Naumachie e mosaici
Naumachie e mosaici, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Da Tauromenion a Tauromenium – Tauromenion resta sotto il governo di Gerone di Siracusa, sino alla seconda guerra punica. Siracusa è tra le ultime città greche a far resistenza, prima che Roma venga in possesso di tutta l’isola, e mentre Cartagine è destinata anch’essa al tracollo, Taormina si oppone all’alleanza tra Siracusa e Cartagine, stringendo “amicizia” con Roma. Nel 212 a. C., Siracusa viene espugnata da Marco Claudio Marcello, Roma dichiara la Sicilia “provincia”, e la città ne diviene capitale. Qui risiede il pretore, con uno dei due questori che si occupano dell’organizzazione amministrativa dell’isola si trovano uno a Siracusa, l’altro a Lilibeo (Marsala), nella zona occidentale. A seconda della fedeltà dichiarata a Roma, le città vengono inquadrate in uno status giuridico-amministrativo, controllato da questa. Tauromenium, è città “federata” di Roma e per i favori resi alla capitale, i suoi abitanti non devono pagare decime o armare le navi e gli uomini in caso di guerra; ed hanno la possibilità di coniare denaro. Molte delle città fiorenti in epoca greca, diventano colonie, soggette “in toto” a Roma; altre invece, godono di importanza e prosperità. Tra esse oltre Siracusa, Catania, vi sono Tindari e Taormina per la parte orientale, ma rientrano comunque sotto il suo protettorato. Solo in seguito, data la sua posizione strategica, sotto Augusto, Taormina viene dichiarata “colonia militare”.

La base greca e l’impianto romano – Tra le acropoli individuate tra Monte Tauro e Castel Mola, si trova il centro politico e commerciale della città greca. La civiltà romana non si discosta da questo schema, per cui al posto dell’agorà, c’è il “foro” romano con tutti gli edifici pubblici più importanti. La zona del foro, è quella di Piazza Vittorio Emanuele; a nord, invece sono costruite le terme e la zona detta “zecca”, ad ovest dove c’era un tempio ellenistico, viene edificato l’odeon, un piccolo teatro per spettacoli pubblici. All’estremità meridionale vi è la Naumachia e isolato sul fianco della collina orientale, il Teatro. L’impianto urbanistico appare così organizzato, su terrazze digradanti lungo le pendici del Tauro, e molto regolare. Lo schema deve essere rimasto inalterato anche durante l’età imperiale, nei primi secoli dopo Cristo, periodo in cui Tauromenium, si dota di nuovi monumenti tra cui le Terme e l’Odeon, viene ristrutturato il teatro e completato il foro. A questo periodo, risalgono la Naumachia e l’area del Ginnasio.

L’erronea attribuzione di funzione della Naumachia – Ubicato nei pressi dell’antico foro, oggi Piazza Vittorio Emanuele, nel quartiere chiamato Giardinazzo, si trova il muro della Naumachia, il secondo resto di architettura romana dopo il teatro. Questo muro, lungo 122 metri e di circa 5 metri di altezza, ha sulla parte frontale, diciotto nicchie di grandi dimensioni con abside sulla sommità, intervallate da nicchie rettangolari di dimensioni minori. La Naumachia corre parallelamente al Corso Umberto, che era la via principale della città. Si tratta di un enorme muro di terrazzamento, costruito per rafforzare e contenere la collina sovrastante. A valle, il muro delimitava uno spazio di forma rettangolare che s’allargava sino a comprendere i terreni circostanti, includendo anche le case al di là di via Giardinazzo, dove un altro muro parallelo a questo, formava uno spazio chiuso simile a un recinto. Si suppone che vista questa chiusura, il D’Orville nel XVIII secolo, abbia erroneamente interpretato l’uso di questo luogo, e lo nominava Naumachia, pensando che in epoca romana vi si svolgessero battaglie acquatiche. Inoltre, il fatto che venisse ritrovato un altro muro di età ellenistica, risalente al III secolo a. C., a distanza di diciotto metri a monte, al di sotto delle case che danno sul Corso Umberto e delimitante un grande serbatoio d’acqua, per lungo tempo ha dato forza a questa ipotesi.

La parte frontale della Naumachia – Gli studiosi e gli archeologi che nel XX secolo hanno effettuato approfondimenti su questo sito, hanno dimostrato che a partire dal II secolo a. C. la città viene sottoposta a ristrutturazione urbana con l’inglobamento delle strutture greche in quelle romane. Ecco spiegato perché la costruzione del muro di terrazzamento romano, parallelo a quello ellenistico e che serviva da limite al serbatoio. La costruzione, infatti, faceva parte del progetto di creare una rete idrica cittadina, nuova ed efficiente. La parte frontale della Naumachia, con i muri in laterizio come quelli dell’Odeon e delle Terme, sorge dopo, nel II secolo d. C, per conferire rilevanza estetica, alla vasta area antistante e nascondere il serbatoio, una delle riserve idriche della città. Si pensa che la trasformazione e l’abbellimento del muro con le nicchie, e le pareti rivestite di marmi con statue e giochi d’acqua, sia avvenuta durante il periodo traianeo. L’ampio spazio, che si apriva innanzi al muro, può essere considerato come il luogo della palestra il Gymnasium e da questa zona, proviene un torso maschile acefalo. Annessa al Ginnasio, vi era probabilmente la Biblioteca, infatti nelle vicinanze, sono stati recuperati frammenti d’intonaco, riportanti i nomi e le informazioni su alcuni storici greci.

L’edilizia privata tra campagna e città – L’organizzazione politico-amministrativa dell’isola sotto i romani, vede con il tempo la Sicilia, una terra da cui trarre le grandi risorse che possiede, vista la fertilità del suolo, la pescosità del mare e le risorse legate al sottosuolo. Già ampiamente conosciuta per la coltivazione della vite e l’ottimo vino prodotto, esportato in ogni angolo dell’impero, terra di grano, l’isola è importante per l’economia romana. Con lo sviluppo dei grandi latifondi, amministrati da grandi possidenti romani o aristocratici locali, a partire dal II e IV secolo d. C., alcuni centri urbani decadono, mentre si sviluppa una società di tipo agrario attorno a lussuose residenze di campagna che si trovano al centro di grandi proprietà terriere; la campagna diviene l’alternativa alla vita urbana, si veda ad esempio la Villa del Casale di Piazza Armerina. Ma anche nelle città federate si sviluppa un’edilizia civile, atta ad accogliere ricchi romani che approfittando del clima mite, del buon cibo e della ricchezza di stimoli intellettuali, costruiscono residenze confortevoli per trascorrere lunghi periodi di benessere, anticipando in un certo senso, una fruizione “turistica” dell’isola, divenuta pratica usuale con i viaggiatori stranieri del XVIII secolo.

Le domus di Tauromenium – I resti degli edifici pubblici di epoca romana, sono ben visibili nella città di oggi, ma sono state individuate solo scarse tracce dell’abitato ellenistico, insieme ai resti di domus romane, con alcuni pavimenti in mosaico. Una residenza di epoca romana, è stata individuata nel 1978, nei pressi del tempio ellenistico dedicato a Giove Serapide, ora chiesa di S. Pancrazio, il cui peristilio è decorato da mosaici in bianco e nero risalenti al II secolo; ricadente in una proprietà privata, attualmente non è visitabile. Non lontano, sono emersi resti dell’abitato ellenistico, ed un mosaico, un unicum musivo di epoca romana tardo imperiale, è stato ritrovato durante i lavori di scavo per il parcheggio Porta Pasquale, poco prima della chiesa di S. Pancrazio. Le domus nella città, si trovano dunque in posizione esterna rispetto al foro e al centro cittadino, confermando l’idea che i proprietari andavano alla ricerca di quiete e bellezza. Molto interessante, l’uso delle tecniche musive, divenute famose con la scoperta dei pavimenti della villa di Piazza Armerina e anche della villa del Tellaro a Noto, di epoca tardo imperiale. Il mosaico romano, si compone di disegni geometrici e vegetazione stilizzata, ma avendo influssi dal nord Africa e ispirazioni provenienti anche dall’attuale Turchia, giunge ad arricchirsi di disegni policromi, raffiguranti scene di caccia e di vita umana.

La salita Santippo – Salita Santippo, è una scalinata che collega il Corso Umberto alla superiore via Don Giovanni Bosco. Il nome dato a questa scala, rievoca la storia del Santo patrono Pancrazio, poiché Santippo era un filosofo pagano, che il vescovo Pancrazio aveva convertito al cristianesimo. Consacrato sacerdote dallo stesso, Santippo divenuto cristiano, approfondisce la filosofia e la teologia, e diviene un evangelizzatore. Di lui parla, anche il monaco Gregorio Bizantino, uno tra gli storici più importanti dell’impero romano d’Oriente, nel panegirico recitato in onore di San Pancrazio, nel IX secolo. In questa salita, è stato trovato un pavimento a mosaico in bianco e nero, risalente agli inizi del II secolo d. C.

Il mosaico di salita Santippo e i resti dell’acquedotto romano – Il disegno, è a figure geometriche, composto da una griglia di cerchi che formano dei fiori a quattro petali alle intersezioni, con svastiche e motivi vegetali che occupano la parte centrale dei circoli. È stata accertata l’appartenenza del pavimento, al peristilio di un’abitazione privata e lo schema adottato in bianco e nero, è confrontabile con lo stile ad “arabeschi floreali” dell’Italia centrale con dei richiami ad altri mosaici policromi, scoperti nelle province africane come la Tunisia, di cui un esempio è quello del “Mosaico delle Maschere” di Sousse, dove è presente un motivo a svastica. Interessante, è rilevare la presenza al di sotto del manto stradale da via Circonvallazione a via Don Giovanni Bosco, di un altro dei serbatoi dell’acquedotto romano, scoperto nel 1985, durante i lavori di scavo per la messa in opera della rete fognante e metanifera. Insieme alla cosiddetta Piscina Mirabilis, che si trova in contrada Giafari, da al-Jafar (pozzo), è tra i più grandi scoperti in città, con quello della Naumachia.

Il mosaico di Salita del Carmine –  La salita del Carmine è una scalinata, a due passi da piazza Duomo, che conduce all’ex chiesa del Carmine. L’edificio, nel XVII secolo, era in uso ai frati Carmelitani; distrutto durante i bombardamenti del luglio 1943, è stato restaurato negli anni ottanta del XX secolo. Il mosaico che qui si può ammirare, appartiene invece al II secolo a. C., ed è riconducibile all’arte musiva ellenistica. Si tratta della pavimentazione esterna del peristilio di un’abitazione privata; e del peristilio, si vedono ancora i blocchi del basamento sul lato sinistro. Il pavimento si presenta a ciottoli policromi di colore giallo, rosso, rosa, neri e grigi, spaccati e levigati in superficie, insieme a tessere poligonali di dimensioni più grandi, bianche e nere. Nel disegno centrale, si nota un motivo geometrico con un doppio quadrato e un motivo floreale a sei petali, inscritto su campo nero. Vi sono anche dei triangoli, con dei delfini guizzanti, raffigurati all’interno. Il mosaico trova schemi analoghi con quelli di Atene, Eretria e Delo.

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