Mare nostrum va in pensione – 558 interventi, 100.250 persone tratte in salvo, 728 scafisti arrestati, otto navi madre sequestrate. Tutto grazie a 5 grandi navi italiane impegnate nel corso di un anno, dalla seconda metà di ottobre 2013, dopo la tragedia dei 300 migranti morti davanti alle coste di Lampedusa, fino a ieri. «Un’operazione – ha detto il ministro Alfano ieri in conferenza stampa – che non ci ha consentito di salvare tutti quelli che avremmo voluto, visto che ci sono state 499 persone morte, 1.446 dispersi e 192 cadaveri ancora da identificare». Mare Nostrum, interamente italiana, mette le chiglie in secco e da oggi prende il via Triton, missione guidata dall’Unione Europea attraverso l’agenzia Frontex.

L’Europa scende in mare – Un successo dell’Italia, che, da un anno a questa parte, ha spinto per un coinvolgimento dell’Europa intera ed è riuscita a far passare il concetto che le frontiere italiane sono frontiere europee, e come tali non possono essere lasciate sulle spalle di un Paese solo, se quella europea vuol essere davvero un’unione. Ventuno dei ventotto Stai membri dell’Ue hanno accettato la sfida e contribuiranno a Triton, con uomini e mezzi. Sette navi, quattro aerei, un elicottero e 65 ufficiali, per un totale di 2,9 milioni di euro al mese, per i primi due mesi, ovvero la fase di transizione, quella in cui Mare Nostrum affiancherà ancora Triton. La Commissione europea ha spiegato che i dettagli dell’operazione sono stati concordati tra Frontex e l’Italia, in base alle richieste d’assistenza delle autorità italiane. «Ma – ha precisato – Triton è uno strumento per aiutare l’Italia e non sostituisce Mare Nostrum». Il nostro Paese «dovrà continuare ad assolvere i propri obblighi internazionali e assistere le navi in difficoltà».

L’Italia non va in vacanza – «Mare Nostrum chiude – ha sottolineato per contro Alfano -. Questo non significa che l’Italia verrà esentata dal presidio delle frontiere». Triton agirà entro le 30 miglia dalle coste italiane, ovvero entro le frontiere europee, da lì in poi entrano in vigore le leggi del mare. «Adesso in mare si farà quel che si è sempre fatto – ha continuato il ministro dell’Interno -: rispettare gli obblighi che derivano dalle leggi del mare. Non ci può essere alcuna agenzia europea che possa deresponsabilizzare un Paese a rispondere alle leggi del mare. Non c’è alcuna abdicazione ai doveri di soccorso e di ricerca che possa riguardare l’Italia». Mare Nostrum è costata 100 mila euro al giorno, 9,5 milioni al mese, 114 in totale. Ora i costi si ridurranno a un terzo per i due mesi della “phasing out”, poi «non costerà un solo euro agli italiani».

Non solo Triton, l’Europa fa davvero sul serio – Ma le novità non finiscono qui, anzi. Perché l’Europa ha un’idea di assoluta rottura con la maniera in cui ci si è approcciati alla questione dell’immigrazione fino ad oggi. Un’idea che piacerà al segretario leghista Matteo Salvini, da sempre fautore dell’”andiamo ad aiutarli là”. Creare centri d’accoglienza e campi profughi direttamente in Africa, nei Paesi da cui migliaia di disperati si mettono in mare scommettendo la propria vita. Una scelta «che noi condividiamo – ha detto Alfano – e alla quale vogliamo partecipare. Dobbiamo andare lì, in Africa, per iniziare il lavoro per le richieste di asilo. La risposta dell’Europa deve essere lì». In buona sostanza, l’idea di fondo è andare ad accogliere le richieste d’asilo nei Paesi di partenza, soprattutto in Libia, per evitare che i profughi si mettano in mare per venire a fare richiesta d’asilo in Italia. In questo modo, non solo si possono evitare “a monte” i morti, ma si può anche operare una selezione delle richieste d’asilo più attinente alle necessità reali dei profughi. Dal momento che «quasi il 100%» di essi parte dalla Libia, a prescindere dallo Stato di arrivo, succede che a causa dell’instabilità dell’ex Paese di Gheddafi «tutti gli uomini sbarcati sono richiedenti asilo, non più migranti per problemi economici». Andando ad accoglierli e a valutare le loro richieste direttamente in Libia, questo elemento decade e chi fugge davvero per guerre o persecuzioni potrà avere più possibilità di vedere accettato l’asilo politico. E tutto molto più rapidamente. Non solo, perché se sarà davvero l’Unione Europea a svolgere questa operazione, il migrante potrà fare richiesta direttamente al Paese cui aspira ad arrivare, che molto spesso non è l’Italia. E lì verrà condotto in tutta sicurezza, senza più mettere la propria vita nelle mani del Mediterraneo.

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