Crocetta e il discorso a Castelvetrano – Nella manifestazione “Quali iniziative per la legalità e la lotta alla mafia” del consiglio comunale di Castelvetrano, è intervenuto il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta. Dopo aver superato lo scoglio della mozione di sfiducia e le crisi degli ultimi mesi, il governatore è tornato in sella e così riprende a essere ospite “gradito” nell’isola. L’ex sindaco di Gela ha tenuto un discorso che se fosse stato pronunciato un anno fa, sarebbe stato menzionato nel libro del giornalista di “Libero”, “Repubblica” e “Sole 24 ore”, Pietrangelo Buttafuoco. Si tratta di “Buttanissima Sicilia”. Un saggio che si scaglia contro i mali arcaici della terra siciliana, di cui fa parte, secondo l’autore, anche Rosario Crocetta. Se Leonardo Sciascia parlava di “professionisti dell’antimafia”, Buttafuoco riprende il pensiero dell’autore del “Giorno della civetta” e parla di due tipi di mafie: la mafia e la mafia dell’antimafia. Veri e propri professionisti ed esperti del settore, che in nome di questa morale della legalità hanno fatto brillanti carriere e nobilitato i propri curriculum.

Se i professionisti dell’antimafia si fossero concentrati sull’educazione alla legalità – Lo stesso, secondo Buttafuoco, succede nel mondo della politica. L’antimafia viene strumentalizzata per raggiungere degli obiettivi ben precisi. Magari se certe decisioni, come quella di nominare l’amico ed ex magistrato Antonio Ingroia commissario di e-Servizi Spa (la società pubblica per l’informatizzazione), le avessero prese Totò Cuffaro o Raffaele Lombardo molte persone si sarebbero “indignate”. Invece le fa un cosiddetto “professionista dell’antimafia” e allora è tutto lecito. È questa la sintesi del libro di Pietrangelo Buttafuoco. Si può essere d’accordo o meno con il giornalista, ma non si può negare un certo carrierismo tra l’antimafia italiana. Forse, considerando i risultati di educazione civica alla legalità degli ultimi venti anni, si può affermare che questi personaggi avrebbero dovuto concentrarsi di più sulla formazione dei giovani. Invece hanno pensato, male, di occuparsi della cosa pubblica. L’hanno fatto nel peggiore dei modi. Non come servizio, ma come opportunità. La carriera politica e la partigianeria di Antonio Ingoria, per esempio, avrebbero spinto Leonardo Sciascia a dedicargli qualche articolo su un quotidiano nazionale.

La bastardata di strumentalizzare l’antimafia – Di legalità e antimafia se ne deve parlare, ma per farlo occorre credibilità. Qualcosa di fondamentale in un ambito del genere. Per un simile motivo chi approfitta del proprio ruolo o cognome, rischia di sminuirsi e confondersi con tutto il resto. Che “babbaria”, diranno molti. Può darsi, ma queste “minchiate” fanno parte dell’opera dei pupi siciliani. Qualcosa che affonda le radici nella tradizione della Sicilia. Il governatore Crocetta, a Castelvetrano, ha voluto rilanciare l’importanza della lotta alla criminalità organizzata: «Anche nel parlamento regionale vi sono eletti dalle cosche e non c’è consiglio comunale in Sicilia che non abbia un eletto dalla mafia. Dobbiamo avere la coscienza che il mondo politico non ha rotto con la mafia. La lotta alla mafia si fa anche arrestando Matteo Messina Denaro. Ho sentito dire che non ci si deve sentire nè antimafia e nè mafia, io mi sento antimafia. Non si può stare in mezzo al guado. Vivo da condannato a morte dalla mafia dal 2003. Guai a dire che la mafia con la politica non c’entra, se lo diciamo non siamo credibili agli occhi dei cittadini». È tutto vero, a patto che non si usi questa medaglia al valor civile per perpetrare la stessa politica degli ultimi decenni, favori sempre uguali ma di altro colore politico. Sarebbe un tradimento, una “bastardata” verso quei nobili valori tanto sbandierati durante le campagne elettorali e non solo.

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