Stimolante il breve saggio tratto dalla Lectio Magistralis che il professore Ilvo Diamanti ha tenuto al Convegno annuale dell’Associazione di Comunicazione Politica dell’Università di Milano nel 2013. Il tema centrale del volumetto sono le nuove forme di democrazia, tra le quali, appunto, quella ibrida da cui il titolo “Democrazia ibrida”. La democrazia rappresentativa, forma di governo nella quale gli aventi diritto al voto eleggono dei rappresentanti per essere governati, negli ultimi anni è al centro di un forte dibattito, lo stesso Diamanti ribadisce che “sia sospettata, fin dalle origini, di non essere davvero democratica, ma, piuttosto, una sorta di “aristocrazia democratica”. D’altronde la nascita della “democrazia dei partiti” (Prima Repubblica), dove i cittadini votano per un partito prima che per la persona, a cui è subentrata la “democrazia personale” (Seconda Repubblica) dove alcuni partiti hanno preso l’identità precisa del proprio leader e il diffondersi della “democrazia del pubblico” o meglio “la democrazia dei pubblici” (ultimi cinque anni) dove il rapporto elettore e eletto avviene soprattutto attraverso i media e i sondaggi hanno snaturato del tutto il significato di “ democrazia rappresentativa”.

Se a tutto questo si aggiunge poi la sfiducia nelle istituzioni e nella politica, la cui principale conseguenza è che i cittadini non esercitano più il loro diritto di voto, il legame di rappresentanza decade definitivamente. Come dice Diamanti però:” La diffidenza nei confronti dello Stato e delle istituzioni, la frustrazione “pubblica” e la rabbia antifiscale, l’assenza di futuro, infatti, non hanno inibito la partecipazione sociale. Lo dimostra la partecipazione attiva dei cittadini ai blog, ai social network, ai flash mob e alle manifestazioni di piazza oggi più che ieri, importanti per sentirci parte di una stessa comunità, condividere esperienze e idee che non possono rimanere espresse solo su Internet. Da qui la nascita di una “democrazia ibrida” vista da Diamanti come una miscela di elementi vecchi e nuovi che continuano a mutare e di “cittadini ibrido”, “ che sperimentano forme di partecipazione e parlano linguaggi di segno diverso: a loro è affidato il compito (la speranza) di restituire un futuro alla democrazia rappresentativa”.

Una riflessione importante viene fatta anche sull’evoluzione e in parte involuzione della comunicazione che ha da sempre orientato e mobilitato l’opinione pubblica. Dalla comunicazione della televisione di ieri caratterizzata da tribune politiche, dove si metteva insieme rappresentanti di schieramenti contrapposti che si scontravano e si confrontavano, ai talk show di oggi dove l’ideologia è rappresentata dalla figura del leader che coltiva la sua immagine, il suo linguaggio e la sua personalità creata, di fatto, da consulenti politici e professionisti di marketing. La comunicazione però negli ultimi anni passa attraverso la Rete scadendo purtroppo a volte nel populismo, uno stile, un linguaggio e un modo di dialogare troppo eloquente ma poco liberale.

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