Il risultato del duro scontro politico – L’arrivo dell’autunno e del primo freddo stagionale è coinciso, come spesso capita, con l’aumento della temperatura tra la classe politica. Il clima è bollente da diversi giorni. Prima della kermesse della Leopolda e della manifestazione di piazza della Cgil, la situazione era abbastanza tesa. La leader del principale sindacato italiano ha accusato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di essere uomo dei “poteri forti”. Mentre dall’altro lato l’esponente democratica Pina Picierno ha messo in dubbio il numero delle tessere della Cgil e l’organizzazione delle varie manifestazioni. Al di là del punto di vista che ognuno può avere, queste dichiarazioni non hanno fatto altro che innalzare il muro contro muro tra le parti. Un modo di fare e di parlare che può essere interpretato dal Paese come la classica goccia che fa traboccare il vaso. L’Italia, per via della disoccupazione dilagante e della stagnazione economica, non ha bisogno di un clima così teso. Ci sarebbe la necessità di parlarsi, di confrontarsi e di fare le riforme necessarie per il Paese. Invece davanti si pone l’interesse di parte.

La crisi economica non ha insegnato niente – Capi sindacali che approfittano della situazione per ritagliarsi un posto al sole e qualche politico protagonista di esternazioni poco equilibrate soltanto per trovare il proprio nome su tutti i giornali nazionali. Il risultato di simili atteggiamenti lo si è visto in piazza a Roma durante il corteo degli operai Acciai Speciali di Terni (Ast). Il leader della Fiom, Maurizio Landini, che era presente al corteo ha detto: «Quello che è successo è inaccettabile. Chi ha dato l’ordine è responsabile». La questura, dall’altro lato, ha esternato la sua visione della vicenda: «4 agenti feriti, nessuna carica, solo contenimento». Da Palazzo Chigi sono giunti inviti alla calma, ma ormai è troppo tardi. Le tensioni romane inaugurano una stagione che non promette niente di buono. Nei mesi in cui l’Italia dovrebbe impegnarsi, unita, per ripartire si perde tempo a cercare lo scontro. Curioso che le prime vittime della crisi economica del 2008, le giovani generazioni, siano escluse da questi scontri. È curioso, ma non sorprende.

La piazza di Roma e il distacco dai giovani – Queste lotte, infatti, non riguardano le ragazze e i ragazzi senza un lavoro e privi di prospettive future. Loro hanno bisogno di riforme del mercato del lavoro, hanno la necessità di lavorare come fanno i loro coetanei in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. La discussione sull’articolo 18 non gli importa più di tanto, perché è qualcosa che appartiene al passato. Se la manifestazione romana ha messo in luce la delicata questione della crisi di Ast Terni e i lavoratori dell’azienda temono per un futuro senza lavoro, dall’altro lato le centinaia di migliaia di giovani senza un lavoro cosa dovrebbero fare? Perché, per l’ennesima volta, a essere sacrificati devono essere le ragazze e i ragazzi che sono già stati scippati di una parte della loro vita? La crisi economica del 2008 ha colpito in primis i giovani ed è a loro che le istituzioni devono dare risposte. Forse i sindacati fanno fatica a pensarla così, perché al loro interno gli iscritti sono quasi tutti pensionati, ma è la realtà dei fatti. Può far male, ma da una crisi economica se ne esce con nuovi paradigmi e una visione della realtà rinnovata rispetto al passato. Chi resiste a questa idea, con ogni probabilità, fa un danno ai propri figli, nipoti e conoscenti. Così c’è un’immagine nella mente. Le giovani generazioni assistono sullo sfondo, quasi sbiadite, agli scontri di piazza. Non possono essere protagoniste di confronti del secolo passato e anche questa volta rischiano di perdere il futuro. Che ne sarà di loro? La risposta non sta in quella piazza.

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