Profumo di mostarda e di sentimenti puliti, di amori veri, appassionati, esaltanti: d’altri tempi, dovremmo forse dire, anche se vissuti in epoca modernissima, dominata (purtroppo) da storie che non sempre hanno a che fare con la stima ed il rispetto reciproci tra coniugi, la generosità, la solidarietà umana. Protagonista una bella e innamoratissima sposina che, pochi mesi dopo il felice matrimonio e in attesa di un bimbo, si trova per uno spaventoso incidente stradale a dover far fronte a due drammi immediati, la perdita delle gambe e del figlio che aveva in grembo, e ad un terzo (non meno grave) che arriverà qualche mese dopo, quando il marito si innamorerà di un’altra donna.

Una batosta dopo l’altra, per la giovane signora e mancata mamma, costretta a muoversi su una sedia a rotelle: “paraplegia”, il terribile verdetto degli specialisti. Disperata, tenta il suicidio. Le è accanto il marito, affettuoso, premuroso, innamorato anche lui, che l’assiste, notte e giorno. “No, non ti lascerò mai”, la sua risposta (fermissima, rassicurante) nei momenti in cui la moglie manifesta il timore di essere, prima o poi, abbandonata. E lei si rassicura. “Con  tante disgrazie che mi perseguitano, ho la fortuna di avere uno sposo che è stato, dopo quel brutto incidente, il mio angelo custode, e continuerà ad esserlo, ne sono certa”, racconta alle amiche. Una certezza che purtroppo dovrà infrangersi, da lì a poco, contro una nuova realtà amara e angustiante, quando scopre che il marito, titolare con lei di uno studio di commercialista, ha perso la testa per l’affascinante segreteria (grande amica della signora).

Pronto a rassicurare ancora la moglie, lui: “No ti abbandonerò mai: un uomo serio e responsabile non abbandona la moglie sola e indifesa nella tempesta”. Fin troppo chiaro il suo intendimento: fare il marito a casa e l’amante fuori. Fermissima la risposta di lei: “Non voglio che mio marito resti con me solo per pietà. Sono costretta a vivere su una sedia a rotelle, ma non accetto falsi pietismi”. E non perde tempo, la signora, a prendere la sua decisione: lei, nata a Parma e residente a Milano con il marito milanese, decide di tornare a vivere per qualche tempo nella città in cui è vissuta fino al matrimonio, con i genitori. Ritrova lì il vecchio nonno, pronto a regalarle ancora scampoli di saggezza (“La vita va presa a schiaffi, quando fa la birbona, e tu devi ribellarti, reagire”), e la vecchia maestra, quella che portava a scuola la profumata mostarda per farla gustare ai i suoi alunni, anche lei prodiga di consigli (“Solo guardandoti dentro, potrai avere  le risposte che chiedi, per ritrovare l’energia vitale, la scintilla per una nuova vita”).

Ed a Parma, con le ex compagne e compagni di scuola, la signora paraplegica ritrova il ragazzo con il quale aveva flirtato gioiosamente in quegli anni, il quale la porta in giro con la sua auto per giardini e monumenti, felice di poter riprendere con lei la storia interrotta al tempo del suo fidanzamento con il commercialista milanese e parlare ancora di matrimonio. Secca la risposta della amica: “Non sono venuta a Parma per rifarmi una vita, per cercare un nuovo amore o, peggio, un nuovo marito-infermiere che abbia pietà di me e sia disposto a condividere la mia disperazione. Avevo ed ho bisogno di ritrovare me stessa, rivivendo il mio passato, le mie radici, le emozioni che hanno arricchito la mia vita di ragazza; e sentirmi libera, in piena autonomia, in grado di risorgere o affondare per sempre”.

Risorgerà, la signora: non potrà mai abbandonare la sedia a rotelle, ma tornerà nella sua casa di Milano, per guardare a viso aperto il marito (una vita da “separati in casa”: lui dormendo sul divano in salotto e lei da sola nel letto matrimoniale) e lavorare ancora nello studio di commercialista, con una forza d’animo davvero straordinaria, accanto alla donna che le aveva “rubato” il marito. Sarà poi l’amante a troncare, per sempre, quella relazione ed il marito a dare l’annuncio alla moglie. Un pianto liberatorio della signora l’atto finale della storia. “Sei un mascalzone, ma ti ho amato e ti amo”, le sue parole al marito rinsavito. E lui alla moglie: ”Hai vinto tu, cara principessa”. Tornava a chiamarla così, principessa, come quando, da fidanzato, l’accoglieva alla stazione ferroviaria di Milano con una rosa gialla in mano. Un grosso  barattolo di mostarda, spedito a Milano dalla vecchia maestra di Parma, il suggello della ritrovata gioia di vivere della coppia. “L’ho portato e lo porterò sempre con me, nel cuore e nell’anima, il profumo di quella mostarda”, la risposta della ex alunna alla signora maestra.

Un bel romanzo,  questo “Profumo di mostarda” del mio collega Achille Mezzadri, ex capo-redattore del settimanale “Gente”: pieno di sagge riflessioni sulla vita e sull’amore di coppia. Ed il profumo, come ho già detto, è anche dei sentimenti puliti. Della amante che “in silenzio e di sua spontanea volontà” rinunzia al suo amore (“vero”, a sentir lei) per salvare il matrimonio dell’amica, sappiamo anche che la sua vita extra lavorativa era e sarà dedicata costantemente alla assistenza ai bambini “down”; della vecchia maestra che, quando una alunna esternava la sua gioia perché le era stato cambiato l’arredamento della sua cameretta, andava lei stessa a chiedere ai genitori che il vecchio lettino della ragazza andasse ad una famiglia povera con tanti figli costretti a dormire per terra; e della signora sulla sedia a rotelle che, quando era una bimba, rattristata dalla vita di prigioniero che il suo amatissimo pesciolino rosso detto Pallino era costretto a vivere in una boccia di pochi centimetri, andò con il nonno a scaricare il vaso con il piccolo essere vivente nel laghetto del giardini ducali di Parma, per farlo vivere in libertà, con tanti altri pesciolini.

Fa piacere leggere queste cose, su atti di generosità così esaltanti, di grande amore per chi soffre (uomini e animali): preziosissimo condimento in un romanzo che, pur partendo da due drammi terribili, riesce a trasmettere al lettore, con tanta voglia di vivere e di amare, anche tantissima gioia nel dare solidarietà umana, con affetto e dedizione, a chi ha bisogno di te.

© Riproduzione Riservata

Commenti