Tutto è liquido, anche il lavoro – Prendendo in considerazione la visione della realtà del sociologo Zygmunt Bauman, che ha fatto della liquidità il termine centrale dell’epoca contemporanea, anche il concetto di lavoro non dovrebbe rimanerne escluso. Già, in tutti i sensi. Nel periodo di una violenta crisi economica, resa ancora più dura dalle difficoltà di voltare pagina rispetto al passato, molte persone hanno perso il loro lavoro e hanno reso il termine liquidità il più ampio possibile. Non c’è lavoro. Ma il riferimento di Bauman non è pratico. O perlomeno, non lo è in prima analisi. Il sociologo e filosofo polacco di origine ebraiche parla di società liquida e quindi la sua speculazione, in primis, è filosofica. Poi, in un secondo momento, c’è il riferimento alla sostanzialità. Sta di fatto che nell’epoca liquida anche il lavoro ha smarrito il suo significato originale. L’ha perso, perché chi dovrebbe parlare di lavoro e difendere i diritti delle persone occupate (nella maggior parte dei casi) fa altro.

Fatturati milionari e bilanci segreti, ecco i rappresentanti dei lavoratori – Certo la crisi del lavoro è dovuta a nuovi parametri sociali innegabili. C’è una diversa visione del lavoro. È vero, ma l’inafferrabilità del concetto di lavoro è colpa, anche, dei sindacati. Organizzazioni trasformate, con il trascorrere del tempo, in vere e proprie caste. Hanno fatturati milionari, bilanci segreti, uno sterminato patrimonio immobiliare e organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato. Sono la scala mobile della società, nel senso che permettono ad alcuni iscritti di fare carriera all’interno della struttura, della politica o di aziende pubbliche e semipubbliche. Come documentato nel libro di Stefano Livadiotti, “L’altra casta”, ci sono rilevanti entrate nelle casse sindacali ricevute grazie a una trattenuta automatica dalle buste paga dei lavoratori; poi c’è lo strapotere dei Caf che hanno il monopolio dell’assistenza fiscale (dalla compilazione dei 730 al calcolo dell’Isee) con notevoli benefici economici.

Come un iceberg – Come non parlare dei dipendenti della pubblica amministrazione che lavorano presso i sindacati e sono pagati dai contribuenti. Il giornalista dell’Espresso parla anche del business della formazione, del gigantesco patrimonio immobiliare che hanno in dotazione. Il testo di Livadiotti è stato pubblicato nel 2008 e da quell’anno nulla è cambiato. I privilegi dei sindacati sono intoccabili e chi prova a cambiare le regole del mondo del lavoro viene etichettato come “nemico dei lavoratori” o peggio “fascista”. Il sindacato italiano sembra un iceberg. Un colosso di ghiaccio che si muove nell’oceano ed è pronto ad affondare qualsiasi nave, seppur ultramoderna, che gli si ponga dinanzi. La maggior parte dell’iceberg è sott’acqua e non si vede. Proprio come i privilegi che caratterizzano il sindacato. Non si scorge nulla, soprattutto durante le tempeste di mare-piazza dove l’iceberg-sindacato ha la presunzione di rappresentare i lavoratori e la parola lavoro. Ma come fa chi ha tutti questi favori economici e sociali a essere il megafono di chi riesce a guadagnare circa 1000 euro al mese? Soltanto nell’epoca della liquidità, dove il lavoro ha smarrito il suo profondo significato, può accadere tutto questo.

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