Dalla corazzata Potëmkin al dottor Zivago – La minoranza del Partito Democratico deve essere passata dalla visione della corazzata Potëmkin al dottor Zivago. Il consiglio del ragionier Fantozzi è stato colto con qualche anno di ritardo, ma non importa. Adesso la sinistra dura e pura si ispira alla celebre pellicola che ripercorre le vicende della rivoluzione d’ottobre. Uno dei personaggi del film del 1965 diretto da David Lean è il fratellastro di Yuri Zivago, il bolscevico Yevgraf che gode di grande considerazione nel Partito comunista russo. Proprio per questa stima, i dirigenti del partito gli hanno affidato, appena scoppiata la Grande guerra, il compito, insieme ad altri, di arruolarsi e partecipare al conflitto. Infiltrarsi tra le truppe dello zar, con l’obiettivo di cogliere l’insoddisfazione quando gli stivali si sarebbero consumati e il conflitto si sarebbe prolungato nelle trincee d’Europa. Così è stato e a quel punto la propaganda bolscevica è riuscita a raggiungere con forza i soldati dell’esercito, attratti da una nuova prospettiva di vita.

La nuova strategia della minoranza del Pd – La tattica del “buon viso a cattivo gioco” non è nuova, ma sempre efficace. Funzionò per smembrare e riposizionare quello che rimaneva dell’esercito russo durante il primo conflitto mondiale e forse è la strategia della minoranza del Partito Democratico, che in nome della falce e martello dei “bei tempi” dichiara di voler rimanere tra le fila del partito di via del Nazareno, anche se non ne condivide strategie e idee. Anzi, questo è il momento per ingrassare le fila del Pd con adesioni “sinistre”. Ex membri di Sel e di Rifondazione, infatti, potrebbero sposare il progetto renziano con la speranza di logorare dall’interno il “nemico”. Uscire dal Pd, al momento, vorrebbe dire non poter fare politica. Si, perché il 40,8 per cento ottenuto alle europee ha rinvigorito il bipolarismo italiano. Allora fondare un altro partito, sarebbe come autoescludersi. Per questo motivo Stefano Fassina, Pippo Civati e Gianni Cuperlo sono protagonisti di affermazioni “minacciose”, ma non osano andare oltre. Sanno bene che dopo potrebbero fare la fine del Vendola di turno.

La rivincita dello “zar” – Parlano, dichiarano di voler cambiare le norme sul lavoro votate a stragrande maggioranza dall’assemblea del loro partito e sperano in tempi migliori. In questo conflitto si augurano che il vento possa cambiare, com’era successo nella Grande guerra. A cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, la minoranza del Partito Democratico spera in un miracolo. Tutto è possibile, ma i miracoli non avvengono mai da soli. I laici della minoranza del Pd lo sanno bene e allora per invertire la rotta, provano a logorare dall’interno il loro segretario e presidente del Consiglio. Cercano di rallentarlo, sapendo che la velocità è l’ingrediente necessario per far uscire l’Italia dalla palude di stagnazione economica. Si impegnano nel riportare in Aula riforme quasi approvate, propongono revisioni, paventano una crisi del partito e sembrano più interessati ai partitini vicini al Pd, piuttosto che al loro soggetto politico. Sono pronti a sconfessare il progetto ulivista, fanno finta di non aver mai partecipato a quel matrimonio politico. Le provano tutte, ma a differenza della Grande guerra la stanchezza dei cittadini potrebbe incanalarsi verso qualcosa che la minoranza Pd non riesce ancora a prevedere. Nell’epoca contemporanea sono loro e le idee politiche che rappresentano ad aver spazientito la popolazione e così lo “zar della Leopolda” potrebbe avere, di nuovo, la meglio. Altro che corsi e ricorsi storici.

© Riproduzione Riservata

Commenti