La terza edizione di Tropea festival si è conclusa da pochi giorni prestando particolarmente attenzione agli intellettuali e scrittori calabresi contemporanei. Da sempre la Calabria è stata terra di letterati. Pensiamo a Gioacchino Da Fiore, monaco cistercense, esegeta, che nel Medioevo grazie ai suoi scritti teologici, basati su un’interpretazione originale e nuova delle Sacre Scritture, come Concordia Novi ac Veteris Testamenti, Expositio in Apocalypsim, Psalterium decem chordarum, fu sciolto dai doveri abbaziali e autorizzato dal Papa a dedicarsi esclusivamente alla scrittura; alla figura possente di Tommaso Campanella, filosofo, teologo, poeta e frate domenicano che progettò di realizzare in Calabria, la sua terra, una repubblica ideale, comunista e allo stesso tempo teocratica, La città del Sole; Vincenzo Julia, letterario poliedrico, è ritenuto il vero fondatore della letteratura calabrese, s’interessò alle origini della cultura letteraria della regione analizzando anche alcune opere a lui precedenti e affermò in Calabria il naturalismo e il verismo tardo ottocentesco; infine, il grande e forse più conosciuto scrittore calabrese, Corrado Alvaro, che con Gente in Aspromonte, la sua raccolta artisticamente più ricca,  racconta la durezza della vita dei pastori in Aspromonte nei primi anni del Novecento.

Fortunato Seminara con Il vento nell’uliveto e Diario di Laura, ha sviluppato le premesse veristiche e neorealiste di Alvaro e ha colto le trasformazioni sociali del tempo, rappresentando non più il diseredato ma il proprietario, non più la campagna, ma la città con le sue perversioni e la sua libertà sessuale. Il ventunesimo secolo è un proliferare di autori, tra cui Carmine Abate, vincitore del Premio Campiello 2012 con La collina del vento che nel 2009 è stato proposto nelle scuole italiane tra gli autori di origine calabrese da studiare. Il Tropea festival quest’anno ha presentato scrittori calabresi come Gioacchino Criaco, grande successo sta avendo la riduzione cinematografica del suo ultimo romanzo Anime nere, Mimmo Gangemi, scrittore di teatro, Nuccio Ordine, autore del recente bestseller edito Bompiani L’utilità dell’inutile, Domenico Dara, giovane esordiente e Vito Teti, antropologo, che con la tenacia del testimone e con la passione dello scrittore porta a evidenza luoghi, personaggi ed eventi di una Calabria antica. Non solo ‘ndrangheta quindi la letteratura calabrese contemporanea: Vins Gallico, Alessandro Russo, Paola Bottero, calabrese di adozione, Angela Bubba, Emanuele Bianco, Rosella Postorino, Ernesto Orrico, Rocco Carbone, Leonardo Staglianò, e mi scuso se ho dimenticato qualcuno, raccontano la Calabria e i calabresi in un modo nuovo.

Molti i giovani autori, inoltre, che riportano il dialetto come elemento sporadico ma fondamentale della propria narrazione. Il dialetto che identifica un mondo e che, isolandosi da tutto il resto e dal linguaggio globale, crea un linguaggio “di ritorno” verso la tradizione. Una serie di autori calabresi poi non affrontano più una tematica specificamente regionalistica, ma intrattengono a vario titolo rapporti affettivi e culturali con la terra d’origine, e per i quali in molti casi si può provare a riconoscere nelle loro poetiche un fondo di queste problematiche: Alfonso Leonetti, Mario Fortunato, Rocco Carbone, Gregorio Scalise, etc., che da anni vivono lontani  dalla Calabria. Un’occasione unica per capire il momento particolare e nuovo che sta attraversando la letteratura calabrese è leggere l’antologia Terra (Città del sole edizioni) curata da  Emanuele Milasi e Marco Gigliotti che raccoglie tredici storie di tredici scrittori calabresi: Carmine Abate, Giuseppe Aloe, Emanuele Bianco, Angela Bubba, Corrado Calabrò, Carolina Capria, Rocco Carbone, Mario Fortunato, Vins Gallico, Marco Gigliotti, Serena Maffia, Emanuele Milasi, Rosella Postorino.

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