Nel panorama imbruttito dalle macerie che vengono ammonticchiate oggi sulla Sicilia, una terra martoriata, a true waste island, si registrano qua e là iniziative che potrebbero riaccendere il fuoco creativo delle epoche d’oro della sua storia. A ottobre del 2013 è iniziata un’avventura a cui è dedicata una pagina su facebook, “Rodolfo Papa in Sicilia”. In questi primi tredici mesi, l’illustre iconologo romano ha fatto conferenze in giro per città e paesi della Sicilia, incontrando docenti, studenti, associazioni, famiglie, alle quali ha aperto gli occhi su cos’è davvero l’arte. Dovunque sia stato ha suscitato grande entusiasmo, perché le sue letture complete e profonde dell’opera d’arte ribaltano secoli di luoghi comuni e stereotipi infondati. Ma non si tratta solo di fornire informazioni erudite. Si tratta di verificare, come dice il titolo di una conferenza che si svolgerà il 20 novembre al Centro Educativo Ignaziano di Palermo, se davvero la bellezza può salvare l’Italia, facendo scoprire opportunità di lavoro a chi sa mettere a frutto il genio più specifico del nostro Paese. Questo è il motivo per cui Gigi Scalzo, un funzionario della regione siciliana, un idealista, ha dedicato tanti sforzi a organizzare questi incontri.

Ad agosto 2014 è stata costituita a Castelvetrano l’Associazione Palma Vitae, la quale «nasce con l’obiettivo di dare sostegno e accoglienza, in maniera diretta o avvalendosi di una rete di supporto, alle donne in difficoltà». Così dichiarano la dott.ssa Agueli e la dott.ssa Campagna, fondatrici dell’Associazione. «Ma affinché ciò avvenga è necessario un percorso anteriore di riconoscimento di un bisogno di cambiamento e riscoperta della propria natura femminile e, in quanto tale, della propria bellezza. Sentiamo l’urgenza di promuovere un cambiamento culturale e sociale rispetto all’immagine della donna che ponga nuovi e continui stimoli, spunti di riflessione e inneschi prospettive altre». Una delle primissime attività delle neonata Associazione è stata la lectio magistralis di Rodolfo Papa su “Maddalena nell’arte”, che si è svolta a Castelvetrano, nella cornice mozzafiato della chiesa di S. Domenico, recentemente restaurata. La conferenza si è svolta nel pomeriggio di sabato 25 ottobre 2014. Hanno introdotto i lavori il sindaco di Castelvetrano, avv. Felice Errante, il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, la presidentessa dell’Associazione Palma vitae, dott.ssa Giusy Agueli, e la vice presidentessa, dott.ssa Marilena Campagna. Il prof. Papa è stato presentato al numeroso pubblico intervenuto dalla mia relazione, che riporto qui di seguito.

Il 7 luglio 2014 Emma Watson (Parigi, 15 aprile 1990), resa famosa per l’interpretazione di Hermione in tutti i film della saga su Harry Potter, è stata nominata Goodwill Ambassador, ambasciatrice di buona volontà, dall’UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa del pari ruolo delle donne nel mondo. In questa veste il 20 settembre 2014 è stata invitata a parlare all’Assemblea Generale dell’ONU, a New York, per lanciare la campagna He for she (Lui per lei), sull’eguaglianza di genere. L’iniziativa si propone di abbattere le differenze di genere e le violenze contro le donne. L’attrice è uno dei volti scelti a questo scopo. È opportuno sottolineare alcuni passaggi del discorso, ben scritto, ben declamato da Emma Watson, con un tono accorato, apparentemente intimidito e quasi afflitto. Ha prevalso l’animo istrionico? Oppure era sincera? Difficile dirlo. «Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso combattere per i diritti delle donne diventa sinonimo di odiare gli uomini. Il femminismo è la teoria dell’uguaglianza politica, economica e sociale dei sessi», ha detto Emma Watson.

Forse la difficoltà viene dal suffisso di femminismo, tutti gli ismi sono pericolosi in quanto si basano non su un’attenta disamina della realtà bensì su petizioni di principio, non dimostrate. In questo caso l’errore più grave potrebbe essere quello di considerare uomini e donne uguali, perché non lo sono. Pari diritti, pari dignità, sì. Confusione e appiattimento delle peculiarità no, sarebbe un impoverimento, a volte perpetrato con la violenza. Ricordo la sofferenza di una mia collega, la quale aveva la grande aspirazione di fare la mamma, di essere una casalinga. Ma le amiche la tormentavano, dicendole che se avesse messo in secondo piano i suoi studi di architettura non si sarebbe “realizzata”. «Le mie ricerche più recenti mi hanno dimostrato che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne – afferma la Watson –  si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare, [io] sono tra le schiere di donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive, isolanti e anti-uomini, persino non attraenti. Perché è diventata una parola tanto scomoda?». Può darsi che ci sia davvero un femminismo arrabbiato che ottiene l’effetto opposto. Molto meglio le dichiarazioni della mamma di lei nel film “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, diretto nel 2002 da Joel Zwick. A un certo punto della storia, basata sulle vicende reali vissute dall’attrice che interpreta la protagonista in una famiglia molto tradizionale, la madre spiega al papà che non si faccia illusioni, perché è la moglie che comanda davvero in casa.

«Nel 1997, Hilary Clinton fece un famoso discorso a Pechino sui diritti delle donne, diceva Emma Watson nel suo discorso. Tristemente, molte delle cose che voleva cambiare allora, sono ancora vere oggi. Ma quello che mi ha colpito di più, è che meno del 30 per cento del pubblico era composto da uomini. Come possiamo influire sul cambiamento nel mondo quando solo la metà di esso è invitato o si sente benvenuto a partecipare alla conversazione?. «Uomini. Vorrei cogliere quest’occasione per estendervi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a questo momento, ho visto il ruolo di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno virili, o meno uomini. Infatti, nel Regno Unito il suicidio è la prima causa di morte degli uomini tra i 20 e i 49 anni, eclissando incidenti stradali, cancro e malattie cardiache. Ho visto uomini resi fragili ed insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile. Neanche gli uomini beneficiano dei diritti della parità di genere. Non parliamo molto spesso di come gli uomini siano imprigionati dagli stereotipi di genere, ma riesco a vedere che lo sono. E quando ne saranno liberati, come conseguenza naturale le cose cambieranno anche per le donne. Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono controllare, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti».

Questa parte del discorso sulle relazioni tra donna e uomo fa risuonare corde molto profonde. È una questione antropologica, bisogna riscoprire le ricchezze delle differenze di natura tra uomo e donna. Non cancellarle. Il genio femminile è un patrimonio inestimabile per la bellezza di una società armoniosa. Ogni creatura umana è un’opera d’arte. Ogni donna, nel rispondere alla propria vocazione esistenziale, che può essere quella di sposa, quella di madre, quella di professionista nei più svariati settori dell’attività umana, perfeziona quel capolavoro che ella è in potenza, sin dall’istante del suo concepimento.

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