo, può lasciare idealmente appeso a uno di essi un pensiero, una storia, un’idea per un pianeta senza barriere. Saranno tutti raccolti sul sito fallofthewall25.com, in una gallery di ricordi e riflessioni sul e dal Muro di Berlino. Un muro che oggi, per tre giorni, è sottile e luminoso, è un “confine di luci”, come nell’idea dei fratelli Bauder, Marc e Christopher, che hanno progettato l’opera Lichtgrenze. Un’opera che si dissolverà alle 19.20 di domani, 9 novembre, quando gli ottomila palloncini luminosi verranno liberati dai loro supporti e voleranno a illuminare il cielo di Berlino. Sulle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven.

E festa a Berlino – Così, nella luce e nell’allegria di quei palloncini (biodegradabili, perché anche l’ambiente vuole sempre la sua parte), quel confine sparirà di nuovo, come 25 anni fa, lasciando nel cielo la speranza che mai più nel mondo ci saranno muri eretti dall’odio, dalla paura, dalla sete di potere. Sarà il culmine di una festa che è iniziata ieri con l’inaugurazione del Lichtgrenze e che prosegue fino alle 19.20 di domani tra musica, visite guidate e storia. Al centro della scena tutti i luoghi più significativi di allora: Bernauerstraße, il punto delle fughe verso ovest; Potsdamer Platz, divisa in due dal muro; Check Point Charlie, il posto di blocco tra il quartiere sovietico Mitte e quello americano Kreuzberg; la Porta di Brandeburgo, il centro nevralgico dei festeggiamenti. Proprio qui, a partire da mezzogiorno di domani, si terrà un lunghissimo concerto, con ospiti da tutto il mondo, che culminerà nell’esibizione di Peter Gabriel, attesissimo per l’inedita interpretazione che farà di Heroes, il successo di David Bowie che verrà dedicato a tutte le vittime del Muro. Poi salirà sul palco l’orchestra Staatskapelle, diretta da Daniel Barenboim, intonerà l’Inno alla Gioia e nel cielo di Berlino brilleranno ottomila luci di speranza.

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