Nella giornata di domenica, presso il fascinoso contesto di Casa Cuseni, è stato presentato il dramma “Iset”, opera teatrale a tema egizio scritta dagli autori Francesco Santocono e Dora Marchese. Tra le personalità presenti all’iniziativa c’erano l’assessore alla Cultura del comune di Catania e vari personaggi della società civile della città etnea e di Taormina. È stata un’occasione unica che ha permesso di approfondire un tema in grado di suscitare, da sempre, grande interesse. L’Egitto, la sua storia e i misteri che lo caratterizzano sono in grado di attirare un pubblico molto ampio e così è stato anche a Taormina, luogo d’incontro delle varie culture del Mediterraneo. Aspetto sottolineato proprio da Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge, secondo la quale «il Mediterraneo può trovare una dimensione di pace soprattutto attraverso la cultura». In un fine così nobile si è inserita la competenza dell’archeologo Zahi Ḥawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie e dal gennaio 2011 ministro delle Antichità.

I disegni di Roberts, una sorpresa per Hawas – L’autorità mediorientale ha ammirato un’esposizione di opere di David Roberts su alcuni paesaggi egiziani. Roberts era scozzese e nella sua epoca (nato nel 1796 e morto nel 1864), grazie alle sue doti artistiche, fu uno dei più apprezzati vedutisti. Viaggiò tra Europa e Medio Oriente e proprio in Egitto diede vita a dei disegni che con il trascorrere del tempo gli valsero la celebrità. Roberts è stato un testimone della storia dell’Egitto e quindi i suoi disegni originali non potevano non colpire Zahi Hawass, attratto anche dalla cornice paesaggistica in cui sono state collocate le litografie, ovvero Casa Cuseni: «Non mi aspettavo di vedere i disegni originali di Roberts. Ho delle copie, ma vederle dal vivo è stato qualcosa di sorprendente. Quello che più mi ha entusiasmato è vedere le litografie che rappresentano le piramidi di Giza. È stato un grande regalo che non mi aspettavo».

La storia di Iside e Osiride – In questo angolo di paradiso, dove la mente riesce a viaggiare con maggiore facilità, ecco che Francesco Santocono e Dora Marchese si sono soffermati e hanno approfondito, per il pubblico presente, le diverse fasi di elaborazione testuale necessarie per la comprensione del mito di Iside e Osiride su cui si fonda la vicenda stessa del dramma. Già, Iside e Osiride. Un mito che si tramanda nei secoli e rappresenta l’essenza stessa della tradizione dell’Egitto e della civiltà in generale. Per un simile motivo Stefania Sofra, nota egittologa di fama nazionale, ha ripercorso le tappe fondamentali del mito, che è narrato nelle iscrizioni sui templi egizi, nel testo di Plutarco e non solo. Tutto ha inizio con la dea Nut e il dio della terra Get, i quali generarono quattro figli: Iside, Osiride, Neftis e Seth. Questi si accoppiarono tra di loro. Iside sposò Osiride e Neftis sposò Seth. Osiride governò con saggezza la terra del padre e civilizzò gli egiziani. Il fratello Seth, geloso, decise di ucciderlo con un inganno e lo rinchiuse in un sarcofago e lo gettò nel Nilo. Da questo delitto, secondo la tradizione, ebbero origine le annuali inondazioni del fiume.

L’influenza del mito sul mondo classico – Iside, con l’aiuto della sorella Nefti, riuscì a riportare in vita Osiride grazie ai suoi poteri magici, ma non poté evitare che Seth lo facesse a pezzi. Così Iside andò alla ricerca dei resti dell’innamorato e riuscì a riportare in vita Osiride. Rimase in cinta di lui, ma subito dopo Osiride morì, perché la magia di Iside non era abbastanza potente da permettergli di rimanere in vita. La vicenda proseguirà con una vendetta, che vestirà i panni di Horus, figlio di Osiride e Iside. Con accuratezza il giovane venne condotto sulle rive del fiume Nilo e appena raggiunse l’età adatta per combattere, sfidò Seth. Sull’esito della battaglia ci sono diverse interpretazioni. Secondo alcuni Horus vinse e per questo motivo incarnava l’immagine del faraone vivente, mentre il padre rappresentava il faraone nel regno dell’oltretomba; secondo altri lo scontro finì in parità e le due parti si riconciliarono e questo rappresenterebbe l’unità tra Basso e Alto Egitto. Al di là delle interpretazioni, questo mito ha influito sulla tradizione ellenistica e romana e soltanto con il cristianesimo questa tradizione venne sradicata, ma non del tutto.

Le fonti per la nascita del “dramma egizio” – Il mito, infatti, rappresenta l’eterna rinascita della natura dopo il letargo invernale e proprio tra le civiltà che si affacciavano sul Mediterraneo ebbe un grande successo. Suscitò sempre interesse e filosofi neoplatonici hanno elaborato speculazioni teoriche di notevole complessità. Non a caso Francesco Santocono e Dora Marchese hanno fatto riferimento a testi di diversa natura, proprio perché l’influenza del mito ha ricoperto varie aree geografiche. Così si è preso in considerazione il “De Iside et Osiride” di Plutarco, le opere neoplatoniche come “I misteri degli Egiziani” di Giamblico di Calcide e gli scritti successivi legati a Marsilio Ficino, inoltre come non considerare il materiale di origine egizia: una stele risalente alla venticinquesima dinastia, una testimonianza papiracea conservata a Berlino, manoscritti che riportano trascrizioni di sarcofagi del medio regno, testi che descrivono il tempio di Horus, tutti i riferimenti al mito presenti nel tempio di File. Sono queste le fonti che hanno fatto nascere il “dramma egizio” presentato a Casa Cuseni, che si concentrerà sul linguaggio e sulle battute tra i vari personaggi, piuttosto che sulla scenografia. Del resto la storia di Iside e Osiride è soprattutto immaginazione. [Zahi Hawass a Casa Cuseni Foto Rogika / Blogtaormina 2014]

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