L’esempio della sede Cgil in Borgo de greci a Firenze – Camminando tra le vie del centro di Firenze, nei pressi del Ponte Vecchio, capita di notare qualcosa di rosso, con tanto di bandiera della pace, che penzola da un palazzo. Più ci si avvicina e più ci si rende conto che si tratta di una delle sedi della Cgil. Il principale sindacato italiano dei lavoratori possiede uno dei suoi immobili proprio nel centro storico del capoluogo toscano. Per la precisione si trova in Borgo de greci 3. Questa sede della Cgil è un esempio che dimostra il potere economico dei sindacati in Italia. Un qualcosa di impressionante e anche inimmaginabile. Una casta come altre nel gioco delle matrioske italiane. Certo, Firenze non è l’unico caso di sede del sindacato nel centro cittadino. Però questo luogo in Borgo dei greci 3 ha un valore simbolico non indifferente. In una delle città più belle del mondo, dove gli immobili, per forza di cose, raggiungono prezzi elevatissimi in centro, ecco che la Cgil può vantare una sede che non è uno scantinato o un garage.

Il finanziamento pubblico ai sindacati – In Borgo dei greci 3 si sintetizza l’autorità della Cgil, che, purtroppo, non viene esercitata per difendere i lavoratori. E come potrebbe, considerando che il 75 per cento dei tesserati sono pensionati? Già, questo dato mette in luce tutte le difficoltà dei sindacati italiani. Imprigionati in logiche passate e a dirlo non sono discorsi di parte, ma i loro dati riguardanti gli iscritti. Un giovane, a meno che non voglia fare carriera nel sindacato o in un partito ad esso collegato, non si iscriverebbe mai a una confederazione del lavoro. A cosa servirebbe? Non certo per trovare un impiego. Magari il sindacato lo potrebbe contattare durante qualche manifestazione, per scendere in piazza e fare numero. Tanto pagano tutto loro e il giovane è soltanto un numero da mostrare al governo di turno come “minaccia” e non una persona senza diritti e priva di futuro. Ma per questi, si sa, c’è tempo. Era stato Enrico Letta, quando era presidente del Consiglio, ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti e dal 2017, quando la legge entrerà in vigore, rimarranno soltanto i sindacati a godere di un cospicuo finanziamento pubblico: un miliardo di euro l’anno entra nelle casse delle principali quattro sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl).

Nessun controllo per patronati e caf. Perché? – Un miliardo, però, è una cifra approssimativa. Nessun sindacato è tenuto a presentare un bilancio e inoltre in questo famoso miliardo non sono contemplate neanche le innumerevoli proprietà immobiliari (chissà come le hanno ottenute). Allora il miliardo di euro l’anno diventa qualcosa di approssimativo e non potrebbe essere altrimenti, perché questa cifra transita dai patronati e dai centri di assistenza fiscale, che sono gestiti dai sindacati. Patronati e caf offrono servizi ai cittadini e vengono remunerati dallo Stato, però non sono sottoposti ad alcuna verifica sull’efficienza del servizio. Nascono come funghi in ogni angolo della città e non ricevono controlli. Eppure circolano un sacco di soldi intorno a loro. Sono circa 600 milioni di euro che vengono incassati da patronati e caf per i servizi svolti alla cittadinanza. Cifre enormi, immobili disseminati in tutta Italia e in zone centrali e turistiche, esponenti sindacali che fanno politica e viceversa e con questa scusa parlano di lavoro senza aver mai compreso cosa significa svegliarsi la mattina presto per mantenere una famiglia. Ecco l’abisso morale ed economico tra un sindacato e un semplice lavoratore. In questo spazio enorme l’articolo 18 si è perso, si è smarrito e non ha più alcun senso, soprattutto se a difenderlo sono questi sindacati.

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