L’essenza del messinese – “Compare non c’è problema”. È questa la filosofia del cittadino di Messina. Una frase italianizzata, ma che in dialetto locale renderebbe molto di più. Si, è un modo di pensare e agire del messinese. Lo si riscontra in ogni ambito: da quando si è al semaforo e non si rispetta il segnale, fino al gettare la spazzatura nel torrente. Evidenti segni di inciviltà, che se dovessero essere contestati, oltre agli insulti di rito, si potrebbe ricevere un “compare c’è problema?”. Difficile, in nome dell’orgoglio che da queste parti è ben radicato, chiedere scusa. Il messinese medio non si ferma di fronte a niente. Neanche nella corsia che immette nell’autostrada. Il messinese medio tira dritto e pazienza se sta passando qualcuno, si fermerà lui. “Non c’è problema”. Tutto scorre per il messinese medio, nel nome di un’anarchia che si trasforma in inciviltà. Nessun problema, nessuna domanda su quello che lo circonda. Prendersi cura della propria città non passa per la mente del messinese medio, che pensa soltanto a girare per le vie a bordo di una macchina con le luci blu e con la musica a tutto volume.

Se questa frase nasconde un atteggiamento illegale – “Non c’è problema”. Pazienza se il degrado circonda la zona in cui vive. Se i cassonetti della spazzatura sono diventati pittoreschi contenitori un po’ bruciacchiati, con intorno televisori e divani. “C’è problema?”, ovviamente no. La colpa è sempre di qualcun altro. Magari del politico di turno, che lui ha contribuito a eleggere. Già, la politica. Anche qui è ben diffusa la filosofia del “compare non c’è problema”. Consiglieri di quartiere o comunali che promettono qualsiasi cosa pur di farsi eleggere, tanto “non c’è problema” se vinco io. In realtà un simile modo di fare, ormai, è diffuso in tutta Italia. Però a Messina ha una cadenza particolare. “Non c’è problema” è una frase che nasconde un implicito atteggiamento mafioso. Escludere a priori un problema, vuol dire mettere da parte una possibile domanda, un interrogativo. Significa relegare in un angolo una riflessione. Da queste parti è meglio non farsi domande. Conviene contribuire a lasciare tutto così com’è. Magari se fai il contrario ti considerano “strano” e allora si, in qual caso, “compare c’è problema?”.

Il “non c’è problema” nella città dei problemi – “Non c’è problema” se vai in spiaggia e lasci spazzatura e altri residui, “non c’è problema” se una persona qualunque viene investita, perché se ti lamenti e vuoi ragione la pagherai cara. “Non c’è problema” se sali sulla nave e il tuo conoscente non ti fa pagare il biglietto, perché dietro ci sarà il fesso che pagherà per entrambi. La filosofia del “non c’è problema” è anche un modo per non assumersi le proprie responsabilità. Delegare ad altri il da farsi. Ah, la delega. Una delle parole più amate dal messinese medio e non solo. Però sarebbe sbagliato identificare questo modo di pensare soltanto con una parte della città. Il “compare non c’è problema” è un modo di fare che si trova anche a livello universitario. Magari non si sentirà la cadenza dialettale e si userà un altro linguaggio, ma il significato è sempre lo stesso. E allora, “compare non c’è problema” se hai bisogno di una mano a superare un esame, “compare non c’è problema” se vuoi fare entrare tuo figlio in quella facoltà a numero chiuso, “compare non c’è problema” se vuoi evadere le tasse universitarie. Siamo nella città del paradosso. Tutti, o quasi, dicono “compare non c’è problema”, ma Messina, in realtà, è una delle città d’Italia con più problemi.

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