Un vaso “fituso” pronto a esplodere – Che “scutra” (“sfortuna” per chi non conosce il dialetto siciliano). Neanche il tempo di ufficializzare la rinnovata giunta, che il governatore Rosario Crocetta deve affrontare un’altra emergenza. L’ennesima. Si tratta della chiusura, imposta dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, dove conferiscono i rifiuti di numerosi comuni della provincia di Messina e non solo. Una bomba ad orologeria. Una goccia che potrebbe far traboccare un vaso “fituso” e maleodorante. La Sicilia e i rifiuti, un rapporto burrascoso e schifoso, in ogni senso. E a proposito di senso, le cittadine e i cittadini dell’isola ne avranno parecchio nei prossimi giorni, quando, se non dovessero risolversi i problemi legati al sequestro della discarica in provincia di Messina, montagne di “munnizza” torneranno a imbruttire il bel panorama della Sicilia. Bisognerà proporre una politica contemporanea sui rifiuti. Si, perché la riapertura della discarica vicino il comune di Furnari è utopia. Una montagna di rifiuti che rischia di crollare.

L’emergenza nel messinese e lo spettro di una nuova Napoli – Con la chiusura della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, in Sicilia rimangono aperti tre siti per i rifiuti: Motta Sant’Anastasia gestito dell’Oikos, che è in fase di revoca dell’autorizzazione ambientale, Siculiana che è gestito dalla famiglia Catanzaro e Grotte San Giorgio della famiglia Proto. Discariche quasi sature che in dodici mesi non dovrebbero riuscire a gestire altri rifiuti. La Sicilia come la Campania? Forse, anzi peggio. Il comune di Messina e l’amministrazione attuale che si è trovata a gestire una situazione complicata, per usare un eufemismo, ha detto: «Subito dopo la decisione di chiusura sono partiti contatti ufficiali con altri centri di conferimento ed è stata individuata la possibile disponibilità di utilizzo di una discarica in provincia di Catania». L’assessore all’Ambiente e ai Rifiuti di Messina, Daniele Ialacqua, ha invitato la cittadinanza a razionalizzare e a portare i propri scarti nelle isolo ecologiche cittadine: «Da subito dopo la chiusura ci siamo attivati per la ricerca immediata di soluzioni e speriamo di avere a breve tutte le autorizzazioni richieste agli altri enti. Invitiamo nel frattempo la cittadinanza a conferire più possibile i propri scarti nelle isole ecologiche e nei cassonetti della raccolta differenziata, separando i materiali e riducendo al minimo lo smaltimento dei rifiuti».

Il problema storico della “munnizza” – Adesso si aspetta soltanto l’autorizzazione della regione per spostare i rifiuti messinesi a Catania e per la precisione nella discarica di Contrada Grotte S.Giorgio. Ecco un’altra emergenza per Rosario Crocetta, che dovrà mettere sul tavolo una proposta concreta per risolvere il problema immondizia. Un tema, quello della “munnizza”, che la Sicilia si porta dietro da troppo tempo. La cultura del riciclo non è stata mai abbracciata dai cittadini e le istituzioni regionali non si sono interessate a diffonderla. Pittoreschi cassonetti bruciati e ammaccati imbruttiscono le varie città sicule, mentre molti torrenti di Messina e strade limitrofe di Catania vengono utilizzate per scaricare spazzatura. Un problema culturale e civile che non potrà essere risolto da un giorno all’altro, ma servirà prendere delle decisioni il prima possibile. Si, perché con tutta questa “munnizza” neanche l’opera dei pupi andrebbe in scena. Una disgrazia per il puparo, che deve fare presto se non vuole essere sommerso da montagne di rifiuti.

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