Se le barriere protettive non ostacolano le frane – Le frane nella zona jonica di Messina sono un problema reale. È sufficiente percorrere la strada statale che costeggia Capo Alì Terme per rendersi conto della pericolosità di possibili cedimenti di costoni o massi dalle montagne. Del resto non sarebbe la prima volta. Qualche giorno fa qualcosa del genere si è verificato a Capo Taormina, di fronte all’ex campeggio San Leo. Una franca, con un macigno di notevoli dimensioni, si è riversata, nella serata del 28 ottobre, lungo la strada statale 114. Il masso si è staccato dalla parete e ha ostruito la carreggiata impedendo il traffico veicolare. Non sono servite a niente le barriere protettive. Semplice solletico per il masso che si è scaraventato sulla strada, senza, per fortuna, provocare incidenti e feriti. Un segnale allarmante per la zona. Com’è possibile che a causa di piogge stagionali, seppur copiose, un masso di quelle dimensioni si stacchi dalla montagna e si riversi sul percorso stradale? Eppure si tratta di una carreggiata trafficata e dunque l’attenzione delle autorità preposte alla sicurezza stradale dovrebbe essere elevata.

«C’è un lavoro notevole da fare» –  Questo masso è stato un campanello d’allarme. Una sirena che è passata in secondo piano, perché non si è trasformata in lamento per possibili morti. Meglio così, ma adesso occorre fare qualcosa. Per rimettere in sesto il percorso, ha promesso il sindaco di Taormina, Eligio Giardina, ci vorranno pochi giorni: «C’è un lavoro notevole da fare. Tra oggi, domani e dopo domani verrà eliminato il pericolo imminente, dopodiché in tre o quattro giorni (secondo le previsioni dell’ingegnere Salvatore Tonti) si riuscirà ad aprire la strada. In seguito verrà effettuato uno studio con i tecnici per vedere il da farsi. L’Anas di Palermo si è attivata in prima persona con l’ingegnere Tonti». Il primo cittadino della perla dello Jonio è voluto intervenire nella vicenda, ha assicurato che la questione dovrebbe risolversi entro qualche giorno e nelle prossime ore dovrebbe sapere qualcosa in più dall’ingegner Tonti. In attesa di ulteriori sviluppi, occorre porsi qualche interrogativo. Il pericolo di ulteriori frane, dopo che il percorso verrà riaperto al traffico, penderà sulla testa degli automobilisti della strada statale 114?

«Le opere di difesa non sono state adeguatamente strutturate» – Per rispondere a questa e ad altre domande, abbiamo interpellato il professore Franco Ortolani, ritenuto tra i massimi esperti in Italia in materia di salvaguardia ambientale, analisi e metodologie di intervento per i fenomeni alluvionali e sismici. Secondo il professore «dai versanti costituiti da roccia fratturata con superfici di discontinuità che immergono verso valle meno inclinate del pendio, come si vede dalle foto, non è un fatto eccezionale che blocchi di roccia si distacchino e precipitino verso valle. Lungo i versanti della Penisola sorrentina ed amalfitana e altre strade con morfologia del versante simile a quella di Taormina ogni tanto succede. Come si vede dalle foto era noto il pericolo in quanto sono state eseguite delle difese passive (strutture paramassi) e attive (reti ancorate alla parete). Da quanto mostrano le foto si può affermare che le opere di difesa non sono state adeguatamente strutturate in quanto i massi le hanno sfondate. C’è stato, quindi un errore di sottovalutazione del problema, il che è preoccupante in quanto i cittadini hanno una falsa sensazione di sicurezza».

«Può essere realizzabile una difesa passiva ben dimensionata» – Dal punto di vista del noto esperto, inoltre, con una cura razionale del territorio sarebbe stato possibile impedire una frana del genere, «specialmente se le opere di difesa sono adeguatamente calcolate e realizzate e ben mantenute». «Secondo la morfologia dei costoni – ha aggiunto il professor Ortolani – può essere realizzabile una difesa passiva ben dimensionata, nel senso che può essere difficile o impossibile evitare che si distacchino nuovi massi e conviene intercettarli durante la caduta prima che invadano la strada». Inoltre lo studioso ha sottolineato che la pertinenza del fatto accaduto a Capo Taormina è «dell’ente gestore della strada; se il versante è molto alto l’ente difficilmente interviene e devono farlo altre istituzioni (Comune, Comunità Montana, Provincia ecc.)». Il professore Franco Ortolani si è anche soffermato sulla situazione idrogeologica del comune di Taormina: «Il territorio comunale di Taormina è esposto ai nubifragi che rilasciano enormi quantità di acqua piovana in poco tempo, come accaduto il primo ottobre 2009 poco a nord nella zona di Scaletta Zanclea e Giampilieri (circa 300mm in circa 3 ore)».

«La prevenzione si può attuare per evitare nuove vittime» – In questi casi la prevenzione è fondamentale, perché è utopia mettere al sicuro tutte le aree urbane: «Questi nubifragi sono rilasciati da perturbazioni che si organizzano rapidamente quando vi sono le situazioni meteo predisponenti dando origine a cumulonembi come accaduto recentemente a Genova il 9 ottobre 2014. E’ impossibile evitare la formazione dei cumulonembi ed evitare i possibili conseguenti nubifragi ed è impossibile mettere in sicurezza tutte le aree urbane che possono essere interessate dallo scorrimento di flussi idrici e fangoso-detritici rapidi. Ma la prevenzione si può attuare per evitare nuove vittime. Dopo il disastro del 5 maggio 1998 nel sarnese e quello del primo ottobre 2009 nel messinese avviammo spontaneamente una ricerca multidisciplinare, anche con la collaborazione del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Messina, per individuare un modo per rendere meno dannosi i disastri scatenati dai nubifragi improvvisi. Prima di tutto ricostruendo le aree devastate dai flussi di diverso tipo e le modalità secondo le quali i flussi, in base alla morfologia e alla loro “potenza” si incanalano verso valle e nelle aree urbane. Altro elemento di importanza strategica della ricerca è rappresentato dalla ricostruzione dei momenti in cui i flussi rapidi hanno invaso le aree urbane valutando il ritardo rispetto all’inizio dei nubifragi. Ritardi valutati in relazione alla morfologia del territorio e alla eventuale devastazione della copertura vegetale da parte di incendi».

«Si deve realizzare un sistema di allarme idrogeologico» – Il professor Ortolani, per evitare altre catastrofi che il nostro Paese conosce bene, pensa alla realizzazione (anche a Taormina) di un sistema di allarme idrogeologico immediato: «Non si può intervenire strutturalmente in tutte le aree urbane (grandi e piccole disseminate in Italia) realizzate in zone soggette a potenziali dissesti improvvisi ma con un sistema di allarme adeguato si possono mettere in salvo le persone. Il principio è lo stesso degli allarmi antiaerei: durante la guerra le persone venivano avvisate con solo alcune decine di minuti di anticipo di un potenziale bombardamento da un allarme sonoro in modo da mettersi in sicurezza nei rifugi adeguatamente predisposti e segnalati. Ora si deve realizzare un sistema di allarme idrogeologico immediato che consenta di individuare sul nascere l’inizio dei nubifragi, nelle aree che già dal giorno precedente sono state pre-allarmate, e di attivare con varie decine di minuti di tempo a disposizione il piano di protezione dei cittadini nelle parti urbane che possono essere invase da improvvisi flussi idrici e fangoso-detritici. Un sistema simile non è costoso ed è immediatamente realizzabile; naturalmente deve essere garantita autonomamente l’alimentazione energetica di tutto il sistema locale e di bacino idrografico. Quanto può costare? Abbiamo già effettuato dei calcoli che riguardano il territorio urbano alla base della collina dei Camaldoli comprendente i quartieri napoletani di Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Chiaiano e la parte orientale della città più i comuni di Quarto e Marano; in totale si tratta di circa 500.000 persone interessate. Per quanto riguarda le strumentazioni si prevede un costo di circa 100 mila euro, l’importo di circa quattro berline accessoriate di marca. Un costo accessibile, viste tutte le auto che sono andate distrutte durante i recenti disastri, per non parlare delle vite umane. Un sistema di Allarme Idrogeologico Immediato deve essere installato a Taormina in modo che possa attivare il Piano di Protezione dei Cittadini appena iniziato un nubifragio».

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[Frana Capo Taormina, Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014]

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2/11/2014 – L’Anas, dopo la frana nei pressi di Capo Taormina del 28 ottobre scorso, che ha interrotto la circolazione stradale sulla statale 114 al km 48,200, ha riaperto verso le 15,30 l’arteria stradale al traffico veicolare.

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