Crocetta saluta la sua “figghiozza” Scilabra – Adesso non c’è più alcun dubbio, sebbene le nomine non siano ancora ufficiali. Dopo gli ultimi incontri con i partiti di maggioranza, il presidente Rosario Crocetta ha assegnato le deleghe della nuova giunta. Rispetto ai nomi fatti in questi giorni non ci sono sorprese. La fedelissima del governatore, la sua “figghiozza”, Nelli Scilabra, rimane fuori. L’assessorato alla Formazione è stato affidato a Mariella Lo Bello, rientrata in squadra e in quota Megafono. Riconfermata l’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, e quella alle Attività produttiva, Linda Vancheri, ben vista da Confindustria e soprattutto dalle associazioni di categoria. L’assessorato al Lavoro sarà guidato dal giuslavorista in quota Pd, Bruno Caruso. Niente da fare per Nico Torrisi, che alle Infrastrutture viene sostituito dal capo della sua segreteria tecnica ed espressione dell’Udc, Giovanni Pizzo. L’assessorato dell’Energia sarà gestito da Vania Contrafatto, in quota Matteo Renzi. L’assessorato del Turismo non sarà più guidato dalla bergamasca Michela Stancheris, ma da Cleo Li Calzi. Mentre ai Beni culturali si insedierà il docente in quota Pd, Antonio Purpura.

Tutto ruota intorno a Baccei. Chi è il nuovo assessore? – Il Pdr di Cardinale, tramite il geologo Maurizio Croce, gestirà l’assessorato del Territorio e dell’Ambiente. Marcella Castronovo, in quota Udc, andrà alla Funzione pubblica, mentre l’avvocato penalista Nino Caleca all’Agricoltura. E infine all’assessorato più importante della giunta, quello dell’Economia, ci sarà l’economista Alessandro Baccei. È stato scelto dalla segreteria del Partito Democratico nazionale e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Dovrà essere l’esterno voluto da Palazzo Chigi a salvare il bilancio della Sicilia da un rischio default. L’impresa è ardua per il toscano e padre di due figli, nato a Massa 49 anni fa, ma da circa venti anni residente a Roma. Alessandro Baccei, dopo essersi laureato con il massimo dei voti, è stato dirigente di aziende come Accenture, Danone Group, Consiel, Ernst & Young. Ha assistito clienti come Finmeccanica, Sogei, Inail, il Miur, il Comune di Roma, la Regione Abruzzo e ha avuto esperienze professionali al fianco di Coldiretti oltre che di grosse aziende come Mediaset, Oil & Gas (del gruppo Eni) e Galbani.

Sponsorizzato da Faraone – Nel curriculum di Baccei si può leggere che ha svolto «ventiquattro anni di esperienza professionale, nella gestione di importanti processi di cambiamento sia nella Pubblica Amministrazione che nel settore privato. Alle esperienze nella vendita e gestione di grossi progetti si è affiancata, per un periodo di ormai oltre 15 anni, la gestione di funzioni interne, in particolare in ambito Amministrazione Finanza e Controllo o delle Risorse Umane». L’economista toscano, voluto da Matteo Renzi e dal neo sottosegretario Davide Faraone, avrà un incarico fondamentale e il suo lavoro sarà cruciale per il futuro della rifondata giunta di Rosario Crocetta. Intanto il governatore ha nominato i commissari ad acta delle nove ex province siciliane. Si tratta di Vincenzo Lauro ad Agrigento, Vincenzo Reitano a Caltanissetta, Sergio Azzarello a Catania,  Francesco Riela a Enna, Girolamo Ganci a Messina, Carmelo Messina a Palermo, Giuseppe Petralia a Ragusa, Nicolò Lauricella a Siracusa e a Trapani Daniela Leonelli. Il mandato durerà per soli due mesi e queste nomine riguardano alcuni funzionari non dirigenti del dipartimento autonomie locali.

Il grande “burdello” – È stato proprio il modo in cui sono stati scelti i nuovi commissari ad aver provocato le polemiche dell’opposizione, che ha messo in dubbio le qualifiche di alcuni prescelti. «Pare infatti che non tutti i nominati abbiano le caratteristiche necessarie per ricoprire incarichi di tale complessità», ha detto il capogruppo di Forza Italia all’Ars Marco Falcone. Nelle ex province siciliane si prevede un grande “burdello”, perché i compiti dei commissari ad acta sono limitati e la legge che dovrebbe sostituire le province con dei liberi consorzi non è stata ancora approvata. Al momento mancano compiti e funzioni e queste nomine, a quanto pare, non servono a una “beneamata minchia”, Montalbano docet. Servono soltanto per mettere in piedi l’ennesima opera dei pupi che ha come obiettivo quello di non far annoiare i presenti paganti. Ma da queste parti è difficile sbadigliare e ammorbarsi. Siamo nell’isola del puparo, che muove i burattini e gli da incarichi senza pensarci troppe volte. Se l’avesse fatto qualche suo predecessore, le proteste sarebbero giunte fino a Roma.

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