Allerta massima a Bruxelles e Roma – Nei giorni in cui la Protezione civile ha diramato l’allerta massima in diverse regioni del Paese, come Lazio e Sicilia, e molte amministrazioni comunali hanno deciso di chiudere scuole e cimiteri per evitare spiacevoli incidenti, anche la politica italiana ed europea deve fare i conti con “problemi meteorologici” che rischiano di scombinare l’attuale assetto delle istituzioni. Negli ultimi anni siamo stati abituati a chiamare per nome i cicloni che hanno provocato disagi in vari paesi e anche in questo caso non ci si può esimere dal “battesimo laico”. Il ciclone in grado di stravolgere le carte in tavola in Italia ed Europa si chiama Renzi. Non potrebbe essere altrimenti. Una tempesta che si è scagliata sul vecchio continente e sul nostro Paese da diversi mesi, ma in questi giorni, in concomitanza con le avverse condizioni meteo, sta mettendo a dura prova lo status quo di Bruxelles e di Roma. Eccole le città in cui l’allerta è massima, da codice rosso.

Alto rischio per i “burocrati” europei – In Europa il braccio di ferro è con il presidente della Commissione Jean – Claude Juncker, che in questa giorni ha cercato di resistere al forte vento del “ciclone Renzi”. Ci prova e fa muro, ma è sempre impossibile ostacolare una forza della natura. Così mentre Matteo Renzi inaugurava l’impianto Alcatel Lucent a Vimercate, ha lanciato una sferzata alle istituzioni dell’Unione europea: «Dicono a Bruxelles di non essere burocrati? Liberino dal patto le risorse per innovazione, banda larga e tecnologia. Non si taglia sul futuro. I dati di oggi dell’Ocse, che dicono che l’Eurozona è il problema della mancanza di crescita dell’economia mondiale, sono molto tristi da un lato e incoraggianti dall’altro. Perché dimostrano che se l’eurozona cambia, può tornare a crescere anche l’economia mondiale. Se i vertici di Bruxelles non si vogliono chiudere nel recinto dorato della burocrazia, dicano che tutto ciò che viene investito per produrre tecnologia e innovazione venga tolto dalle catene del Patto di stabilità. Dimostriamo che le aziende che fanno innovazione vengono aiutate».

L’imprevedibilità del “ciclone Renzi” – Attenzione, a quanto pare durante il passaggio del “ciclone Renzi” è sconsigliato ai burocrati di uscire per strada (verrebbero travolti). In realtà il monito è rivolto anche a qualche politico italiano. Ieri il premier aveva fatto una battuta sul “patto del Nazareno” ed ha scatenato le dure risposte degli esponenti di Forza Italia: «Fatemela fare un’apertura a Forza Italia, già c’è il patto del Nazareno che scricchiola, altro che scricchiola…». Già, perché il “ciclone Renzi” è fatto così. Imprevedibile e pronto a scatenare una tempesta dal nulla. Meglio mettersi al riparo, soprattutto quando il ciclone si scaglia contro le classi politiche che hanno governato il Paese negli ultimi anni: «L’Italia è stata funestata dall’atteggiamento remissivo, rinunciatario e miope di una generazione di politici e tecnici che hanno indicato come massimo limite “non faremo la fine del Paese in crisi” e si sono limitati a cercare di lenire qualche ferita, ricucire qualche strappo». Il “ciclone Renzi” non fa prigionieri. Neanche i “grilli”, da qualche giorno, cantano più il loro tradizionale “vaffanculo”. La forza del ciclone ha ridimensionato anche loro? Nelle prossime ore sapremo qualcosa in più, scopriremo i “danni” del “ciclone Renzi” che potrebbe portare sul Paese un po’ di sole. Del resto si sa, dopo la tempesta torna sempre il bel tempo.

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