Una festa che attraversa la storia d’Italia – Domani sarà la festa del 4 novembre, il giorno dell’Unità nazionale e delle forze armate. L’unica ricorrenza che ha attraversato le tre età dell’Italia. Istituita nel 1919, infatti, ha conosciuto l’epoca liberale, quella fascista e dopo quella repubblicana. Le cittadine e i cittadini di una certa età ricorderanno, senza ombra di dubbio, i festeggiamenti per una data che fino al 1976 è stata ricordata con precisione. Dall’anno seguente, però, a causa di una riforma emanata con lo scopo di aumentare i giorni lavorativi, la festa del 4 novembre è stata fatta cadere la prima domenica di novembre. Fino agli anni ’90 è stata ricordata, seppur in tono minore rispetto al passato. Dopo, quando è stato eletto presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la festa del 4 novembre è tornata a essere celebrata con una certa importanza. L’ex Capo dello Stato, che aveva avuto il merito di rispolverare anche l’Inno di Mameli, ha insistito nel reintrodurre una delle ricorrenze care alla storia della Patria.

Quando il Piave mormorava… – Le istituzioni ricordano questa data con un omaggio al Milite ignoto, presso l’Altare della Patria a Roma e inoltre si recano anche al Sacrario di Redipuglia, in Friuli Venezia Giulia, dove sono custodite le salme di 100 mila caduti nella Grande guerra. Eccole le radici di questa festività, che riecheggia con il classico motivetto della “Leggenda del Piave”. Chi oggi ha almeno 30 anni, dovrebbe ricordare quando veniva deposta una corona d’alloro, in ricordo dei caduti per difendere la Patria, con un sottofondo musicale ben preciso che recitava le seguenti parole: «Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio, dei primi fanti il ventiquattro maggio: l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera, per far contro il nemico una barriera. Muti passaron quella notte i fanti; tacere bisognava e andare avanti. S’udiva intanto dalle amate sponde Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde: era un passaggio dolce e lusinghiero. Il Piave mormorò: Non passa lo straniero!». Se qualcuno oggi ha ancora qualche dubbio sull’Italia e sulla sua unità, dovrebbe approfondire quella pagina di storia. Anche lì si è consolidata l’idea di Patria unita e indivisibile.

Un anno fa, a Messina – Per questo motivo sarebbe fuori luogo strumentalizzare una festa del genere. Proprio come fece un anno fa il sindaco di Messina, Renato Accorinti, il quale dopo che aveva inneggiato al disarmo e al ripudio della guerra, sventolò una bandiera della pace sotto gli occhi delle più alte autorità militari locali. Il primo cittadino, dopo la deposizione di una corona d’alloro in ricordo dei caduti, si pronunciò contro tutti i finanziamenti alle guerre e in favore del disarmo. Un discorso di parte che provocò lo sdegno dei militari presenti, i quali avevano deciso dopo qualche secondo di abbandonare piazza Unione europea. Si trattava del generale Ugo Zottin, comandante della divisione Culqualber dei carabinieri e del comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Stefano Spagnol. Di seguito scoppiò un battibecco tra i sostenitori e gli oppositori del sindaco. Un brutto spettacolo in un giorno che doveva ricordare una delle circostanze più importanti per l’Italia.

L’invito di Accorinti in vista del 4 novembre – Chissà quello che succederà domani, soprattutto dopo l’invito del sindaco Renato Accorinti, tramite un comunicato stampa odierno, di sventolare una bandiera della pace: «Liberiamoci finalmente dal timore di osare chiedere con forza che l’Italia (il cui patrono, San Francesco d’Assisi, è icona di pace e fratellanza fra tutti gli esseri viventi) diventi avanguardia di una nuova politica nonviolenta abbandonando per sempre la via della guerra e scegliendo la via della pace. In nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza tra tutti i membri della famiglia umana. Invito tutti noi – conclude il sindaco Accorinti – ad unirci in un gesto simbolico, silenzioso, nella memoria ed in nome di tutti i caduti in guerra, esponendo durante la cerimonia del 4 Novembre, la bandiera della pace». Parole destinate a generare polemiche e se nella giornata di domani il sindaco dovesse ripetere il gesto dell’anno scorso, i colpi di scena potrebbero essere dietro l’angolo. Peccato che accada tutto questo in un momento in cui si dovrebbero ricordare coloro i quali hanno perso la vita per difendere la Patria.

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[Renato Accorinti, 4 novembre 2013 – Foto Isolino]

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