La ricorrenza di Accorinti – Eccolo. Come preannunciato dal comunicato stampa di ieri, il primo cittadino di Messina, Renato Accorinti, ha esposto una bandiera della pace durante le celebrazioni locali della festa del 4 novembre, il giorno dell’Unità nazionale e delle forze armate. Il sindaco di Messina ha detto che «è il momento di prendere in considerazione l’opportunità di ridurre i costi per gli armamenti e investiti magari nella scuola o nel sociale, non penso ci sia niente di male a parlare di Pace durante questa giornata». Le istituzioni presenti (come il prefetto di Messina Stefano Trotta) non hanno risposto al gesto di Accorinti e neanche le cariche militari (come il gen. di Corpo d’Armata Umberto Pinotti, comandante interregionale Carabinieri Culqualber, in rappresentanza delle Forze Armate) hanno degnato di uno sguardo il sindaco “No Ponte”. Soltanto alcuni consiglieri comunali, irritati da quella che può considerarsi una sorta di ricorrenza del sindaco, hanno srotolato un tricolore e una ventina di attivisti rappresentanti di “Cambiamo Messina dal basso” hanno risposto esponendo un vessillo arcobaleno. Ecco a cosa è stata ridotta questa festa, a uno sventolare le proprie bandiere e i propri ideali.

Che senso ha strumentalizzare la pace? – Peccato, perché in questo giorno l’unico principio da ricordare sarebbe quello della Patria e del sacrificio di migliaia di soldati morti per difendere il Paese. Quella nazione in cui Renato Accorinti vive e senza quegli storici combattimenti del Novecento, con ogni probabilità, il sindaco della città dello Stretto non potrebbe svolgere la sua attività amministrativa. Quella di Accorinti è stata una provocazione, un tentativo di gettare in “buddellu” uno dei pochi momenti di unità nazionale. Quest’anno non c’è riuscito. Le autorità presenti si sono girate dall’altro lato e il primo cittadino è stato trattato con indifferenza. Non si può strumentalizzare la pace. Chi è contrario a un principio del genere? La storia insegna che per raggiungere la pace, spesso e volentieri, sono state necessarie delle guerre. Sarebbe un’offesa negare tutto questo, una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per l’Italia.

Oggi dovrebbe sventolare solo la bandiera dell’Italia – È giusto e bello parlare di pace e fratellanza tra i popoli, soprattutto in un momento come quello attuale caratterizzato da tensioni internazionali. Lo si deve fare in convegni, iniziative, a scuola e tra i banchi degli alunni più piccoli. Le giovani generazioni dovrebbero essere educate al rispetto dell’altro, ma non si può provocare e approfittare di un giorno come quello del 4 novembre per sventolare la bandiera della pace. Generazioni sono morte per garantire serenità e pace ai propri figli e nipoti. Hanno combattuto per la pace e il sindaco di Messina, Renato Accorinti, non può nascondersi dietro la sua barba e parlare di riduzione di armamenti in favore di scuole. Troppo facile in questo modo, semplice fare del qualunquismo in un momento storico come quello attuale. Italiane e italiani sono morti per la bandiera tricolore, quella italiana, l’unica che oggi dovrebbe sventolare. Quella della pace, invece, va coltivata giorno dopo giorno per impedire in futuro di versare altro sangue. Il sindaco Renato Accorinti avrebbe dovuto ricordare le radici delle istituzioni che rappresenta. Per educare i suoi cittadini alla “pace” ci sono altri momenti.

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