Si parla spesso di rilancio del turismo in Sicilia, di “destagionalizzazione”,ma come si può pensare a nuove ardite sfide, quando poi non si riesce neanche a garantire l’apertura dei musei e siti archeologici isolani? La Sicilia soffre cronicamente della mancanza di infrastrutture e adeguati collegamenti: la diminuzione del numero traghetti che fanno la spola nello Stretto di Messina e la cancellazione nei mesi invernali di molti voli charter, nonché del numero di voli di linea da e per gli aeroporti siciliani non fa che aumentare le preoccupazioni degli abitanti della Trinacria, altro che farci pensare ad un rilancio….!

L’Expo di Milano nel 2015 dovrebbe rappresentare una “grande opportunità” per la Sicilia, fermo restando che si riesca a portare nell’isola i visitatori e che poi agli stessi si riesca a mostrare la nostra “Grande Bellezza”! E proprio questa sarà una delle prime “gatte da pelare” del neoassessore ai Beni Culturali della Giunta Crocetta, Cleo Li Calzi, che tra i tanti problemi che affliggono il settore troverà sul tavolino “uno spettro che ritorna” da un recente passato: la cronica mancanza di custodi che inevitabilmente porterà a partire dal primo novembre alla chiusura pomeridiana nei giorni festivi di molti siti culturali. Tra le aree colpite dal provvedimento ci sono il parco archeologico di Selinunte e le Cave di Cusa, la Villa del Casale di Piazza Armerina, il museo Paolo Orsi di Siracusa, il museo del Satiro Danzante a Mazara del Vallo, il Museo archeologico di Agrigento e la casa natale di Luigi Pirandello di contrada Caos. Certamente il fatto che questi siti nei mesi invernali saranno aperti nei giorni festivi esclusivamente dalle 9.00 alle 13.00, limiterà non poco la fruibilità da parte dei visitatori, dato che spesso molti hanno esclusivamente la possibilità di dedicarsi agli approfondimenti culturali in queste giornate, per ovvie ragioni lavorative e quindi molte escursioni e gite avvengono nei giorni festivi.

Ciò inevitabilmente avrà anche delle ripercussioni economiche negative sugli operatori commerciali, in primis albergatori, ristoratori e commercianti, in un momento che di per sé si può definire tutt’altro che florido. Tutto ciò appare ancora più paradossale se si pensa che la regione Sicilia ha a guardia dei suoi 112 siti archeologici 1.545 custodi. Sovente essi sono mal distribuiti. A titolo esemplificativo il museo archeologico di Agrigento ne possiede 68, la casa natale di Pirandello 66, il Satiro Danzante di Mazara del Vallo è custodito da 25 dipendenti e la Villa Romana del Casale da 14 impiegati. A tal proposito i vertici del Sadirs, il sindacato autonomo dei dipendenti della regione, ha dichiarato: «Il personale della regione siciliana è regolato da un contratto di lavoro, scaduto da oltre 7 anni, dove oltre la metà degli impiegati ha stipendi da 1.000-1.200 euro al mese. Il problema dei festivi è strutturale e di diritto. In particolare, così come le ferie sono un diritto irrinunciabile, anche il ricorso all’utilizzo del lavoro nei festivi è regolamentato per non superare il 33 per cento dei festivi e domenicali nell’arco di un anno. Negli anni passati c’erano intese che derogavano al 50 per cento l’opportunità di ricorso al lavoro festivo, limitando quindi i disagi di possibili chiusure dei siti al minimo. A inizio di questo 2014 però, dopo l’interessamento del governo regionale di porre una soluzione alla questione, abbiamo dovuto assistere a estenuanti riunioni all’assessorato ai beni culturali, ma siamo a novembre e siamo arrivati ad un nulla di fatto. I sindacati avevano proposto di modificare il contratto, ma davanti all’indolenza non possiamo disattendere le leggi, che vanno rispettate da chiunque. Quindi se i turisti o i cittadini dovessero trovare le porte dei siti chiusi, non prendetevela con i dipendenti, ma con la politica!».

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