Complessi di inferiorità in Champions League – E fu così che il dottor Freud si alzò dalla sua poltrona e uscì dallo studio. La paziente rimase stesa sul lettino, aveva appena concluso l’ennesima seduta della psicoterapia. Era stanca, ma soddisfatta. L’esito era stato diverso rispetto agli ultimi incontri. La Vecchia signora sapeva di non essere guarita dai suoi complessi di inferiorità in Champions League, ma almeno aveva compiuto un deciso passo avanti. La sua doppia personalità, per 90 minuti, si era ricongiunta nell’essenza originale che da sempre contraddistingue la Juventus. Il dottor Freud era soddisfatto, nel corridoio stava fumando una sigaretta e si confrontava con un collega che nella stanza accanto stava seguendo un caso simile. Si trattava di un uomo del nord della Germania e per essere precisi di Dortmund. Soffriva dello stesso complesso di inferiorità, ma non in Champions League bensì in Bundesliga, quella che noi italiani chiamiamo serie A.

Un passo avanti, ma il dottor Freud non si illude – Quante sedute e quanti soldi spesi. Troppi, soprattutto per la Vecchia signora che sta cercando di superare in tutti i modi questo sdoppiamento. In campionato fiera, spavalda e in testa alla classifica, con alle spalle tre scudetti vinti di fila e in Europa sembra una provinciale: insicura, timida e paurosa. Il dottor Freud ci sta lavorando da parecchio tempo. Ci sono stati degli alti e bassi, quindi il passo in avanti contro i greci dell’Olympiacos non ha illuso l’illustre studioso. Serviranno diverse sedute di psicoterapia per lasciarsi alle spalle il problema. La Juventus lo sa ed è pronta a investire altri soldi per la propria salute europea. Ci mancherebbe, con queste cose non si scherza. In passato ha sofferto in maniera indicibile a causa di una simile patologia. Tre finali perse, una ai rigori, ed eliminazioni improbabili durante i gironi di qualificazione con formazioni inferiori e poco competitive.

Il miglior percorso – Se solo l’Olympiacos o il Galatasaray avessero indossato la maglia dell’Empoli o del Chievo, la Vecchia signora non avrebbe esitato a sconfiggere gli avversari di turno. Invece è in Champions League e quella musichetta prima dell’inizio di ogni partita fa tremare le gambe degli uomini di Massimiliano Allegri. Anche nel match di ieri sera, allo Juventus stadium, i bianconeri hanno sofferto più del previsto. Il risultato l’ha sbloccato l’ennesima pittoresca punizione di Andrea Pirlo, ma i greci hanno trovato subito il pareggio. Da quel momento i bianconeri hanno iniziato a divorarsi occasioni da gol, in particolar modo con l’iberico Alvaro Morata. E nella ripresa, sempre con un colpo di testa, gli ospiti passano in vantaggio. Due tiri e due gol. Capita spesso, nell’ultimo periodo, alla Juventus. Qui, però, viene fuori un pizzico di grinta frutto delle precedenti sedute con il dottor Freud. Il pareggio è rocambolesco e avviene con la complicità del portiere Roberto, il quale è apparso meno insuperabile della partita di qualche settimana fa e il gol della vittoria lo sigla Paul Pogba. Uno dei giovani giocatori della Vecchia signora e forse proprio per questo più inclini a chiudere i conti con un passato di sofferenze e incertezze. Dottor Freud, è guarita la Juventus? No, ma il percorso intrapreso, dopo tanto tempo, è quello giusto.

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