A ciascuno il proprio virus – Sono i mesi dell’Ebola, della paura del contagio e della diffusione. Nel continente africano, al momento, ci sono stati centinaia di morti. A differenza degli ultimi decenni, l’Ebola sembra più aggressiva e infatti è riuscita ad andare oltre l’Africa. Primi casi sono stati registrati negli Stati Uniti e anche nel vecchio continente. Alcune delle persone infette sono morte, altre sono guarite e rappresentano una sorta di speranza vivente. Trascorrono le settimane, ma non si riesce a trovare una cura e non si capisce l’origine della diffusione della malattia. L’allerta in tutto il mondo è massima. Controlli serrati negli aeroporti e alcuni stati hanno chiuso le frontiere. Prevenire prima di curare è diventato l’imperativo categorico per combattere un nemico invisibile e di cui si sa poco. Con i dovuti paragoni, anche nel mondo del calcio c’è un virus. No, non è l’Ebola che comunque dovrebbe far slittare la prossima Coppa d’Africa. Si tratta di qualcosa difficile da definire, che affligge la squadra dell’Inter.

La cura momentanea del dottor Mourinho e l’illusione di Ronaldo – Nell’ultimo decennio i neroazzurri avevano dato l’impressione di essere guariti da un simile virus. Ci aveva pensato il medico portoghese Jose Mourinho a trovare una cura, seppur momentanea. Aveva fatto un miracolo il dottor Mourinho. Era riuscito ad arrestare una malattia chiamata “sconfitta acuta e autolesionismo cronico” che ha caratterizzato per almeno venti anni la formazione milanese. Si sono spesi miliardi di lire e di euro per provare a risolvere la situazione. Non è servito a niente. Sono arrivati specialisti da tutto il mondo. Un certo dottor Ronaldo è quasi riuscito a far guarire l’Inter, ma era un’illusione. Con il trascorrere del tempo si è infettato anche lui. In verità nell’ambiente interista ci sono stati molti errori, che hanno contribuito a diffondere il virus. Si è data fiducia a dottori poco raccomandabili. E così si è passati da Centofanti a Milanese e Colonnese, fino a Branca e tanti altri.

Adesso si prova con una soluzione indonesiana – Negli ultimi anni il virus si è ripresentato nella sua tragicità. Il presidente Massimo Moratti ha fatto un passo indietro, perché ha speso quasi tutti i fondi a disposizione per trovare una cura momentanea che non è riuscita a risolvere la questione “sconfitta acuta e autolesionismo cronico”. Adesso, all’attenzione dei medici, c’è una cura indonesiana. Un certo dottor Erick Thohir sta provando in tutti i modi a scoprire un vaccino efficace e duraturo nel tempo. Si è fatto affiancare dal toscano Mazzarri e da una nuova generazione di dottori. Kovacic, Icardi e Ranocchia, al momento, non hanno scorto soluzioni, ma soltanto timidi segnali di ripresa. Qualcosa che è stato spazzato via ieri sera, a Parma. C’ha pensato l’ex juventino Paolo De Ceglie a far ripiombare nel baratro l’Inter. Sono crollate le poche certezze della formazione neroazzurra e la malattia è tornata a far paura. È invisibile, inafferrabile e non si trasmette ad altri giocatori che indossano maglie di squadre differenti. L’interrogativo è se un giorno si potrà trovare una cura a una malattia che affligge l’Inter da troppo tempo. I tifosi, intanto, aspettano, indossano una mascherina protettiva e cercano di recarsi poche volte allo stadio, non si sa mai.

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