E se fosse tutta colpa dei Romani? Sì, proprio dei nostri avi. I libri di storia ci insegnano che la floridezza dell’Impero romano condusse a circa due secoli e mezzo di prosperità e pace, periodo in cui si ebbero immensi sviluppi sociali: in campo tributario, legislativo (l’emanazione del diritto romano) e culturale in genere. Ma soprattutto si raggiunsero grandi progressi nella gestione di eserciti sempre più numerosi che tenevano sotto controllo popolazioni eterogenee e in continua crescita, disperse dentro e fuori i confini territoriali. L’espansione portò dalle varie Province dell’Impero sempre maggiori ricchezze verso la capitale, Roma, contribuendo all’accumulazione nelle città antiche sia di prosperità sia di popolazioni.

Di fatto la ricchezza e il potere politico si concentrarono in mano di pochi che appartenevano ai vertici della piramide sociale, imperatore, consoli, senatori, alti prefetti e procuratori, tutti gli altri, ora come allora, si trovavano in situazioni precarie e di povertà assoluta. Esempio su tutti, i ceti ricchi dell’epoca imperiale, ai quali appartenevano i senatori, erano rappresentati da non più di 400 mila persone, l’1 per cento circa della popolazione di allora – proprio come ora in Europa -. Marco Licinio Crasso, console dell’Impero romano, aveva un reddito stimato di 12 milioni di sesterzi, uguale a quello di 32 mila romani; oggi Carlos Slim, magnate messicano, guadagna in un solo anno come 440 mila dei suoi concittadini. A documentare la storia della diseguaglianza dai romani ai tempi nostri è Giovanni Vigo, professore ordinario di Economia all’Università di Pavia, che da alcune settimane pubblica una serie d’interessanti articoli proprio sul perché esistono nazioni e uomini ricchi e nazioni e uomini poveri, su un noto settimanale allegato a uno dei quotidiani più letti in Italia.

Vigo analizza documenti alla mano come a essere concentrati in poche mani ai tempi dei romani non siano stati solo i redditi, ma anche i patrimoni e ci propone un confronto continuo con i giorni nostri che non può non sbalordirci. Inoltre, lo storico-economista ci accompagna con i suoi articoli, attraverso i secoli, a comprendere come il benessere ha una forte influenza sulla durata della vita, le condizioni di salute, l’istruzione, l’opportunità di lavoro e altro ancora. La diseguaglianza sociale nella storia ha creato non pochi conflitti e sembra che sia iniziata proprio all’epoca romana per avvalorare questa tesi, Vigo fa riferimento a illustri storici come Alexis Tocqueville e prestigiosi economisti come Simon Kuznets. Altro studioso preso in considerazione da Vigo è Branko Milanovic, uno dei massimi esperti di disuguaglianza mondiale che è andato alla ricerca dell’uomo più ricco dall’Impero romano al secolo scorso. E anche se la ricerca è stata difficile a causa dei differenti tassi di cambio sesterzi in dollari e dei diversi consumi, sembra che a parte Marco Licino Crasso, Nerone gareggi alla grande con John D. Rockefeller.

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